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domenica 20 ottobre 2019
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Disabill Kill, un manuale per imparare a sorridere della disabilità

Può un evento drammatico, una condizione delicata, diventare oggetto di satira? Evidentemente dipende dalla capacità di assorbire gli eventi della vita e trasformarli in un momento di ironia. Anzi, di autoironia. fumettoPerché oggetto di satira in questo caso è la disabilità, propria e degli altri. La vita in sedia a rotelle, tesa a superare gli ostacoli posti dalle barriere architettoniche, quelle degli autistici, dei non vedenti, dei sordi diventano vignette, fumetti, storie e personaggi che raccontano cose qualcosa di nuovo o meno nuovo sulla disabilità con un linguaggio diverso. E, in un caso specifico, raccontano soprattutto la storia di un uomo che è riuscito a fare della propria condizione un’occasione per iniziare una nuova vita.

Tullio Boi è autore, insieme Pietro Vanessi, di “Disabill Kill – Sorridere nella disabilità dalla A alla Z”, un libro di satira dedicato al mondo della disabilità. Un progetto nato dall’incontro tra due vignettisti che si rincorrono lungo le pagine del libro. Uno sulle proprie gambe, l’altro sulle ruote della sua sedia. Punti di vista diversi, intervallati a loro volta dai contributi di numerosi altri autori, che nel libro si fondono per raccontare «in modo semiserio, ma a volte profondamente serio, l’esperienza di convivere con la disabilità. Senza drammi ma col sorriso».

Tullio Boi, ingegnere sardo, è in sedia a rotelle da circa 15 anni. Ma il tratto che più lo caratterizza è il senso dell’humor. Lo abbiamo incontrato nel corso di una presentazione a Milano, moderata dal giornalista di Corriere della Sera Giovanni Angeli, dove tra una battutaccia e un’altra ha raccontato qualcosa della sua storia. Soprattutto del suo rapporto con la disabilità, che lui concepisce «solo come uno dei tanti episodi della mia vita». Qualcosa, insomma, da poter trattare «con l’ironia pungente delle vignette e l’esperienza propositiva di voler affrontare e risolvere i problemi».

Con la sua mucca “carrozzata” (in sedia a rotelle), Boi con Vanessi racconta la disabilità cercando di intercettare un pubblico eterogeneo. Coloro soprattutto che con la disabilità non hanno mai avuto a che fare, per cercare con un linguaggio semplice e immediato di trasmettere messaggi, impressioni, dubbi. E di regalare soprattutto un sorriso.

«Ci vuole un grande sforzo di fantasia per continuare a vivere in una situazione di continuo disagio come quella che vive un disabile. Un disagio lento, continuo, come la goccia d’acqua sulla testa del torturato, qualcosa che non ti abbandona mai del tutto. Ci vuole fantasia e un briciolo di follia per saper tramutare in opportunità certe menomazioni, certe sensazioni che puoi solo immaginare. Ci vuole fantasia, follia e tanta incoscienza per continuare a dire ma sì, chi se ne frega, è andata così e amen!».

Del resto «credo che le persone che non riescono a sorridere siano molto più disabili di coloro che stanno in carrozzina».

Un approccio positivo alla disabilità così come alla vita da cui forse bisognerebbe prendere esempio. E che diventa in qualche modo buona comunicazione.

Fonte: corriere.it

(l.v. / c.a. )

 


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 13 Ottobre 2016
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