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martedì 30 novembre 2021
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Infanzia, adolescenza e disabilità

Assenza di dati statistici relativi alla fascia di età tra 0 e 5 anni, differenze territoriali nell’accesso e nella qualità dei servizi rivolti alla disabilità, mancanza di indicatori per monitorareinfanzia i processi di valutazione e progettazione educativa individualizzata, oltreché carenze sui percorsi formativi che dovrebbero condurre al lavoro dopo la scuola: sono questi i dati principali riguardanti i minori con disabilità, che emergono dal “9° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC) in Italia”

Come ampiamente riferito anche su queste pagine, l’8 giugno scorso è stato presentato a Roma il 9° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC) in Italia, 2015-2016, curato annualmente dal Gruppo CRC [se ne legga nel box in calce, N.d.R.].

Il documento dedica ai minori con disabilità due paragrafi in particolare, uno sul diritto alla salute e l’altro sull’inclusione scolastica e tuttavia, altri riferimenti alla disabilità si trovano trasversalmente anche rispetto ad altre tematiche, quali ad esempio l’accesso ai media o l’attività sportiva.

In continuità con le precedenti edizioni, il Rapporto denuncia l’assenza di dati statistici relativi alla fascia d’età tra 0 e 5 anni: ad oggi, infatti, non esiste ancora nel nostro Paese un dato certo sul numero di bambini e bambine con disabilità che fotografi la situazione prima dell’ingresso nella scuola dell’obbligo, aspetto, questo, che viene ritenuto particolarmente grave, in quanto direttamente collegato alle politiche e agli interventi precoci: dalla diagnosi alla riabilitazione tempestiva.

Inoltre, viene evidenziato come non esistano dati aggiornati e/o disaggregati per i minori con disabilità rispetto ad alcuni àmbiti di particolare rischio, quali l’impoverimento, le adozioni e gli affidamenti, i maltrattamenti e gli abusi.

Il documento ribadisce poi l’esistenza di differenze territoriali nell’accesso e nella qualità dei servizi rivolti alla disabilità, conferma la mancanza di politiche di inclusione che investano l’età adolescenziale dopo la scuola dell’obbligo e sottolinea la discontinuità dei percorsi di presa in carico nel passaggio dalla minore età alla vita adulta.

Per quanto poi riguarda il diritto allo studio, tra le altre cose si lamenta la mancanza di indicatori per monitorare la tempestività dei processi di valutazione e progettazione educativa individualizzata e l’accesso ai percorsi formativi, e al lavoro dopo la scuola, degli alunni con disabilità. Si denunciano inoltre le carenze nelle ore di sostegno, ma anche nell’erogazione dei servizi di supporto all’autonomia e alla socializzazione.

Infine, le barriere architettoniche: dai dati dell’Anagrafe Nazionale dell’Edilizia Scolastica, prodotti nel mese di agosto del 2015, risulta che il 71% delle scuole si è dotato di accorgimenti per il superamento degli ostacoli, mentre il 29% ne è ancora privo.

Tali accorgimenti riguardano nel 78% dei casi la presenza di rampe all’accesso, nel 74% l’ampiezza delle porte, nel 70% la presenza di almeno un servizio igienico accessibile.

E ancora, il 54% degli istituti ha provveduto alla rimozione delle barriere nei percorsi interni all’edificio, mentre il 46% dispone di percorsi esterni accessibili, il 33% possiede ascensori, il 15% è provvisto di servoscala e/o piattaforma elevatrice.

Tra le Regioni più virtuose si segnalano la Valle d’Aosta, il Piemonte, il Friuli Venezia Giulia, l’Abruzzo e la Lombardia, tra quelle invece con meno accorgimenti per il superamento delle barriere, la Calabria, la Sicilia e la Campania.

di Daniela Bucci*

Fonte: superando

(m.j.p. / c.a.)

 


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 28 Giugno 2016
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