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venerdì 18 ottobre 2019
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Ue: decine di miliardi in fumo per non avere una legge anti discriminazione

Uno studio stilato da diverse Ong stima i costi dovuti alla mancanza di una direttiva europea orizzontale contro la discriminazione. logo UELe cifre maggiori per persone Lgbt e disabili e impatto negativo per il Pil dell’Unione. Mentre i cittadini Ue si dicono a favore di una legge comune.

BRUXELLES – La Germania è riuscita a bloccare per oltre sei anni l’adozione di una direttiva europea che protegga i cittadini dalla discriminazione in ogni ambito (escluso quello lavorativo, per cui una direttiva già c’è). La Confindustria tedesca aveva stimato, nel 2009, che il costo in termini di onere burocratico per l’entrata in vigore di tale direttiva in Germania sarebbe stato di 1,73 miliardi di euro, sebbene questa cifra fosse poi stata sbugiardata da uno studio dell’organismo per la parità di trattamento di Berlino.

Ma quali sono i costi del non fare niente, cioè di mantenere lo status quo senza approvare una legge che copra tutti i tipi di discriminazione in maniera trasversale?

In una valutazione di impatto interna prodotta nel 2013 da un gruppo di lavoro di diverse ong che si occupano di antidiscriminazione, si prova a fare delle stime. Anche se il documento sottolinea come per alcuni fattori i costi siano difficilmente prevedibili, i numeri che emergono dal non avere una legge europea che permetta di allineare gli standard differenti presenti a livello di singoli paesi sono considerevoli. Facciamo solo qualche esempio.

Persone Lgbt e disabili: quanto costa essere discriminati

Per quanto riguarda le persone Lgbt, i problemi fisici e psicologici che molti di essi sperimentano a scuola o più in generale durante l’iter educativo ridurrebbero la loro capacità di guadagno del 14,3%, ovvero 3.584 euro all’anno per persona o 452 milioni di Euro a livello di Ue. Inoltre, il maggior rischio di abbandono scolastico sperimentato da lesbiche, omosessuali, transessuali e intersex provocherebbe una perdita di salario annua media di 10.706 euro per individuo o 173 milioni di euro in tutta Europa. Il che porterebbe a una mancata crescita del Pil in Ue di 872 milioni di euro, con anche significativamente minori entrate per il fisco degli Stati membri.

Ma la situazione è ancora più grave se si prende la relazione fra persone con disabilità e istruzione: qui la perdita di salario netto nell’Ue a 25 (quindi senza Bulgaria, Romania e Croazia) sarebbe di 28 miliardi di euro all’anno, e la perdita di Pil di 40,3 miliardi. Inoltre sarebbe di 12,3 miliardi di euro il risparmio netto in indennità, pensioni e altri benefici che vengono dati ai disabili che non raggiungono un alto livello di istruzione. E se ciò non bastasse, le compagnie di assicurazioni, secondo questa valutazione di impatto, perderebbero 6,45 miliardi di Euro all’anno in premi assicurativi e contratti perché si rifiutano spesso di stipulare polizze per persone con certi tipi di disabilità gravi.

Cambiare casa per non essere insultati

Tornando a gay e lesbiche, si calcola che in tutta l’Ue essi spendano una media di 4,1 miliardi di euro in più all’anno per permettersi di abitare in zone dove non vengano insultati o attaccatiper il proprio orientamento sessuale. E la spesa sociale per la mancata reversibilità per le coppie omosessuali è stimata a 2,5 miliardi di Euro all’anno.

Per quanto riguarda le conseguenze sui guadagni dovute a discriminazione nell’accesso ai sistemi sanitari, per le persone Lgbt le stime parlano di 466 milioni di euro in meno all’anno, con una mancata crescita di Pil di 632 milioni di euro per ridotta aspettativa di vita. Per i disabili, invece, la perdita di guadagno netta per discriminazioni subite a livello di accesso ai servizi sanitari sarebbe di 599 milioni di euro ogni anno, con una perdita di Pil di 812 milioni di euro.

Una legge che quasi tutti gli europei vogliono

In una consultazione svolta dal gruppo di ong, si mostra inoltre come i cittadini europei vogliano che si agisca contro le discriminazioni: nove intervistati su dieci, infatti, hanno detto di sentire il bisogno di standard uniformi a livello europeo per la lotta alla discriminazione, e il 91% di chi ha risposto al sondaggio si è detto in favore di spendere denaro pubblico per combattere ogni forma di discriminazione.

Inoltre, il 35% degli intervistati ha dichiarato di aver sofferto una forma di discriminazione per quanto riguarda l’istruzione, la previdenza sociale o l’accesso ai sistemi sanitari per ragioni di età, disabilità, religione o orientamento sessuale. Un intervistato su cinque ha detto di essere stato discriminato per quanto riguarda l’accesso a beni, servizi o alloggio e il 69% dichiara che il fatto che non ci sia una legge comune in tutta Europa per quanto riguarda la discriminazione lo scoraggia dall’andare a vivere o a lavorare in un altro paese.

Infine, il documento sottolinea come sia più comune portare in tribunale alcuni tipi di discriminazione piuttosto che altri: per esempio, è molto più probabile che la perdita di un impiego per condotta discriminatoria da parte del datore di lavoro sia denunciata, rispetto al denunciare una discriminazione subita in un bar o in un ristorante.

Fonte: redattoresociale

(n.s./c.a.)

 

 

 


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 25 Novembre 2014
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