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martedì 28 gennaio 2020
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Dove le favole aiutano i bimbi malati a ritrovare il sorriso

Judith ride ma non si vede. Ha una mascherina bianca che le protegge tutto il viso, e così a parlare ci pensano i suoi occhietti castani. Lei è una bambina ricoverata nel reparto di oncologia dell’ospedale Regina Margherita, che come tanti altri bimbi è stata spettatrice del progetto «Nella pancia della balena». Per tutto il mese di novembre e fino a gennaio 2014, l’associazione TO.b insieme alla Regione Piemonte e alla Fondazione CRT organizza dei laboratori d’arte, musica, lettura e teatro per i bambini ricoverati al Regina Margherita. E l’assessore alla cultura del Piemonte Michele Coppola pensa già di prolungare l’iniziativa per tutto l’anno prossimo.

Ogni settimana

In sei appuntamenti settimanali degli artisti professionisti torinesi portano burattini, favole e fisarmoniche nelle corsie del Regina Margherita. Si travestono, giocano, raccontano. L’obiettivo è far respirare ai bambini e ai genitori un po’ di leggerezza. Regalare spensieratezza. «Vogliamo creare distrazione -, dice Carola Inardi, presidente dell’associazione TO.b -, far sì che i bambini deviino l’attenzione su qualcosa che non è la loro malattia, che lascino spazio all’immaginazione». E un buon modo per farlo è rapirli nelle avventure di «Pinocchio» e della «Bella addormentata nel bosco», farli appassionare di musica e di pittura.

A partecipare al progetto ci sono bambini in dialisi, malati di leucemia, ricoverati nei reparti di cardiochirurgia o pediatria d’urgenza. E ci sono bambini che si animano così tanto che vorrebbero partecipare alla recita e saltare giù dal letto, se non avessero la flebo. Mentre altri se ne stanno accovacciati sopra le coperte, guardano lo spettacolo, non dicono nulla. «Pinocchio lo conosco, ho a casa il cd: è bellissimo», dice Nicolò, mentre continua le battute che conosce a memoria del burattino di Collodi che l’attrice Stefania Ventura fa muovere davanti a lui. Samuele invece il libro non lo conosce, così ascolta la storia e qualche volta sorride.

I bambini e le parole

Qualcuno è più diffidente, come Giulia, che mentre gli attori raccontano dell’amore di Aurora e del principe Filippo, lei disegna. Poi con la coda dell’occhio sbircia un po’, guarda un’altra volta, scoppia a ridere e allora capisce che forse non è una cattiva idea guardare lo spettacolo con tutti e due gli occhi. Al piano di sopra Kris, 5 anni, non ha voluto ascoltare nulla. Quando l’attrice è entrata, lui si è coperto la faccia con la mano, è rimasto coricato con un biscotto in bocca e ha ripetuto un paio di no. «Sì è appena svegliato dall’anestesia – sorride il padre -, è molto stanco».

La forza della famiglia

I genitori di questi bambini non mollano mai, vivono notte e giorno con i figli, fanno i turni coi nonni, qualcuno perde anche il lavoro. È un mondo parallelo quello in cui vivono queste famiglie, un mondo ovattato, silenzioso, dove il tempo trascorre lento e pesante. Come nella pancia di una balena. «L’ospedale aveva bisogno di iniziative come questa – dice Antonio Urbino, primario del reparto di Pediatria d’Urgenza del Regina Margherita -, è senza dubbio un aiuto alla loro guarigione, una cura alla tristezza». Arianna, per esempio, quando è iniziata la recita con Pinocchio, stava attenta a non lasciar cadere il suo fazzoletto bianco dalla testa. A metà spettacolo se l’è tolto, e di farsi vedere senza capelli non si vergognava più.

Fonte: lastampa.it

(g.m.)


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 18 Novembre 2013
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