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martedì 28 gennaio 2020
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Stranieri disabili: INPS sotto accusa

In Senato interrogazione ai ministri Kyenge e Giovannini: da tempo la Corte Costituzionale ha sancito che per pensioni e indennità non serve il permesso di soggiorno di lungo periodo, ma l’Inps non si adegua.

La Corte Costituzionale ha cambiato le carte in tavola ormai quattro anni fa e continua a confermarlo anno dopo anno, ma l’Inps non ha ancora cambiato strada e continua a dare le sue prestazioni assistenziali (pensioni, indennità di accompagnamento) solamente a quei cittadini stranieri invalidi o disabili che sono in possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo. Una scelta però che discrimina tutti gli altri e che l‘Asgi, come pure la onlus “Avvocati per niente”, continuano a denunciare. Ora arriva in Parlamento anche un’interrogazione urgente ai ministri per l’Integrazione Kyenge e del Lavoro e delle politiche sociali Giovannini. A presentarla, nei giorni scorsi, un gruppo di senatori appartenenti ai gruppi di Pd, Scelta Civica, M5S e Sel, guidati dalla senatrice Puppato (Pd).

Il tema è appunto quello della “grave pratica discriminatoria in materia di accesso alle prestazioni assistenziali posta in essere dall’Inps nei confronti di cittadini stranieri invalidi o portatori di handicap, aventi i requisiti di legge per conseguire la pensione di inabilità di cui al decreto-legge n. 5 del 1971, convertito dalla legge n. 118 del 1971, l’indennità di accompagnamento di cui alla legge n. 18 del 1980, l’indennità di frequenza di cui alla legge n. 289 del 1990 ed altre previdenze analoghe per persone sorde, cieche, ecc.”. Nel testo dell’interrogazione si sottolinea come l’Inps continui, infatti, a circoscrivere la possibilità di conseguire tali previdenze alla titolarità di un permesso di soggiorno di lungo periodo, richiamando quanto disposto dall’art. 80, comma 19, della legge finanziaria n. 388 del 2000 che, modificando la previsione di cui all’art. 41 del decreto legislativo n. 286 del 1998, testo unico sull’immigrazione, aveva stabilito il requisito della carta di soggiorno come condizione di accesso alle prestazioni di assistenza sociale aventi natura di diritto soggettivo.

I firmatari ricordano che tale limitazione è stata da tempo eliminata dall’ordinamento a seguito dell’intervento della Corte costituzionale, che con le sentenze n. 306 del 2008, n. 187 del 2010 e n. 329 del 2011, e da ultimo, la numero 40 del 2013, ne ha sancito l’illegittimità ravvisando la violazione del principio di non discriminazione di cui all’art. 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, nonché del principio costituzionale di uguaglianza di cui all’art. 3.

Il testo dell’interrogazione ricorda, inoltre, come una recentissima ordinanza del tribunale di Pavia del 12 luglio 2013, in accoglimento di un ricorso anti-discriminazione presentato da una cittadina salvadoregna in rappresentanza del figlio disabile e da Asgi e Avvocati per niente onlus, ha riconosciuto il carattere discriminatorio posto in essere dall’Inps nel continuare a non dare effettiva attuazione alla sentenza della Corte costituzionale n. 329 del 2011 ed ha ordinato all’Inps di modificare le indicazioni inserite sul sito internet istituzionale in ordine ai requisiti di accesso alle indennità. Difatti, nelle schede informative pubblicate sul proprio sito internet, l’Inps continua ad indicare che il titolo di lungo soggiorno è condizione per accedere alle provvidenze, senza citare in alcun modo le sentenze della Corte Costituzionale che l’hanno dichiarato illegittimo e dunque l’hanno abrogato.

I senatori firmatari ritengono inaccettabile tale comportamento dell’Inps, il quale, a distanza di più di quattro anni dalla prima sentenza della Corte Costituzionale, continua a negare i trattamenti assistenziali agli stranieri che, pur risiedendo stabilmente in Italia, non siano titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo, costringendo i medesimi a procedure di ricorso, nel migliore dei casi in via amministrativa, ovvero in via giudiziaria, con conseguente tempistica dell’accesso alle prestazioni incompatibile con le esigenze di vita e di tutela dei ricorrenti e delle loro famiglie. I firmatari chiedono dunque ai ministri Kyenge e Giovannini se non ritengano opportuno e necessario attivarsi, per quanto di competenza e in attuazione della giurisprudenza costituzionale, per una rapida e definitiva risoluzione della problematica.

Fonte: superabile.it

(m.p.)


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 29 Luglio 2013
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