Informa disAbile

martedì 22 settembre 2020
archivio notizie
Categorie

Terzo Settore: dall’efficenza alla produttività?

Italiani brava gente, si sa. Ma c’è la crisi, si sa anche questo, e con essa arrivano i tagli e le consuete polemiche sulla produttività. Il Terzo Settore non può che essere il primo “apparato” nel quale si manifestano le contraddizioni in maniera più esplicita, generando un dibattito interno destinato a lasciare la sua impronta.Un articolo provocatorio apparso sul blog Huffington Post, e rilanciato dal periodico Vita, ipotizza un possibile fallimento di questa importante sezione della nostra società, sottolineando la necessità di cambiamento.

bivioCollocato tra Stato e Mercato, il Terzo Settore è, per definizione, quell’insieme di soggetti privati che svolgono una funzione pubblica, concretizzata in beni o servizi. Presente in tutti gli stati europei, si struttura su diversi modelli, che rispecchiano le caratteristiche sociali del paese di appartenenza. In Italia, ad esempio, si può notare una ricca presenza di imprese cooperative e associazioni di volontariato, le quali faticano a trovare un riconoscimento all’interno del sistema produttivo nazionale, anche a causa della varietà dei soggetti riuniti in questa categoria.

Il problema, come in ogni economia di mercato, inizia quando si affronta la questione dei finanziamenti

Il Prof. Zamagni, presidente dell’Agenzia del Terzo Settore, evidenzia in un articolo due scuole di pensiero che influenzano le politiche relative all’argomento. La prima fa leva sulla necessità di reperire risorse da ridistribuire, la seconda, invece, considera il welfare come una struttura necessaria per creare condizioni favorevoli allo sviluppo.

Nonostante la situazione attuale, gli italiani continuano ad effettuare donazioni, soprattutto con il 5 X 1000, e la figura del fundraiser ha assunto una tale importanza da essere assorbita anche in altri ambiti. Il modello, tuttavia, deve subire una trasformazione, in quanto sembra non poter essere sostenibile sul lungo periodo.

Una corrente di pensiero vede il futuro Terzo Settore Produttivo, ossia una struttura in grado di generare risorse oltre che drenarle dai primi due, ma che non perde la sua identità “mutualistica”. Sempre Zamagni arriva ad ipotizzare una borsa solidale, all’interno delle quali verrebbero quotate le cooperative, lo stabilimento di parametri di efficacia e, come presupposto giuridico, un cambiamento del Libro I/ Titolo II del codice civile.

Si delinea dunque un circolo virtuoso di risorse interno al sistema, aumentando il suo grado di autonomia nei confronti di altre strutture della società.

La sfida della trasformazione è il mantenimento della vocazione iniziale, promuovere e rafforzare i legami solidali all’interno della comunità, senza sacrificarlo all’innovazione. Le misure di austerity, i decreti sviluppo e la spending review pongono interrogativi che, rielaborati grazie alla dialettica interna, possono dare vita a miglioramenti, ma occorre sempre considerare che il Terzo Settore opera in un contesto economico basato sulla concorrenza. La creazione di un modello produttivo diverso dalla pura impresa capitalistica votata al profitto, dunque, dovrà ritagliarsi uno spazio a fatica.

Solo un arco di tempo sufficientemente lungo potrà offrire un giudizio sull’operato del sociale in questo periodo storico, per il momento si può sperare della dinamicità con cui esso sta affrontando questo cambiamento storico.

Per InformadisAbile Fabrizio Ravicchio


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 29 Agosto 2012
Torna su