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martedì 28 gennaio 2020
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Disabili mentali, ora assicurarsi si può

Anche i disabili mentali potranno stipulare una polizza d’assicurazione contro il rischio infortuni o malattia, ipotesi finora non contemplata dalle “Condizioni generali” stabilite dalle compagnie. Che infatti saranno modificate. Lo prevede un accordo raggiunto martedì nella sede romana dell’Isvap (l’Istituto di vigilanza delle assicurazioni private) e sottoscritto dallo stesso Istituto, dall’Ania (Associazione delle imprese assicuratrici), da Progetto Itaca, onlus che opera al fianco delle famiglie dei disabili e dall’Unasam (l’Unione nazionale delle associazioni per la salute mentale). Un’intesa finora soltanto verbale ma che presto diventerà ufficiale, che mette la parola fine alla discriminazione di una fascia sociale fra le più deboli, traguardo raggiunto anche a seguito della campagna alla quale Avvenire aveva dato spazio e sostegno lo scorso febbraio.

logo infortuniDopo anni di petizioni, raccolte di firme e iniziative di sensibilizzazione, le famiglie dei disabili mentali, che in Italia sono circa 2 milioni (si va dalle dalle forme più leggere alle patologie gravi come schizofrenia, depressione maggiore, disturbo borderline di personalità e disturbo bipolare), sono finalmente riuscite ad ottenere un documento che recepisce le direttive della legge 18 del 3 marzo 2009, che a sua volta ratifica la “Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità”, sottoscritta dal nostro Paese il 30 marzo 2007. Nella Convenzione, i cui firmatari si impegnano ad eliminare dalle legislazioni nazionali qualsiasi discriminazione delle persone con disabilità, all’articolo 25 si fa espresso riferimento al settore delle assicurazioni, vietando «le discriminazioni delle persone con disabilità, le quali devono poter ottenere, a condizioni eque e ragionevoli, un’assicurazione malattia e, nei Paesi nei quali sia consentito dalla legislazione nazionale, un’assicurazione sulla vita».

Finora, questi erano rimasti soltanto degli auspici, almeno per i disabili mentali, che difatti non erano mai riusciti a farsi assicurare contro gli infortuni o per sottoporsi a cure ospedaliere. Da martedì, invece, le famiglie possono avvalersi di un parere dell’ufficio legale di Ania che riconosce non conforme alla legge l’esclusione dei disabili mentali dalla possibilità di sottoscrivere un contratto di assicurazione.

L’iter burocratico della vicenda ora prevede che l’Isvap comunichi all’Ania, tramite un’apposita direttiva, l’illegittimità dell’esclusione dei disabili mentali, operazione che si dovrebbe concludere entro un mese. Subito dopo, l’Ania informerà le compagnie che, appunto, saranno tenute a modificare il testo delle “Condizioni generali” per eliminare i riferimenti ai disabili mentali reputati discriminanti e non conformi alla legge. Con la fine dell’estate, dovrebbe essere possibile stipulare i primi contratti.

A questo proposito, nel suo parere l’ufficio legale dell’Ania scrive che le compagnie non sono autorizzate ad applicare condizioni diverse ai disabili mentali rispetto agli altri clienti, se non in presenza di specifiche statistiche che attestino una più alta incidenza di infortuni o malattie. Questi dati, però, non esistono proprio perché i disabili mentali non hanno mai potuto essere assicurati contro infortuni o malattie.

A supporto della propria battaglia, le associazioni delle famiglie dei disabili mentali hanno prodotto anche una serie di pareri scientifici di medici e psichiatri, tutti tendenti a confermare che il malato mentale non è maggiormente soggetto a infortuni rispetto al resto della popolazione. Ictus, cancro e malattie infettive, riferisce in proposito il professor Luigi Benevelli, psichiatra e storico della psichiatria, con oltre quarant’anni di esperienza accanto ai malati, «colpiscono le persone con disturbi mentali quanto e come il resto della popolazione», aggiungendo che «è del tutto doveroso e necessario che anche le persone con disturbo mentale grave possano garantirsi la copertura del rischio infortuni e delle patologie somatiche intercorrenti».

Sostegno «convinto» alla posizione delle famiglie è stato espresso anche dal professor Carlo Altamura, direttore della Clinica psichiatrica dell’Università di Milano e del Dipartimento di Salute mentale dell’Ospedale Maggiore Policlinico.

fonte: avvenire.it

(s.c/r.f)


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 22 Giugno 2012
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