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domenica 19 agosto 2018

Non vedenti: anzianità contributiva

Mio marito è non vedente e al momento ha 11 anni lavorativi presso l’amministrazione pubblica. Per la pensione anticipata che gli spetta dovrò fare una domanda precisa? Se si quando? Grazie. (Lettera firmata)Risposta

Precisiamo che i dati forniti sono insufficienti per dare una risposta esaustiva. Infatti non è riportato con esattezza l’ente presso cui il soggetto privo di vista presta la sua attività lavorativa.

Nel dubbio che si trattasse di soggetto con obbligo di iscrizione all’INPDAP, ci siamo rivolti ai funzionari di tale ente per conoscere le norme che presso di loro regolano il pensionamento per tale specifica fattispecie.

I colleghi dell’INPDAP hanno chiarito che, a partire dall’entrata in vigore della legge 449/97, i lavoratori privi di vista hanno i medesimi requisiti di contribuzione e di età previsti per la generalità dei lavoratori. Possono solo ottenere la maggiorazione dell’anzianità contributiva, prevista dalle leggi n. 113/1985 e n. 120/1991, pari a 4 mesi per ogni anno di attività svolta.

Tale maggiorazione è riconosciuta anche per gli iscritti all’INPS, ma presso il nostro ente operano anche disposizioni legislative che riducono i requisiti previsti per il pensionamento di vecchiaia.

Infatti, la legge n. 218/52 prevede per i ciechi lavoratori di ambo i sessi i seguenti requisiti per l’ottenimento della pensione di vecchiaia nel fondo pensioni lavoratori dipendenti:

  • 10 anni di assicurazione e contribuzione
  • 55 anni di età per gli uomini e 50 anni di età per le donne.

Il D.Lgs. n. 503/92 , recante norme per il riordinamento del sistema previdenziale, ha previsto che per i lavoratori in parola i requisiti di assicurazione e contribuzione rimangono fissati in 10 anni.

Inoltre ha confermato i limiti ridotti di età, previsti dalla citata legge n. 218 per i lavoratori non vedenti che siano tali dalla nascita o da data anteriore all’inizio dell’assicurazione o che comunque possano far valere almeno 10 anni di assicurazione e contribuzione dopo l’insorgenza dello stato di cecità.

Detti limiti sono pari a:

  • 55 anni per gli uomini e 50 per le donne, per le pensioni a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti
  • 60 anni per gli uomini e 55 per le donne, per le pensioni a carico delle gestioni dei lavoratori autonomi.

Per i lavoratori non vedenti che non si trovino nelle anzidette condizioni , i requisiti per il pensionamento di vecchiaia sono i seguenti:

  • 15 anni di assicurazione e contribuzione
  • 60 anni per gli uomini e 55 per le donne, per le pensioni a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti
  • 65 anni per gli uomini e 60 per le donne, per le pensioni a carico delle gestioni dei lavoratori autonomi.

Nel caso segnalato, ipotizzando trattarsi di soggetto iscritto all’INPS e per il quale lo stato di cecità fosse insorto prima o subito dopo l’inizio dell’attività lavorativa, sarebbero già soddisfatti i requisiti di assicurazione e contribuzione richiesti per la pensione di vecchiaia.

Il soggetto potrebbe pertanto richiedere (è necessaria la domanda) la pensione al compimento del 55esimo anno di età, a patto che cessi l’attività di lavoro dipendente.

Se invece si tratta di soggetto iscritto all’INPDAP, è opportuno che si rechi presso il suo ente per le delucidazioni del caso.

Maggio 2007


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 19 marzo 2012
 
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