La prima volta siamo tutti disabili: Sensuability racconta la sessualità

La prima volta siamo tutti disabili. Lo slogan è forte, ma stimola alla riflessione sugli stereotipi sulla sessualità e sulla disabilità, anche – perché no?- producendo una risata. Questa è la filosofia del progetto Sensuability, nato due anni fa dalle riflessioni di Armanda Salvucci e dalla voglia di parlare in prima persona di sessualità, andando oltre la divisione, spesso portatrice di stereotipi, tra sessualità e “sessualità delle persone con disabilità”. Tenerezza, affettività, a-sessualità, pena, pregiudizio: tutto tranne che di sessualità piena si parla quando vi si accosta la disabilità.

Abbiamo intervistato Armanda, la fondatrice del progetto. «Principalmente – ci spiega – il progetto prevede la creazione di un “mockumentary”, ovvero di un film-documentario “illusorio” che mostra una realtà per tutto lo sviluppo della storia, ma che alla fine si rivela non-reale, nonostante porti al convincimento. Una sorta di “presa in giro” per lo spettatore che, con questa forma di prodotto mediatico, si trova costretto a riflettere su quanto ha visto». L’ironia impernia il progetto in toto, ma anche la stimolante e ricca chiacchierata che ci ha concesso Armanda.

«Pensavo e facevo riflessioni sul tema della sessualità da tempo. In Italia se ne parla male: per le persone disabili sembra esserci spazio solo per la tenerezza e soprattutto solo per un’ affettività, quasi esclusivamente asessuata». Per questo Armanda, formatrice ed esperta di comunicazione e fundraising, ha deciso di lavorare in prima persona per una nuova e più realistica rappresentazione della sessualità e della disabilità.

«La sessualità riguarda tutti e tutte, ma ci sono grossi buchi di conoscenze e consapevolezze, e ci sono molte cose di cui non si parla. Non si parla dell’inaccessibilità della sessualità, del fatto che siamo tutti così pieni di stereotipi e di pregiudizi da far credere che la sessualità sia solo quella che ci mostra la pornografia, e che sia permessa solo a quei corpi che rispondono agli standard estetici e “abilisti”».

Al di là delle rappresentazioni che riguardano la sessualità, la disabilità nel suo complesso non viene rappresentata realisticamente: «Se si ha una disabilità non si è speciali, né super-eroi, né vittime, come invece veniamo spesso rappresentati: così facendo si sublima la disabilità. E sublimarla, a mio avviso, serve solo a “detonarla”: per quanto riguarda la sessualità, ad esempio, è più facile vedere le persone con disabilità come meritevoli di tenerezza e basta. Infatti si ha meno paura di una persona con disabilità se vista come “a-sessuale” e “a-sessuata”, perché se io “normodotato” penso che tu abbia voglie, bisogni e attrazioni sessuali…diventi difficile da gestire! E magari diventa possibile che io possa provare attrazione per te. E questo può spaventare».

Secondo Armanda, allargando il pensiero e considerando la sessualità di una donna o di un uomo con disabilità diversamente da come si fa attualmente, si inizia a contemplare l’idea che questa persona possa entrare anche in competizione, non solo sul piano relazionale e sessuale: «E se questa persona con disabilità è stronzo/a? Competitivo/a? Come lo/la gestisco?».

Relazioni, amore, sessualità: tutto è collegato. E anche in questo le barriere, seppur non sempre solo architettoniche, esistono e persistono: sono quelle che, secondo Armanda, non rendono accessibili alcune basilari aree dell’esistenza: «La società impone barriere dappertutto, e tra queste c’è l’impossibilità ad accedere alle dinamiche della sensualità e della relazionalità: a prescindere dalla disabilità, tutti dobbiamo avere le stesse opportunità nelle relazioni, poterci mettere in gioco, ricevere dei sì, dei no, dei rifiuti anche! E questo non significa che io ho il diritto di essere amata per forza, ho solo diritto alle stesse opportunità di accedere alle dinamiche relazionali che voglio».

L’obiettivo del progetto, spiega Armanda, è di parlare di sessualità. Il progetto infatti prevede anche un concorso per disegnatori e fumettisti, di cui potete leggere qui: “Sarebbe bello rappresentare un’altra disabilità, in tutti i linguaggi mediatici e figurativi possibili”. Il concorso si conclude il 12 gennaio, il 14 febbraio ci sarà la mostra a Roma dove saranno esposte le opere, con finalità esclusivamente di sensibilizzazione e per “muovere le acque”, dice Armanda: «Per proporre altre rappresentazioni, perché è fondamentale abbattere pregiudizi, stereotipi, paure collegate». Il concorso vede, in giuria, importanti artisti del mondo della settima arte: il Presidente è infatti Milo Manara, ma ci sono anche Fabio Magnasciutti, Frida Castelli, Stefania Infante; e sono arrivate anche tavole donate da Pietro Vanessi, Mauro Biani, Stefano Tartarotti, Cecilia Roda, Frad e Luca Modesti.

Il mockumentary inizierà ad essere girato la prossima primavera; Armanda ha scelto collaboratori di livello: Giovanni Lupi e Rollo Martins alla regia e Davide Mancori direttore della fotografia.

« Parleremo di disabilità, di sessualità e disabilità, di relazioni affettive e sessuali della disabilità fino a che non servirà più»: per Armanda l’inclusione completa arriverà quando queste distinzioni e i progetti come Sensuability non serviranno più. E questo succederà quando la sessualità e la sensualità saranno pienamente e realmente accessibili. Per arrivarci, dobbiamo tutti e tutte riflettere su come spesso, irrigidendoci su stereotipi e su pregiudizi, disabilitiamo la nostra sessualità, che è viva, vitale e valida, a prescindere dai corpi grazie a cui la mettiamo in pratica.

Volonwrite si augura di incontrare presto Armanda e lo staff di Sensuability, e intanto vi invita a seguire la pagina Facebook del progetto e sostenerlo.

Fonte: volonwrite.org