È dal dodici marzo che viviamo sotto assedio. Reclusi nelle nostre case e con poche ore d’aria a disposizione. Non è difficile, ma neanche così facile come descritto da qualcuno. Nuovi riti e nuovi ritmi si impongono. A noi trovarli.
Intanto le persone con disabilità fanno sempre più fatica a procurarsi il necessario. Io ho dovuto smettere la fisioterapia, che è essenziale per una persona tetraplegica come me, e sono senza badante. Se non ci fosse mia madre, che ha ottanta due anni, a preparare i pasti e riordinare la casa vivrei nell’immondizia. Intanto compaiono su quotidiani e settimanali lettere disperate di genitori, che non ce la fanno più a garantire livelli minimi di assistenza ai figli con disabilità gravi.

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Fonte: viaggi-in-carrozzina.blogautore.espresso.repubblica.it