E’ nato a Torino il primo gruppo di sostegno psicologico per persone con disabilità che si interrogano sulle tematiche dell’orientamento sessuale. Il primo incontro, condotto dallo psicoterapeuta Andrea Perdichizzi, è andato in scena sabato 26 ottobre alle ore 16.00 in Corso Unione Sovietica 220/D, ingresso accessibile Via San Marino 22.

Gli incontri si terranno sempre presso il Servizio di Sessualità e Disabilità del Comune di Torino, per due sabati al mese e sempre alle ore 16.00. Presto sarà disponibile il calendario degli incontri, con partecipazione gratuita e iscrizione obbligatoria. Questa la nostra intervista al dottor Perdichizzi, Psicoterapeuta e Sessuologo Clinico a Torino nonché amministratore della Pagina Facebook sulle tematiche psicologiche LGBT “Psicologi Indaco Torino”

Dott. Andrea Perdichizzi, come nasce l’esigenza di dar vita ad un gruppo di sostegno psicologico per persone disabili LGBT? Questo gruppo ha già un nome?

Ormai dal 2013 lavoro come psicologo, psicoterapeuta e sessuologo clinico del Servizio di “Disabilità e Sessualità” del Comune di Torino, in collaborazione con le Associazioni ADN (Associazione Diritti Negati) e UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), dove mi occupo soprattutto (ma non solo) della presa in carico di pazienti disabili LGBT. I percorsi clinici hanno portato all’emergere di tematiche spesso ricorrenti, frutto dell’intersezione di stigmi sociali che si sovrappongono causando fortissimo distress psicologico (omofobia interiorizzata, timore di perdere affetto e cure da parte dei caregiver in seguito al coming out, inserimento nella comunità LGBT, gestione delle relazioni interpersonali). Queste persone non si sentono discriminate “solo” in quanto disabili o omosessuali/bisessuali, ma nella maggior parte dei casi il disagio più forte nasce dalla difficoltà di entrare in contatto con altre persone disabili in quanto omosessuali o bisessuali, o di prendere parte alla vita comunitaria LGBT come persona disabile. Il fenomeno sociale e psicologico del minority stress è elevato a potenza. Da qui la mia idea di creare un gruppo di sostegno psicologico per queste persone, che incontrandosi regolarmente potranno avere la possibilità di uno spazio esclusivo e protetto dove potersi confrontare e lavorare sulle proprie emozioni, traendo (spero) il maggior beneficio per la propria qualità di vita.

Il Gruppo non ha ancora un nome, mi piacerebbe che sia il Gruppo stesso a deciderlo quindi Vi terremo aggiornati. Le attività inizieranno sabato 26 ottobre 2019, presso il Servizio di Sessualità e Disabilità del Comune di Torino, in Corso Unione Sovietica 220/D ingresso accessibile in Via San Marino 22 – 10134 TORINO. La partecipazione è gratuita. Le iscrizioni sono sempre aperte, l’accesso al Gruppo prevede un incontro conoscitivo preliminare con il professionista. Per maggiori informazioni o iscrizioni chiamare il numero 011.01128013 oppure scrivere all’indirizzo affettivitaesessualita@comune.torino.it.

Appurata questa più che probabile duplice discriminazione nei confronti delle persone LGBT con disabilità, perché spesso emarginate anche dalla loro stessa comunità, come fare ad abbattere simili muri?

Come dicevo prima, si tratta di un peso enorme da sostenere. Credo che i primi muri da abbattere siano quelli che ci portiamo dentro, quelli che ci separano da noi stessi. Difficile scavalcare i muri esterni, rappresentati da una società sempre più ostile rispetto alle differenze (non amo il termine diversità) senza aver prima fatto i conti con se stessi. Spero che questo Gruppo possa essere un’occasione prima di tutto per lavorare su se stessi e poi per mettere insieme le risorse creando una rete di supporto reciproco fra i componenti. Sono molto fiducioso e sono convinto che una maggiore consapevolezza di se stessi e della propria identità permetta di abbattere le barriere architettoniche dello stigma sociale.

Come mai nella locandina manca la lettera T?

Questo Gruppo nasce per dare spazio a persone disabili che si interrogano sui temi dell’orientamento sessuale e non dell’identità di genere, per questo manca la lettera T. Sicuramente il sesso psicologico rientra nelle componenti dell’identità sessuale ma per una pura questione di semplicità e di attuale mancanza di richieste specifiche, ho preferito utilizzare la sigla LGB al posto di LGBT per procedere in modo graduale nella scala delle difficoltà, per facilitare i membri del Gruppo e il sottoscritto nell’attivazione di questa iniziativa. Quindi non si tratta di un modo per discriminare qualcuno, ma al contrario di un lavoro di consapevolezza rivolta all’accoglienza di qualunque persona disabile si interroghi sulla propria identità sessuale. Per evitare di fare confusione, dobbiamo procedere un pezzo alla volta, per quanto mi riguarda sarebbe bellissimo poter arrivare a rappresentare con questo Gruppo l’intera sigla LGBTQI.

Lei è psicologo e psicoterapeuta. Come spiega il fatto che alcuni suoi colleghi diffondano senza pudore alcuno menzogne discriminanti e diffamanti nei confronti delle persone omosessuali. Perché l’Ordine non interviene, stracciando loro le tessere.

Caro Federico, naturalmente non è possibile trasformare il dovere di ogni professionista ad essere sempre aggiornato dal punto di vista scientifico in una specie di caccia alle streghe. Non ragionerei in termini del male che si può fare, preferisco mantenere una prospettiva ottimistica e propositiva: credo che il sapere debba essere condiviso, i risultati delle ricerche possono essere divulgate attraverso una miriade di iniziative diverse, creare numerose occasioni per il dibattito, implementare i corsi di formazione e informazione insieme alle campagne di sensibilizzazione su questi argomenti, favorire il dialogo fra Ordine degli Psicologi e Associazioni, andare nelle scuole e parlare con gli adolescenti perché possano tutelare la propria identità sessuale di fronte a qualunque tipo di professionista. Ecco preferisco ragionare nei termini di quello che si può fare di buono, non al contrario, purtroppo l’ignoranza dilaga laddove non ci sono vere occasioni per sapere come stanno davvero le cose. Grazie.

Fonte: gay.it