Mi chiamo P., ho da poco compiuto ventinove anni e sono una persona con disabilità dalla nascita. La mia disabilità, nella vita, non mi ha mai impedito di fare ciò che volevo. A differenza di tante altre persone che hanno la mia stessa patologia io cammino, mi muovo liberamente e riesco ad avere una vita “normale”. Ovviamente tutto ciò non è stato facile: ci sono volute alcune operazioni chirurgiche, tanti anni di riabilitazione e una grande dose di autostima, corredata da una buona accettazione di sé. Essere una persona con disabilità e omosessuale è tosta: troppe etichette, troppe diversità. Io non ho problemi con la diversità, ma ho paura. Paura di deludere la mia famiglia e di restare sola. Un’ipotetica compagna dovrebbe fare i conti con la mia duplice etichetta sociale, accettare la mia patologia, che per fortuna non può peggiorare più di tanto, e vivere l’incertezza futura che dalla malattia deriva; condividere dei momenti, degli attimi dell’esistenza, con una persona che, nonostante i lati positivi, ha una cronica lentezza e una serie di piccole limitazioni.
Fonte: fuorilogo.me