La regista Guendalina Zampagni racconta la sua ultima commedia impegnata. Intervista di Elisabetta Randaccio per Globalist.it.

Quando parliamo di cinema italiano e ne stigmatizziamo pregi e difetti, credendo di avere un quadro completo della situazione, siamo sicuri di aver visto i prodotti più interessanti? Un tempo esisteva la censura che procurava l’invisibilità del film, ora questo orribile lavoro di cacciata dagli schermi è opera di distribuzioni non in grado di combattere un monopolio indecente, il quale vuole resettare le diversitá delle scelte degli spettatori, facendo credere come le esigenze del mercato “più forte” siano quelle uniche proposte dai potenti. E’ abbastanza inquietante subire un “pensiero unico”, realizzato bene o male non importa, pure nell’arte cinematografica…

Riflessioni valide anche per l’ultima fatica della regista Guendalina Zampagni, “Noi siamo Francesco”, uscita la scorsa settimana per pochi giorni e diventata quasi “invisibile”. Veramente irritante constatare quanto la fatica, l’energia e la passione per realizzare un’opera cinematografica si disperdano nell’incapacitá italiana di trovare soluzioni mirate per ciò che resta della nostra industria filmica. Peraltro, l’argomento del film è serio, importante, per quanto trattato con la giuste leggerezza e delicatezza che lo allontanano da certe fiction. In “Noi siamo Francesco” si parla di disabilità e dei problemi nel vivere, in determinate condizioni, la sessualità. Guendalina Zampagni, regista estremamente sensibile, ha risolto un problema, sulla carta, rischioso, con realismo e leggerezza, con riflessione acuta, ma senza melodrammaticità cupa. In questo è stata anche aiutata dalla sceneggiatura scritta a quattro mani con Aurelio Grimaldi, vincitrice nel 2010 del premio “Solinas”.

 

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Fonte: globalist.it