La Gothenburg Cooperative for Independent Living (GIL) si occupa da anni dei diritti delle persone con disabilità. Ma soprattutto, si occupa di fare qualcosa di concreto per la loro vita quotidiana, considerando anche la vita sessuale producendo sex toys dedicati

I sex tools, come li chiama la GIL, rendono il sesso piuttosto imbarazzante, sia per la persona disabile che per chi la assiste. Il movimento è meccanico e probabilmente una delle situazioni meno sexy che si possano immaginare.

In ogni caso, questi sex toys non saranno disponibili nei negozi. La loro produzione, in mano alla Secreta AB, è piuttosto il modo della GIL per comunicare che le persone con disabilità hanno gli stessi bisogni di chiunque altro.

Vice.com ha intervistato il portavoce della GIL, Anders Westgerdper capire come un dildo, una vagina finta e un pugno di plastica possano rappresentare un passo avanti per l’attivismo.

 

I vostri sex toys, scusa, i vostri sex tools, sono stati creati apposta per la fiera Live and Function che si chiude oggi, giusto?
Sì, esatto. È il più grande evento della penisola scandinava sul tema dell’assistenza tecnologica. L’attenzione è sempre più alla tecnologia, ma molto spesso non ci si cura abbastanza della vita reale delle persone disabili. È questo che vogliamo cambiare.

La nostra campagna non si incentra sul sesso; che è solo un modo per arrivare al pubblico. Il rapporto delle persone disabili col sesso è un tabù. Ma noi siamo come tutti gli altri e vogliamo la possibilità di vivere come tutti gli altri.

Quali sono i preconcetti più comuni sulla vita sessuale delle persone disabili?
Il sesso è un tema fondamentale nella nostra cultura, ma a nessuno piace parlare del sesso in relazione agli individui disabili e, quando qualcuno lo fa, è da un punto di vista quasi perverso—e sempre molto imbarazzato. Le persone con disabilità non amano parlare della loro vita sessuale. E in molti pensano che non facciamo sesso.

In che modo la vostra campagna vuole cambiare questa mentalità?
Spero che la gente capirà che siamo esseri umani normali, con i loro stessi desideri, e non esseri asessuati. Non si tratta del sesso—si tratta del fatto che la vita delle persone disabili sembra essere decisa e organizzata da altre persone.

Riguardo al “Pugno di Adone”, è possibile che un prodotto simile porti a uno slittamento dell’attenzione da quelli che sono gli scopi della vostra campagna?
Probabilmente verrà frainteso, ma ogni tanto bisogna scioccare le persone per guadagnarsi la loro attenzione. Ripensando alle nostre campagne passate—per esempio quella della birra e quella della bambola ritardata—di solito sono le persone non disabili a offendersi, a venirci a dire come dovremmo agire. Ma in generale, quando riusciamo a parlarci, gli facciamo vedere le cose in modo diverso.

Come avete presentato questi sex tools?
Con uno stand molto spoglio, dove le persone si sentono osservate da tutti quanto succede a noi ogni giorno.

Come ti è venuta l’idea?
Il nostro lavoro si è sempre concentrato sul cercare di raggiungere il pubblico, più che i politici o le autorità. Credo che la democrazia cominci dall’individuo. Abbiamo bisogno di un cambiamento di mentalità collettivo, se vogliamo essere trattati come tutti gli altri cittadini. Campagne come questa aiutano la GIL ad arrivare alla gente che di solito non presta molta attenzione a noi. Il sesso è un modo per abbattere i muri.

 

Fonte: vice.com