Archivi mensili: dicembre 2013

Donne con disabilità e servizi sanitari

Presentiamo una nuova intervista a una donna con disabilità, che racconta tutte le sue difficoltà ad accedere ai vari servizi sanitari e in particolare ad alcuni più specifici di altri. (altro…)

A Bologna i corsi per diventare assistente sessuale per persone con disabilità

A Bologna da gennaio partiranno corsi di formazione ad hoc per preparare professionalmente assistenti sessuali per persone con disabilità. L’iniziativa è organizzata (altro…)

L’editoriale

Si è aperto anche nel nostro Paese il dibattito sul tema del diritto alla sessualità delle persone con disabilità. Si tratta di un argomento di per sé appassionante ma che può indurre a pericolose semplificazioni. I media si mostrano sempre più interessati alla trattazione del tema – ovviamente come sanno e, talvolta, come possono – attraverso interviste, testimonianze, brevi reportage ma, praticamente, nessuna inchiesta.

La tesi che emerge in modo capzioso suona più o meno così: “Anche le persone con disabilità hanno diritto a praticare il sesso, trattandosi di un bisogno primario e di per sé incomprimibile; tuttavia, tale prerogativa sarebbe negata in virtù di un pregiudizio che consegna il mondo della disabilità ad una rappresentazione da un lato indifferente alle implicazioni che la sessualità comporta, dall’altro ad un’idea quasi angelicata di tali bisogni perché – si sa – le persone disabili hanno ben altro a cui pensare”.

Ora, è ovvio che le cose non sono affatto così: intanto perché le persone con disabilità hanno maturato consapevolezze decisive su molti temi che le riguardano compreso quello della sessualità ma anche perché si è fatta finalmente largo una propensione alla emancipazione tanto forte da richiamare il diritto alla “piena felicità” come una istanza proposta in tutte le sedi di confronto, dibattito o contesa.

Tuttavia, un argomento di tale delicatezza non può esimersi dal confronto tecnico, scientifico, bioetico. Parlare di diritto alla sessualità di una persona con adeguati livelli di consapevolezza a prescindere dalle sue specifiche autonomie, è cosa assai diversa che parlare dello stesso diritto rapportato ad una persona con minore o nulla adeguatezza sul piano della consapevolezza. Nel primo caso, infatti, il confronto è bottom up: quale che sia l’esito permane, comunque, una garanzia di accettabile orizzontalità; nel secondo caso, invece, non si può negare l’esistenza di una dinamica top down che implica che qualcun altro – un genitore, un operatore – rappresenti tali istanze e, invece della persona disabile, ne promuova il percorso.

Per queste ragioni intendiamo avviare, in questa sede, un confronto su tali temi mettendo a disposizione le diverse e articolate opinioni di quanti, nel nostro Servizio, operano ogni giorno incontrando persone disabili, famiglie, operatori dei servizi socio-sanitari, della scuola e del volontariato.

 

Claudio Foggetti

responsabile del Servizio Disabilità e Sessualità

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