E’ previsto per oggi il debutto del film “The Session” nelle sale cinematografiche italiane. Nessuna pellicola melensa nel giorno di San Valentino, ma una produzione che affronta il tema del sesso delle persone disabili con crudezza e realismo destinata, sicuramente, a scatenare polemiche, dibattiti e, si spera, anche riflessioni approfondite sul tema.

 

«Scusa, ma tu come fai con il sesso?» chiede Marika, un po’ timorosa, al suo amico disabile. «Dopo questa confessione probabilmente non vorrai più parlarmi – risponde Massimo – ma devo dirti che, da tempo, mi rivolgo alle prostitute».
«Dopo l’incidente che mi ha reso paraplegica, mio marito non riesce più a toccarmi, ha paura di farmi male».
«I genitori della mia ragazza non mi accettano per la mia disabilità, si chiedono che avvenire potrò offrire alla loro figlia». Sono frammenti di conversazioni ricorrenti nel mondo dell’handicap.

Il sentimento, l’attrazione fisica, la scoperta del proprio corpo e quello dell’altro sesso, l’affettività e con questa l’apertura al mondo, sono dimensioni importantissime per lo sviluppo e la crescita interiore, che spesso purtroppo sono difficili da conquistare, se non addirittura negate a chi ha delle disabilità fisiche o psichiche.

Le storie sentimentali e i rapporti fisici sono insieme una necessità ed un problema, in quanto non sono facili da vivere. Parlarne apertamente rappresenta uno degli ultimi tabù della nostra società, apparentemente sempre più libera da pregiudizi nella sfera dell’eros, ma in realtà ancora limitata da molte barriere. Sicuramente nel nostro paese, una piccola scossa a tanti luoghi comuni verrà data dall’uscita del film “The sessions”, diretto da Ben Lewin, nelle sale italiane a partire dal 14 febbraio, salutando la festa degli innamorati, con una pellicola ben diversa dalle classiche storie melense di facile impatto emotivo. Il film porta al grande pubblico la vicenda del giornalista e poeta californiano Mark O’Brien, morto negli anni ’90, (interpretato dall’attore John Hawkes), che, a 38 anni riesce ad avere un’esperienza di amore fisico, anche se completamente paralizzato, grazie ad una assistente sessuale (interpretata da una bravissima Helen Hunt).

La proiezione aprirà sicuramente un dibattito e farà nascere molte polemiche, soprattutto per l’introduzione nel nostro immaginario della figura della/o terapista o assistente sessuale, per altro già esistente da anni in molti paesi Europei come l’Olanda (dove le spese di questo genere vengono addirittura coperte dallo stato). «È un tipo di intervento che non ha nulla a che fare con la prostituzione – spiega Maximiliano Ulivieri, promotore dell’introduzione anche nel nostro paese dell’assistenza sessuale – nei paesi anglosassoni si chiamano “sex surrogates”, e sono i terapisti specializzati, che seguono un regolare corso di formazione.

Sono professionisti con tanto di obbligo di licenza e iscrizione all’albo. Le esperienze proposta vanno dall’imparare a tenere il partner per mano, all’apprendimento di tecniche di manipolazione da applicare durante i rapporti. La mancanza di una propria sessualità non è solo un problema fisico, ma anche un disagio psicologico. Pensiamo alla sofferenza emotiva di un giovane disabile che non ha l’uso delle mani ed è impossibilitato a svolgere un atto di conoscenza del proprio corpo naturale come la masturbazione.
Sovente le sedute si svolgono presso l’abitazione del paziente per favorire l’intimità, anche senza arrivare all’atto sessuale vero e proprio».

Ulivieri, 41 anni, web designer, impegnato nel settore del turismo accessibile, malato di distrofia muscolare, felicemente sposato, ha fatto della cura ed il miglioramento delle possibilità di espressione sessuale e sentimentale dei disabili, una delle battaglie della sua vita. È infatti il creatore di Love Ability, community in cui le persone, non solo disabili, sono invitate a raccontarsi e scambiare esperienze e momenti di conoscenza. «Finora abbiamo raccolto circa quattrocento storie, anche se devo sempre insistere perchè chi accede superi pudori e reticenze», ci confida Max, «Non siamo un’agenzia matrimoniale, né un contenitore ghettizzante rivolto solo a storie di handicap o esperienze “tristi” di autocommiserazione, insomma uno spazio per raccontare le proprie esperienze, e le gioie di sessualità non poi così diversa».

Un altro protagonista della liberazione sessuale dei disabili è il trentaquattrenne torinese Danilo Ragona ingegnere, progettista di ausili come carrozzine e stampelle (anche se lui non ama questo termine) visti come piacevoli oggetti di design per migliorare la qualità della vita. Danilo ha l’esclusiva per commerciare in Italia “Intimate rider”, un prodotto dotato di seduta e panca per facilitare i movimenti dell’amore delle persone disabili, nella loro intimità. «Serve a vivere la propria sessualità in modo libero e fantasioso, possibilità che non deve essere negata dall’uso di una carrozzina», ci spiega Ragona, «prodotti come questo purtroppo non sono semplici da trovare e vengono venduti nei sexy shop invece che dall’ortopedico e hanno costi molto alti. Per acquistare Intimate rider è sufficiente invece andare sul mio sito». Già le posizioni, i movimenti dell’amore, in moltissimi casi di disabilità fisiche, un grande problema sono le limitazioni nell’azione, nel movimento in sintonia con il partner.

«Come fare per continuare ad avere rapporti con l’altro sesso, nonostante i loro limiti, è una delle prime richieste che mi fanno i miei pazienti», spiega Silvia Battaglia, 26 anni, terapista occupazionale al reparto di neurologia dell’Istituto Auxologico italiano di Milano. «Ricevo questo tipo di richieste soprattutto da persone mature, uomini e donne. I giovani si vergognano di più o comunque sono convinti che in qualche modo, riusciranno a recuperare il tempo perduto. Io cerco di studiare insieme a loro delle strategie per riuscire a fare ciò che desiderano usando le loro capacità residuali. Insomma si studiano movimenti diversi, ma ugualmente efficaci. L’aspetto emotivo è molto importante. Le donne pensano spesso di non riuscire più a piacere ai loro compagni, mentre gli uomini hanno l’ansia di non riuscire a soddisfare le loro partner. Delicata è poi la parte psicologica, nei casi in cui la possibilità fisica dell’atto o del raggiungimento del piacere, siano compromesse o impossibili».

La psicoterapeuta e sessuologa torinese Mariaelena Martirana si è occupata invece di un progetto di educazione e accompagnamento alla conoscenza della sessualità per minori ipovedenti, promosso dall’Apri (associazione pro retinopatici e ipovedenti). «Un’importanza particolare veniva data all’esperienza tattile, per la conoscenza del proprio corpo e dell’altro sesso. La possibilità di “toccare” già importante per lo sviluppo sessuale, diventa fondamentale per i non vedenti. Per un bimbo che non ha la possibilità di conoscersi, guardandosi allo specchio, bisogna cercare di sviluppare modalità alternative. Abbiamo cercato di educare questi ragazzi alla ricerca del piacere, che è un diritto di ognuno. Non se ne parla spesso, ma esiste anche una Carta dei diritti sessuali, sancita nel congresso mondiale di sessuologia, tenutosi a Valencia nel 1997, che sancisce anche i diritti alla libertà, all’uguaglianza e al piacere sessuale, incluso l’autoerotismo, come fonte di benessere fisico, psicologico, intellettuale e spirituale».

Fonte: vita.it