“Tereza è immobile davanti allo specchio, ammaliata, e guarda il proprio corpo come se le fosse estraneo: estraneo, eppure assegnato proprio a lei. Ne prova disgusto. Quel corpo non ha avuto la forza di diventare per Tomas l’unico corpo della sua vita. Quel corpo l’ha delusa e tradita. […]
All’improvviso vorrebbe poter licenziare quel corpo come si fa con un domestico. Poter rimanere con Tomas soltanto come anima e il corpo cacciarlo nel mondo, a comportarsi come gli altri corpi femminili si comportano con i corpi maschili! Se il suo corpo non ha saputo diventare l’unico corpo per Tomas e ha perso la più grossa battaglia della vita di Tereza, ebbene, che se ne vada!”
“L’insostenibile leggerezza dell’essere”, Milan Kundera

Da tempo immemore mi scervellavo per trovare la chiave giusta per aprire questa porta. La porta che dà sul tabù della sessualità. E’ rimasto ben poco da svelare su questo tema ma mi sono accorta che sul versante “malattia/disabilità/sessualità” il velo non è ancora calato del tutto. Si fa fatica a pensare che un malato o qualcuno che ha problemi fisici di qualsiasi tipo abbia necessità di vivere anche la propria sessualità, quasi questa non fosse importante e fondamentale nella vita di ognuno di noi, in determinate circostanze.

E in effetti ci sono momenti della nostra vita in cui la sessualità può non interessarci. Per i più svariati motivi. Io, personalmente, me ne sono disinteressata per più di un anno. Perché stavo male, perché il mio corpo ha subìto tanti cambiamenti radicali che ho fatto fatica ad accettare (e che ancora parzialmente faccio fatica a riconoscere) e li ha subìti in zone strategiche per una donna, perché in quel momento avevo accanto qualcuno che non mi ha più guardata come fossi una donna dal momento che il chirurgo ha messo le mani su di me. La malattia e quella persona hanno annientato la mia sicurezza di essere femminile. La sessualità era un capitolo chiuso per me. E per un lungo periodo questo non rappresentava un cruccio. Ero talmente insicura di me stessa e del mio corpo che neppure mi sfiorava l’idea, stavo così male che neppure ci pensavo.

Provate voi a fare pensieri impuri mentre, nell’ordine: avete il corpo pieno di cicatrici fresche di sfregio, la chemioterapia vi sta regalando effetti collaterali di ogni tipo, vi guardate allo specchio e ricevete come riflesso l’immagine di un mostriciattolo asessuato!! In più aggiungete che in quel momento non avete accanto una persona che pur di farvi sentire un po’ meglio, vi dice enormi bugie del tipo: “Sei sempre bella per me” o che vi fa sentire desiderate… Un piccolo dramma, insomma…
E come al solito, chi non l’ha vissuto in prima persona, forse non può arrivare a capire il senso profondo di questo disagio.
E quando arrivano momenti migliori e non si ha la fortuna di avere già accanto un compagno intelligente e premuroso, il cammino non è meno arduo. Una donna che ha attraversato operazioni chirurgiche, mutamenti peggiorativi del proprio corpo, cure devastanti… fa fatica poi a fidarsi delle nuove persone che entrano nella sua vita. Occorre del tempo, il giusto feeling, la giusta intesa, una certa confidenza affinché possa tornare a lasciarsi andare liberamente.
Ma posso assicurarvi che il dolore sopportato in precedenza svanirà quando troverete la persona giusta, quella che non andrà via dopo aver appreso dei vostri affanni, quella che vi guarderà come se nessuna cicatrice sia presente sul vostro corpo.

Con affetto: a tutte le donne che sanno di cosa ho parlato. A tutti gli uomini che continuano a vedere la bellezza della propria donna o che scoprono la bellezza della loro donna per la prima volta.

Fonte: lamiavitadopote.blogspot.it