Con una cornice di pubblico composto soprattutto da genitori, operatori del settore medico-assistenziale e studenti universitari, si è tenuto a Cagliari il 3 dicembre, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, l’incontro-dibattito denominato Amor…abili. Un amore possibile (Anche la felicità è un diritto, riflessioni sull’educazione affettiva – Sessualità e Disabilità), proposto dal Centro Down del capoluogo sardo e coordinato da Angelo Lascioli, docente di Psicologia Speciale all’Università di Verona, oltreché componente del CIS, il Centro Italiano di Sessuologia. Un evento che ha suscitato varie riflessioni, stimolando numerosi interventi e osservazioni dalla platea.

Tutti hanno diritto al rispetto, alla fiducia, all’affetto e all’amore, come sancisce anche l’articolo 23 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità: «Gli Stati Parti adottano misure efficaci ed adeguate ad eliminare le discriminazioni nei confronti delle persone con disabilità in tutto ciò che attiene al matrimonio, alla famiglia, alla paternità e alle relazioni personali, su base di uguaglianza con gli altri…».
Certo, non è stato semplice affrontare tali temi, durante l’incontro del 3 dicembre, soprattutto a causa delle perplessità e dei tabù che si impongono in generale sulla sessualità, e tuttavia la discussione è fluita positivamente, fino a scendere anche sul personale, da parte di genitori di ragazzi con sindrome di Down, oltreché su osservazioni di carattere metodologico, portate dagli educatori che operano tutti i giorni insieme a giovani con disabilità intellettivo e/o relazionale.
Si è trattato quindi di una vera occasione di riflessione, oscillante “tra la scienza e la vita reale”, dove l’incrocio tra i due aspetti del problema è emerso, non senza le difficoltà presenti sul terreno della morale comune e della riservatezza che naturalmente si palesa affrontando l’argomento.
La particolare competenza di Angelo Lascioli ha in ogni caso alleggerito più volte il clima della discussione, favorendo la richiesta di chiarimenti e consigli. Preziosa, soprattutto, è stata l’indicazione di rivisitare la proposta educativa, a partire dai risultati acquisiti, in merito alla crescente possibilità di integrazione sociale, alla luce di una migliore qualità della salute e a un’aspettativa di vita superiore, negli anni continuamente aumentata.
Si è detto quindi che i comportamenti socialmente anomali – evidenziati in merito alla sfera sessuale – sono frequentemente il frutto di un’incompleta o parziale preparazione alla vita di relazione, in cui spesso si fa confusione tra le diverse componenti dell’affettività, specie rispetto a quelle legate alla filialità, all’amicizia e al rapporto di coppia. Creare una netta distinzione nei comportamenti e negli atteggiamenti educativi consente perciò un equilibrio sentimentale, che dà maggiore certezza e permette una migliore interpretazione delle pulsioni affettive.
Altro fatto importante evidenziato da Lascioli, è stato poi quello riguardante la piena coscienza di sé e della propria identità, legata alla peculiare condizione genetica, al fine di una completa realizzazione in campo sociale e relazionale.

Grande interesse ha suscitato poi anche la proiezione del cortometraggio Cinquanta di questi giorni. Per pensare la sessualità del disabile intellettivo, documento di forte impatto, che ha catalizzato l’attenzione dei presenti anche con una forte componente emotiva, scatenando senza bisogno di ulteriori stimoli l’applauso della sala.
Già a partire dal titolo, Cinquanta di questi giorni invita a riflettere sul fatto che spesso càpita di non riuscire a vedere le potenzialità di felicità e di piena realizzazione nella vita di una persona con disabilità intellettiva. L’idea di produrre questo cortometraggio sulla realtà e le problematiche del bisogno-diritto alla sessualità delle persone con disabilità intellettiva era nata nel 2007, a seguito di un incontro tra Angelo Lascioli, gli sceneggiatori e registi Matteo Maffesanti e Davide Pachera e il produttore Paolo Filippini. L’obiettivo era quello di approfondire le problematiche legate al riconoscimento e alla costruzione di una reale ed effettiva partecipazione sociale delle persone con disabilità. Sono ancora numerose, infatti, le difficoltà a tradurre in pratica progetti di sviluppo e autonomia che contemplino, tra gli altri, il bisogno di vivere la propria sessualità, aspetto che costituisce parte integrante del processo che porta alla costruzione dell’identità personale.

In conclusione, l’incontro del 3 dicembre non aveva certo lo scopo di esaurire un tema tanto ampio e profondo, ma senza dubbio ha raggiunto pienamente il risultato voluto, di favorire una serie di domande, aiutando i presenti ad orientarsi in campo educativo e tenendo aperta la discussione, che non può e non deve fermarsi di fronte alla concezione del disabile intellettivo come “eterno bambino” e/o all’elusione del problema, perché parlarne non basta, sono invece gli atteggiamenti consapevoli e positivi che aiutano a fare di individui spesso considerati “in blocco” come una categoria, delle Persone, degli Uomini e delle Donne con Pieno Diritto.

Fonte: www.superando.it