Il Veneto in prima fila per la prevenzione delle mutilazioni genitali femminili: il progetto “Strada Facendo”, promosso dalla Commissione regionale Pari opportunità e condotto da ADUSU–Associazione Diritti umani Sviluppo umano assieme ad AIDOS-Associazione italiana Donne per lo sviluppo, ha voluto indagare le numerose implicazioni del fenomeno, delicato e attualissimo, allo scopo di fornire poi proposte concrete per attivare azioni di sensibilizzazione e prevenzione efficaci.
Proprio lo scorso giugno, una Risoluzione del Parlamento europeo (2012/2684) ha chiesto agli Stati di rafforzare gli impegni e attuare gli obblighi legislativi per metter fine alla pratica attraverso misure di prevenzione e di protezione delle donne e delle bambine.

Principi già fatti propri dall’Italia con la legge 7/2006 che, oltre a un finanziamento per la prevenzione del fenomeno, ha introdotto nel codice penale la mutilazione e la lesione dei genitali femminili come figure di reato, punibili con la reclusione.

La pratica delle mgf fa parte di quel nucleo di tradizioni che accompagna la diaspora africana nei processi di migrazione: essa risponde al bisogno di controllare – già durante l’infanzia e prima della pubertà – la sessualità femminile, percepita dalle comunità africane come potente e incontrollabile, e di garantire la fedeltà della donna in matrimoni poligamici. Perciò coinvolge direttamente anche la nostra società sempre più interculturale, rimandando alla sfera dei diritti umani e della loro tutela – salute, integrazione culturale, pari opportunità tra uomo e donna… -: soltanto partendo da tale approccio sarà possibile mettere in campo una strategia efficace.

Per questo anche gli organismi di pari opportunità sono attori importanti nell’azione preventiva di informazione ed educazione per favorire l’abbandono di tale pratica nelle famiglie e nelle comunità straniere, sia in Italia che nei Paesi di origine (in particolare Egitto, Mali, Etiopia, Ciad, Sud Senegal, Gambia…), dove ancora resta diffusa.
Il progetto veneto ha previsto sette incontri con le Commissioni pari opportunità e le consigliere di parità dei Comuni e delle Province di Padova, Rovigo, Treviso e Vicenza, incontri aperti anche alle associazioni femminili e di donne migranti, operatori sociosanitari e dei centri antiviolenza, mediatori culturali e forze dell’ordine. Un momento significativo di bilancio sarà la tavola rotonda “Costruire insieme il cambiamento.

L’impegno delle Commissioni Pari Opportunità per la prevenzione delle mutilazioni dei genitali femminili”, in calendario mercoledì 17 ottobre dalle 14.30 alle 17, presso la sala Conferenze di Palazzo Grandi Stazioni della Regione Veneto (fondamenta santa Lucia, Cannaregio 23). A portare i saluti e ad aprire il convegno la presidente della Cpo regionale Simonetta Tregnago, al cui intervento seguirà la presentazione del progetto e dei suoi risultati da parte di Matteo Mascia di Adusu e Cristiana Scoppa di AIDOS. Interverranno poi Maurizio Rasera di Veneto Lavoro/Osservatorio Immigrazione, Anna Fiore della Direzione regionale Servizi sociali, Claudia Bontorin, Azienda sanitaria U.L.S.S. 3 Bassano del Grappa, Bridget Yorgure in rappresentanza delle associazioni di donne migranti; condurrà i lavori Cristina Greggio, vicepresidente della Cpo regionale. A concludere, la presidente Tregnago.

Dagli incontri sul territorio, che hanno raccolto l’esperienza e la conoscenza dei diversi attori coinvolti, sono emerse proposte interessanti per prevenire le mgf: far crescere consapevolezza dei diritti delle donne e informare sui servizi attraverso incontri promossi dalle cpo per donne e associazioni africane in Veneto; creare una banca dati online per mappare i servizi e le strutture del territorio e facilitare la messa in rete delle diverse realtà operanti in tal senso; inserire la prevenzione delle mgf nei diversi servizi pubblici (sociali, sanitari, di sicurezza…) e valorizzare quelli già esistenti come i consultori e le strutture sanitarie, dotati di conoscenze e competenze specifiche sul tema; inserire le mgf come argomento da affrontare nei corsi di italiano L2 per stranieri, per abbattere tabù e acquisire maggiori informazioni. E ancora, sostenere iniziative culturali che valorizzino le culture africane tradizionali per vincere gli stereotipi e facilitare l’incontro e l’integrazione tra le persone; promuovere incontri tra uomini e donne di origine africana per mitigare le paure maschili sull’autonomia e il potere decisionale femminile; promuovere la collaborazione con le anagrafi comunali, le questure e le associazioni per assistere e dare informazioni alle donne migranti e/o i richiedenti asilo provenienti dai Paesi che praticano le mgf.

Fonte: noidonne.org