Ha occhi bellissimi, azzurri, profondi, la bocca carnosa, il sorriso sempre pronto e la voce calda, «da ragazzo cantavo negli “Zoro Astro” un gruppo amatoriale piombinese». Ma soprattutto Maximiliano Ulivieri (per gli amici Max) ha una marcia in più nel carattere, quella che gli ha permesso di sfidare un corpo accartocciato dalla distrofia, compagna senza scrupoli che confessa di sopportare, «forse è anche lei che sopporta me», spiegando che dal 2008 l’ha tradita piacevolmente con Enza, la giovane donna conosciuta grazie alla complicità di Internet che, sfidando tutto e tutti, ha deciso di stargli accanto, non come badante o come assistente, ma come moglie.

Quarantadue anni, nato a Piombino, blogghista del “il Fatto quotidiano“, scelto da Roberta Torre per un film che probabilmente lo vedrà al fianco di Valeria Golino, « una pellicola – spiega – ancora in embrione per le difficoltà dei produttori italiani di cui non posso ancora dire molto», Ulivieri è l’inventore di www.diversamenteagibile.it, il sito per un turismo senza barriere e di www.loveability.it, un progetto di portale web che racchiude storie, testimonianze ed esperienze, agevolando la relazione tra persone, sia disabili che normodotate.
«Loveability – racconta Ulivieri, che questo pomeriggio (6 ottobre, NdR) alle 16 ne parlerà al pubblico nell’aula U. Dini della Scuola Normale Superiore, invitato da Internet Festival 2012 – nasce dall’esigenza di superare le barriere culturali e fisiche che ostacolano il diritto a una normale vita relazionale e affettiva da parte delle persone con disabilità che, come le altre e a volte più delle altre, hanno bisogno oltre che di assistenza di amore. Un modo per dare a tutti gli strumenti per diventare abili ad amare ed essere amati come si vorrebbe e non solo come si può».
Il suo motto è “Do not be afraid to fail” cioè “Non aver paura di sbagliare”.

 

Ma lei davvero non ha paura?
«L’ho avuta, anche se adesso faccio lo spavaldo. Paura di non riuscire a sopportare il peso delle cose che mi mancavano, il lavoro, ma soprattutto una compagna. Paura di restare bloccato in una specie di gabbia che mi avrebbe impedito per sempre di uscire di casa. Ho cercato di combattere per liberarmi di queste paure. Alcune cose mi sono andate bene, altre meno, ma non mi sono mai compatito e su questo punto bacchetto spesso i disabili: compatirsi e lamentarsi non fa bene a nessuno, nemmeno a loro, anche se un po’ di rabbia a volte aiuta».
Lei è di Piombino, ma dall’anno passato vive a Bologna e prima di andarsene dalla sua città ha scritto una lunga lettera d’addio, pubblicata dal Corriere Etrusco, a un luogo che diceva di lasciare perché non le offriva nessuna opportunità.
«In un paese piccolo dovrebbe essere più facile aiutarsi l’un l’altro, ma io a Piombino ho ricevuto appoggio dalle istituzioni, come l’Asl che mi ha sostenuto in tutte le mie esigenze fisiche, e non dai cittadini, che ho sentito e sento tuttora lontani».

 

Perché Bologna?
«Cercavo una città che avesse poche barriere architettoniche e Bologna, con i suoi portici, permette di muoversi bene anche in carrozzina. Inoltre è una città giovane e perciò con meno pregiudizi».

 

Cosa le dà più fastidio nella gente?
«Il vizio di collegare la disabilità fisica a un deficit intellettivo. E questo lo vedo dalle piccole cose: se vado in un negozio per fare shopping con mia moglie, per esempio, la gente si rivolge sempre a lei come se non fossi in grado di capire. E poi magari, quando mi invitano a un convegno, non si occupano della mia vera disabilità, dimenticandosi di mettere uno scivolo laddove è necessario».
Internet le ha dato la libertà di esprimere le sue opinioni, di viaggiare con la fantasia, di trovare la donna della sua vita, ma anche di lavorare, perché www.diversamenteagibile.it si è trasformato in una professione a tutti gli effetti.
«Internet è favoloso per questo e per alcune categorie è liberatorio. Se hai un’idea la esprimi senza grandi spese. E grazie a Internet mi sono costruito un lavoro, anche se per ora riesco a guadagnare per sopravvivere».

Come ha deciso di dedicarsi al turismo?
«Dovendo andare in viaggio di nozze ho trovato grosse difficoltà nella ricerca di strutture accessibili all’estero. Poi ho scoperto il blog di un ragazzo in carrozzina che citava Barcellona come città ideale per i disabili e ho pensato che avrei potuto aiutare chi aveva i miei stessi problemi. E’ andata bene e spero in futuro di migliorare ancora, trovando anche sponsor che mi facciano guadagnare un po’ di più: in fondo me lo merito».

 

Con Loveability invece a quali difficoltà è andato incontro?
«All’inizio a molte e di ogni genere. Da una parte c’era chi mi seguiva e applaudiva e dall’altra, anche fra i disabili, chi invece gridava allo scandalo. Ma chi si scandalizza non capisce che voglio lottare per chi non ha avuto la fortuna come me di trovare l’amore e ha comunque bisogno di fare sesso. Combatto cioè per ottenere anche in Italia come c’è in altri paesi ( Svizzera, Olanda, Stati Uniti, Danimarca…) l’assistente sessuale. Ma ogni volta che ne parlo nasce una tragedia, perché la gente collega tutto questo alla prostituzione, mentre sono due cose completamente diverse: conosco persone di cinquant’anni che non hanno avuto esperienze sessuali e voglio dar loro la possibilità almeno di provarci, mettendoli in condizioni di poter scegliere».

 

E’ vero che sta scrivendo un libro?
«Ho appena iniziato. Racconterò la mia vita, sperando che un giorno possa diventare un film».
Con quale regista?
«Con uno che ne tragga una storia forte ma anche ironica. A me è piaciuto molto “Quasi amici”. Ecco vorrei un regista come Olivier Nakache. Forse la mia è presunzione però…».

 

Come vede oggi il suo futuro?
«Con la mia donna e, spero, anche con un pargoletto. Vorrei anche realizzare un privé per disabili con assistente sessuale. Lo chiamerei naturalmente ” Loveability”. Sono sicuro che il cinquanta per cento della gente mi odierebbe, ma a me basta essere amato dagli altri».

 

Fonte: disablog.it