Lei primatista mondiale nei 100 dorso, lui bronzo nei 200 stile libero. A Londra tra sogni e amore

LONDRA – Innamorarsi mentre l’acqua ti scorre sulla pelle, senza sapere dove arrivi. In piscina, certamente. Nella vita, forse. Cecilia è così. Ama quello che fa. Senza andare troppo in là. E sorride. Ah, che bella quando sorride… È stato anche quello che ha fatto innamorare Francesco. Non solo: «Riusciamo ad andare oltre l’apparenza. Mi piace». Le belle facce dello sport paralimpico hanno i loro colori. Cecilia Camellini è di Formigine, nel modenese. Non vede dalla nascita: retinopatia per un parto arrivato in anticipo. Era il marzo di venti anni fa. «Riconosco la luce, il bianco e il nero». In Italia, è la più forte nuotatrice cieca di sempre. Un fenomeno. Davanti a lei, meglio evitare di dire che è la migliore del mondo. «Non è vero». Eppure non la batte nessuno o quasi. Francesco Bettella ha 23 anni e aspetta di laurearsi in ingegneria meccanica. Poi vorrebbe progettare auto. È tetraplegico: aveva tre anni e una neuropatia assonale ha cominciato a fargli perdere le forze. Gambe prima, braccia poi. Nuota anche lui. Bene. Il nuoto paralimpico è il loro punto d’incontro.

RECORD – Islanda, Europei 2009. Poco da fare oltre le gare. Cecilia è la prima a capire. Succede alle donne. «Forse quello. Forse quell’atmosfera così cupa. Ci piacevamo. Parlavamo, ridevamo, stavamo bene insieme. E non sapevamo cosa sarebbe successo dopo». Il dopo è la strada fra Formigine e Padova. «Dicevo a mamma e papà: ma questo weekend non possiamo andare a visitare la Basilica di Padova? Intanto andavo da Francesco». Il nuoto presto. Per tutti e due a tre anni. Cecilia con il fratello Stefano, di tre maggiore. «Ho anche sciato e fatto equitazione, ma nuotare mi è sempre piaciuto di più». A 11 anni le prime gare. A 16 la Paralimpiade: a Pechino accompagna Francesca Porcellato, portabandiera italiana. Furono due medaglie d’argento in 50 e 100 sl. «La mia gara resta i 400 sl, anche se ho sempre paura di rimanere senza energie. Gli altri atleti non vedenti la velocità». Intanto il mese scorso ha stabilito il record del mondo anche nei 100 dorso. Studia psicologia a Bologna dopo il liceo classico: «Ma per Londra mi sono un po’ fermata».

IMPEGNO – Due allenamenti al giorno. E poi gli incontri con Francesco, che ha il bronzo mondiale nei 200 stile. Il pensiero corre a coppie del nuoto più famose e fotografate. Cecilia è amica di Federica Pellegrini. Ci ha anche nuotato insieme. È fiera della Nazionale paralimpica con la quale è qui a Londra. Non solo per lo sport: «Il mio impegno serve anche per diffondere quello che io ho sempre definito un mondo parallelo: la disabilità. C’è chi è spaventato da chi, disabile nella vista come me, possa fare le stesse cose». Hanno il tempo dalla loro parte. Anche se non sempre con il nuoto davanti. Per Francesco anche il rugby in carrozzina. Lo chiamano Murderball, ci hanno fatto sopra anche un film, ci giocano atleti tetraplegici: «Mi piace e ora c’è Padova». Cecilia aspetta nuovi incontri, dopo la Paralimpiade: «Un cane, a farmi da guida. Ma non solo. Sarò più libera di muovermi». E di raggiungere Francesco.

Fonte: corriere.it