In Italia si è parlato per la prima volta di sessualità delle persone diversamente abili soltanto il 12 Agosto del 1976 grazie ad un articolo di Camillo Valgimigli pubblicato sul “Corriere della Sera” in una rubrica sulla condizione degli handicappati.

Dopo il “tempo libero” e le “barriere architettoniche”, il neuropsichiatra ha segnato una svolta nella cultura del tempo e ha portato alla luce il problema, mettendone in evidenza le ipocrisie, i pregiudizi e i silenzi che questo tema nasconde.

E’ però solo alla fine degli anni ’80, col pieno emergere della tematica del cosiddetto “ handicap adulto”, che si apre definitivamente il dibattito sull’affettività e sulla sessualità delle persone diversamente abili, ponendolo all’ attenzione di operatori e genitori.

Tuttavia ancora oggi all’interno dei servizi per le persone disabili, la sessualità è rimasta un tabù, qualcosa da evitare e di cui parlare solo se si è costretti. Troppe volte ci si dimentica che anche la sessualità è una parte dell’identità dell’individuo, senza nessuna eccezione per i disabili, anzi per loro, nella maggioranza dei casi, è una componente tra le più sane di tutto l’organismo.

All’interno del lavoro educativo questo modo di pensare crea dei grossi problemi nel momento in cui la sessualità degli utenti si manifesta: gli educatori si sentono spiazzati e non sanno come gestire la nuova situazione e in quel momento vorrebbero una formula magica che riporti tutto all’equilibrio iniziale.

Ho potuto sperimentare questo sentimento in prima persona durante le mie esperienze di tirocinio. Mi accorgevo che la sessualità era spesso presente nei gesti e nelle parole degli utenti, a volte io stessa sono stata oggetto di attenzioni sessuali attraverso sguardi, altre volte, invece, sono stata spettatrice di manifestazioni affettive e sessuali tra gli utenti stessi.

In tutti questi casi mi sono sentita confusa, quello che stava succedendo era qualcosa di importante, ma non sapevo se considerarlo come aspetto positivo o negativo, e quindi da bloccare.

Mi sentivo impreparata ed è stata proprio la mia sensazione di inadeguatezza, sollecitata da questo argomento così intimo, cioè la sessualità, che mi ha spinto ad approfondire questa materia e che mi ha portato a farla diventare oggetto di ricerca.

Dalla tesi di laurea di Lara Saviatesta – Università degli Studi di Brescia – Leggi tutto