Gli antibiotici possono davvero servire per la cura dell’acne?

Non esiste un trattamento unico, ma ogni caso rappresenta un quadro clinico a sé, perciò è fondamentale ricorrere a uno specialista per individuare le cure migliori.

L’acne è una vera e propria malattia della pelle e per questo va curata con attenzione, rivolgendosi a uno specialista dermatologo che, a seguito di una visita adeguata, è in grado di indicare la terapia su misura. Non esiste infatti un trattamento unico, ma ogni caso rappresenta un quadro clinico a sé, perciò è fondamentale ricorrere a uno specialista, l’unico capace di individuare le cure migliori per fronteggiare la patologia.  Il ricorso frequente e prolungato alle terapie antibiotiche può infatti produrre lo sviluppo di resistenza dei batteri agli antibiotici stessi, un fenomeno che presenta dei dati preoccupanti. In tutto il mondo, in effetti, da diversi anni, si osserva una crescita superiore al 40% della resistenza dei batteri agli antibiotici. Va anche ricordato che l’antibiotico topico appare ancora più a rischio perché le resistenze a livello cutaneo risultano maggiori. Alla luce di questi dati, le più recenti linee guida internazionali sull’acne indicano come l’antibiotico, che fino a poco tempo fa era il farmaco più impiegato per combattere questa malattia, debba essere utilizzato con cautela.

La corretta terapia

Sul tema “acne e antibiotici” è intervenuta anche l’Aifa, condividendo la posizione dei dermatologi italiani espressa in un documento cui io stesso ho collaborato come autore. Il documento fornisce indicazioni sul corretto uso degli antibiotici in caso di acne, raccomandando alcune norme prescrittive. Il primo consiglio è evitare l’uso dell’antibiotico, sia topico che sistemico, in monoterapia. Per ottenere gli effetti clinici più soddisfacenti è importante combinare un retinoide topico, base della terapia antiacne, con l’antimicrobico, associando il benzoile perossido sia per il suo effetto antimicrobico che la sua per la capacità di non favorire l’antibiotico-resistenza. Le linee guida raccomandano inoltre una durata massima del trattamento antibiotico di tre mesi, evitando preferibilmente l’uso combinato di antibiotico topico e sistemico. L’andamento clinico va comunque valutato dopo 6-8 settimane di terapia, con sospensione anticipata nel caso in cui non si ottengano i risultati sperati, passando quindi ad altro trattamento. Se invece si fosse già ottenuta la scomparsa dell’acne, si consiglia il passaggio alla terapia di mantenimento, per la quale vanno tenuti in considerazione il retinoide topico da associare al benzoile perossido, quando si ritenga necessario, evitando invece l’uso dell’antibiotico.

Il «fai-da-te» è pericoloso

Come può notare da queste indicazioni, l’acne non è un problema da sottovalutare e trattandosi di una malattia non può essere risolta con una semplice autocura. Il ricorso “fai-da-te” agli antibiotici o a qualsiasi altro trattamento può essere molto pericoloso e può condurre, oltre che a un peggioramento, a cicatrici permanenti. L’acne si può curare ma solo se opportunamente inquadrata e seguita da uno specialista dermatologo. Soprattutto nelle fasi iniziali può essere frenata e migliorata evitando cattive abitudini come il fumo e l’eccesso di alcoolici. Il continuo contatto con le mani può favorire poi le infezioni e peggiorare le pustole. L’esposizione al sole non deve essere mai eccessiva e bisogna prestare attenzione soprattutto al calore, se la pelle si surriscalda la componente infiammatoria dell’acne aumenta e l’acne peggiora. In molti casi può essere utile, prima di passare a veri e propri farmaci, utilizzare creme con prodotti naturali come l’argento micronizzato (o microsilver) dagli effetti antibatterici e l’alukina per regolarizzare la produzione di sebo e come antinfiammatorio. Anche lo zinco e gli estratti di echinacea possono contribuire ad un miglioramento del quadro clinico.

 

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  • venerdì, 13 Maggio 2016