(Milano 1440/1445 – 1486)

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La guarigione del sordomuto Miniatura/illustrazione da “Storie di San Gioachino, Sant'Anna, di Maria Vergine, di Gesù, del Battista e della fine del mondo (chiamato anche Codice Varia 124)”, Torino, Biblioteca Reale

I De Predis furono una nota famiglia di artisti milanesi, attiva a Milano nella seconda metà del quattrocento, che abitava a Porta Ticinese nella parrocchia di San Vincenzo in Prato. Dagli atti notarili e ducali risulta che il capofamiglia, Leonardo De Predis, morendo nel 1466 lasciò sei figli maschi: Aluisio, Evangelista e Cristoforo (sordomuto), nati dalla prima moglie Margherita Giussani (morta prematuramente); Giovanni Francesco avuto da Margherita De Millio, anch’essa morta prematuramente; Bernardino e Giovanni Ambrogio, nati dalla terza moglie Caterina Corio. Cristoforo, il terzogenito, nacque sordomuto e divenne un’eccellente miniatore, ma non si sa ne come imparò l’arte, ne chi fu il suo maestro (secondo la Wittgens, forse il Belbello da Pavia).
Cristoforo si conquistò una notevole fama, che gli valse le commissioni delle famiglie patrizie lombarde e della corte degli Sforza. La prima data sicura della sua attività è il 1471. Nei libri mastri Borromeo, in quell’anno è annotato: demo L. 2 al muto de prede per una nostra dona dipinta sulo ofitiolo del conte.Da quell’anno fino al 1474 Cristoforo ed il fratellastro Giovanni Ambrogio si alternano nei libri mastri della casa Borromeo, come esecutori di “offizioli” per la nobile famiglia. Nel 1473 è registrato un dono di giuponi dati al mutolo per più lavori facti per lo mag. Conte Vitaliano e li puti. Cristoforo era sicuramente molto intelligente ed abile; capiva e sapeva farsi capire. I suoi fratelli avevano imparato a comunicare con lui e lo rispettavano.
A conferma esiste una lettera, in data 4 giugno 1472, scritta dai fratelli Aluisio ed Evangelista De Predis al duca Galeazzo Maria Sforza. I fratelli volevano vendere alcuni terreni a Sedriano, ereditati in parti uguali dal padre. Ma a quel tempo i sordomuti erano ancora considerati dei poveri deficienti, incapaci di provvedere a se stessi, e dovevano essere tutelati da un curatore. I fratelli De Predis, conoscendo e rispettando l’intelligenza del loro fratello sordomuto, non vollero sottoporlo all’umiliazione di avere un curatore. Così, nella lettera, chiesero al duca di riconoscere a Cristoforo la piena capacità eopardi di decidere liberamente dei suoi beni, senza dover nominare un tutore. Nella lettera al duca scrissero: mutulus qui licet ad nutum intelligat, ut omnibus notum est, tamen loqui non potest, cioè che Cristoforo comprendeva tutto ed era intelligente ma, essendo muto, logicamente non poteva esprimere a voce la sua volontà. La risposta del duca fu favorevole, anche perché conosceva ed apprezzava la bravura artistica di Cristoforo nella miniatura. Nell’atto notarile di vendita dei terreni si legge: …Christoforus de Prediis, filius dicti leonardi, mutulus, intelligens ad nutum prout dicti frates dixerunt et protestati sunt, adhibitisque dictis Aluisio et Evangelista qui intelligunt dictum Christoforum ad nutum et qui factis certis signis dixerunt et dicunt quod ipse Christoforum est contentus et quietus eorum… (…Cristoforo De Predis, figlio di Leonardo, mutolo, intelligente e capace, si esprime attraverso i fratelli Aluisio ed Evangelista, che capiscono ciò che Cristoforo dice per mezzo di certi segni, ed essi dicono che Cristoforo è soddisfatto ed approva…).

La scheda completa su Cristoforo de Predis

Fonte: storiadimilano.it – m.p.