Attraverso il linguaggio della creatività è possibile esprimere energie psicoaffettive che, se bloccate, diventano patologie

L’arte terapia è uno strumento terapeutico che si avvale della possibilità attraverso la libera espressione artistica, cromatica, grafico-segnica di poter osservare sé stessi da una nuova prospettiva, sfruttando canali di comunicazione non verbali e privilegiando attraverso la risorsa creativa personale, il processo di trasformazione e la capacità autogenerativa latente in ognuno di noi. L’utilizzo delle tecniche non verbali all’interno della relazione psicologica di aiuto trova una buona applicazione nel trattamento e nel supporto psicologico a bambini e ad adulti (disturbi nell’area psicoemotiva e relazionale) ma soprattutto in tutti quei casi in cui la parola risulta per un motivo o per l’altro insufficiente ed inadeguata.

Nell’ambito delle neurolesioni, tutti i pazienti con afasia cioè con l’impossibilità a pianificare e produrre l’atto linguistico, ne possono beneficiare per ritrovare una modalità espressiva che li possa riconnettere a sé stessi e al mondo degli altri. Anche nella normalità comunque le parole con il loro potere di richiamo a concetti e a categorie linguistiche ben definite spesso non risultano essere traduttori fedeli di emozioni e vissuti, talvolta così dolorosi tali da restare irrigiditi e bloccati in nuclei non riconosciuti, non verbalizzati, inelaborabili e per questo non risolti. Il canale visivo invece risulta costitutivamente più vicino all’inconscio poiché la vista è evolutivamente più arcaica rispetto al linguaggio.

Attraverso l’espressione grafico-segnica, la scelta dei materiali, delle forme e dei colori, attraverso quindi il linguaggio della creatività, una persona può giungere a riconoscere, esprimere e realizzare parti di sé non espresse, sentimenti non accettati coscientemente, energie psicoaffettive che se bloccate, possono trasformarsi in disagio prima e sintomo patologico poi.

Invece se opportunamente incanalato nell’attività artistica attiva, l’originale nucleo emotivo problematico ad esempio la tristezza, la rabbia, il dolore, l’angoscia può trovare una canalizzazione e trasformarsi in una nuova possibilità esistenziale, un nuovo poter-essere con sé stessi e con gli altri. Naturalmente si tratta di un processo trasformativo, elaborativo e catartico che richiede il giusto tempo, un tempo soggettivo specifico per ognuno di noi, quello che sposa mente e cuore.

Le arti visive permettono quindi di simbolizzare i contenuti emozionali. I colori utilizzati possono essere un chiaro esempio di messa in scena del personale stato d’animo ad esempio la tristezza, la gioia, la rabbia od anche evocare desideri, speranze, bisogni che il filtro della censura cosciente rende opachi alla parola.

Ogni tecnica usata produce naturalmente un effetto diverso ad esempio materali manipolabili come l’argilla sono perfetti per evocare un coinvolgimento di tipo fisico facilitando l’abbandono di tensioni di tipo corporeo, l’espressione della rabbia, il rilassamento psicoemotivo e soprattutto permettendo il contatto con la realta’ fisica e materiale, talvolta incrinato e perso in molte patologie psichiatriche.

I colori usati poi evocano diversi effetti cromatici ad esempio con i colori a cera, i pennarelli, le tempere si viene a creare una presa di contatto più forte rispetto a quella creata con le matite colorate e quindi simbolicamente si delinea un modo di entrare in contatto con il proprio mondo interno diverso e per questo già significativo. Il collage può essere un valido strumento di lavoro per integrare le diverse parti di sé (osservo una immagine o parte di essa e mi identifico/contro identifico); preziosissimo infine il lavoro con la fototerapia laddove il grande potere di evocazione del ricordo attraverso la fotografia diventa il catalizzatore di un possibile processo di confronto con il passato, ri-trovamento e cambiamento.

Ulteriore canale comunicativo non verbale è il suono, la musica: anche essa con le sue melodie e le sue alternanze timbriche come l’attività grafica favorisce l’espressione di emozioni e sentimenti difficili da comunicare verbalmente, può avere un effetto rilassante e creando un senso di comunione è di per sé terapeutica; il ritmo inoltre evocando esperienze prenatali permette di facilitare il contatto profondo con le nostre origini.

Sono molte le tecniche dell’arteterapia e molti gli strumenti quindi che possediamo di comunicazione non verbale e di accesso privilegiato alle nostre risorse piu’ profonde: intuizione, creatività, fantasia, potere di rigenerazione e trasformazione. Ogni atto creativo quindi è un processo dove concorrono sempre esperienze emotive, immagini insconsce, scelte coscenti e pensieri ed è sempre nell’atto dell’esprimere qualunque esso sia che l’emozione viene alla luce.

Ogni emozione che permettiamo di far nascere e crescere è un si detto alla vita.

 

di Massimo Zamuner (direttore sanitario di Arep Onlus e psicologo clinico e arteterapeuta) e Raffaella Manente

Fonte: coilgazzettino.it – m.p