Superare le barriere e rompere le catene: l’arte ci avvicina al mondo dei diversamente abili e in alcuni casi diventa strumento di riscatto. Per continuare a pensare che un mondo diverso e migliore sia davvero possibile.

Pari opportunità a fumetti

In principio fu Nemo, il pesciolino del film Disney che con la sua pinna atrofica è uno dei primi personaggi a cartoni a convivere con una disabilità. Oggi, invece, arriva Silver Scorpion, giovanissimo supereroe a fumetti.

La sua particolarità? E’ bloccato su una sedia a rotelle, e quando lui si trasforma diventa parte integrante del suo equipaggiamento da battaglia. Fa parte di una task force di giovani eroi disabili, spesso resi tali dalla guerra: sono stati inventati da un gruppo di ragazzini siriani e statunitensi tramiteOpen Hand Initiative, associazione per la cooperazione e l’amicizia tra bambini occidentali e musulmani, e gli albi  sono scaricabili gratuitamente dal sito dell’associazione.

Anche in Italia i fumetti sono stati spesso veicolo di integrazione. È il caso di Gea, celebre serie creata da Luca Enoch e pubblicata dal leggendario Sergio Bonelli: uno dei suoi protagonisti, Leo, è un ragazzo paraplegico.

Guarda l’autismo

Capire l’autismo grazie a un’opera d’arte: sembra impossibile, ma è realtà. Il collettivo di creativi BBDO, ha ideato una premiatissima videoinstallazione interattiva per l’associazione Autism Speaks.

Uno dei sintomi più riconoscibili nei bambini autistici è il rifiuto di guardare direttamente negli occhi il proprio interlocutore. È proprio questo che fa la bimba protagonista dell’opera: grazie ad alcuni sensori di movimento applicati sullo schermo, è in grado di capire dove si posa lo sguardo di chi la osserva e di sfuggirlo costantemente. Definita da un critico americano “L’esperienza più frustrante che io abbia mai fatto”, la videoinstallazione è ora in tour negli Stati Uniti; lo scopo è spingere gli spettatori a mettersi nei panni dei genitori di questi bambini, ma anche insegnare a cogliere i primi sintomi di una sindrome piuttosto diffusa, ma spesso poco conosciuta.

Graffiti in Braille

Da un po’ di tempo, in Francia, sulle mura di monumenti ed edifici storici spuntano strani graffiti: grossi dischi di polistirolo incollati al muro che le autorità non si sognano nemmeno di rimuovere. Si tratta infatti dei graffiti in braille dell’artista The Blind, che lavora a favore dei non vedenti.

I suoi graffiti sono una sorta di “didascalia” ai vari monumenti della città e indicano il nome dell’opera, l’anno di costruzione e altri dettagli utili a chi non sia in grado di ammirarla direttamente.

Il Comune di Parigi, che di solito è molto severo con i graffiti, ha molto apprezzato l’iniziativa e non li rimuove quasi mai. L’operazione è stata replicata anche a Portland, negli Stati Uniti, grazie all’artista Scott Wayne Indiana, e la mania si sta diffondendo in tutto il mondo.

Anche in Italia l’accoppiata graffiti e braille è vincente:  Tawa, uno dei più celebri writer della penisola, ha recentemente inaugurato la mostra Tracce di Braille a Pavia, in cui è possibile ammirare opere ispirate all’alfabeto per ciechi.

Blind tourism

Sempre a Parigi nasce il movimento del Blind Tourism, ovvero del turismo per ciechi. A inventarlo è stato l’artista Paul Coudamy ed è dedicato sia a persone realmente non vedenti, sia a chi ha una vista perfetta.

Chi prende parte a queste visite guidate indossa una benda e non è in grado di vedere né panorami, né monumenti: è la guida a raccontare ciò che succede e a esplorare il territorio per conto dei turisti.

Concetto simile, ma diversa applicazione, per Dialogo nel Buio, un ciclo di mostre, cene ed eventi organizzato dall’Associazione Ciechi di Milano: una persona non vedente aiuta i visitatori ad esplorare gli spazi e a compiere gesti quotidiani, come mangiare o prendere un caffè, nell’oscurità più totale.

Ad Ancona sorge invece il Museo Tattile Omero: dedicato ad archeologia, architettura e scultura, offre ai visitatori la possibilità di toccare le opere della collezione, permettendo anche a chi non può ammirarle di farsi un’idea precisa del loro aspetto. Molti anche gli eventi e le lezioni organizzate dal museo: iniziative basate su tutti i sensi, tranne la vista.

Arrampicarsi sugli alberi

Per i bambini affetti da disabilità fisiche, o addirittura costretti su una sedia a rotelle, è possibile arrampicarsi sugli alberi? Oggi sì, grazie al Twin Lakes Camp in Georgia, un campo estivo progettato dal celebre studio di architettura Lord, Aeck & Sargent e dedicato a bambini con problemi fisici.
Le camerate e gli edifici ricreativi sono vere e proprie case sugli alberi, costruite sulle querce secolari di un bosco, e sono le prime al mondo ad avere un accesso anche per disabili, che hanno così la possibilità di vivere una meravigliosa avventura tra le fronde.
Anche in Italia i campi estivi per bambini diversamente abili sono molto numerosi, come quello organizzato dalla Mason Perkins Deafness Fund nelle campagne vicino Siena: nato per i bambini sordi, ma aperto anche ai loro amici udenti, il suo scopo è sviluppare l’integrazione e la comunicazione tra i più giovani.

9/8/2011
Fonte: style.it – m.p.