Premesso che il termine imposto di “sordomutismo” è dovuto alle opportune circostanze dell’epoca e anche di oggi sulla natura fisio-patologica, in quanto dal punto di vista “medicina legale” il sordo dalla nascita non può parlare se non rieducato e…protesizzato (muto). Anche oggi col progresso umano-scientifico di integrazione sociale, rimane sempre il problema caratteristico socio-psico-medico del sordo, definendo che è, però, paragonabile al “sordo prelinguale”, giustamente indicato dall’art. 4 della legge 508/88.
Per evitare di porre, per orgoglio o altro, “altri termini simili”, il termine medico-scientifico é conosciuto da tutti perché “le inutili confusioni delle parole”, nella terminologia, sull’unico significato e argomento della sordità profonda provocano il disorientamento delle commissioni medico-legali e provoca l'”irrimediabile” danno del “vero” sordo, rispetto ad altri, nella legislazione che prevede le provvidenze benefiche. Il grande scienziato Leonardo da Vinci, pittore, architetto, anatomista, scrittore e naturalista, nacque ad Anchiano, frazione di Vinci (Firenze), il 15 aprile 1452 e morì a Castello di Cloux, Amboise (Francia) il 2 maggio 1519 ed i suoi resti mortali furono dispersi a causa della guerra di religione in Francia dagli Ugonotti. Figlio illegittimo del notaio ser Piero da Vinci si trasferì a Firenze con il padre, frequentò la bottega del Verrocchio e più tardi si iscrisse “nella compagnia dei pittori di Firenze” (1472). Non fu solo celebre pittore e scultore, ma studiò con notevole intelletto, considerato da tutti “un genio”, su tutte le materie dalla naturalistica alla scienza, alla matematica, perfino alla pedagogia, dalla geografia all’astronomia, dalla costruzione meccanica alla architettura, alla fisiologia, alla scienza militare, ecc. Tutte teorie scritte nei suoi “infiniti” appunti con interesse tecnico e scientifico: i codici leonardeschi.
Il mondo dei sordi lo conosce ma non è che il celebre Leonardo si occupasse anche, nello studio, del “sordomutismo”.

Ora vediamo insieme i suoi pensieri a proposito di quest’argomento nel lontanissimo XV secolo. Leonardo, forse, ebbe a conoscere il padre del filosofo Girolamo Cardano: Fazio, frequentante l’arte del disegno e della pittura, e considerato “compagno di studi”, il quale gli parlò del figlio Girolamo Cardano, noto filosofo, letterario pavese, il quale definisce la possibilità dell’insegnamento al sordomuto: guai a chi lo impedisce (Crimen est!). L’”Arte del disegno e della pittura”(Compagnia) era frequentata dai pittori “sordomuti” che conobbe a contattare direttamente. Studiò per questo la fisiologia della voce e scrisse una opera veramente “scientifica”, anche se fu pregiudiziale dovuto alla cultura in circostanza del rinascimento. Riporto alcuni tratti pubblicati da “ La Voce del Sordomuto ” [1], circa l’osservazione di Leonardo sul soggetto sordo dalla nascita come sul cieco: è un essere incompleto perché ogni nostra cognizione ha principio nei sensi i quali sono “ufficiali”, cioè servi e ministri dell’anima. Quindi chi è privo di un senso, dovrebbe anche essere privo delle cognizioni che per esso passano all’anima. Ma la vista è il “senso massimo, il signore dei sensi” e perciò anche più nobile dell’udito. Tutti, infatti, vorrebbero essere piuttosto sordomuti che ciechi, perché sebbene la perdita dell’udito, implicasse la perdita di tutte le scienze, le quali si acquistano con la parola, pure gli uomini vi si adattano meglio, e sembra loro più sopportabile un tale difetto, che il non vedere le bellezze dell’universo. La cecità è “sorella della morte”, il cieco è “come un cacciato dal mondo, perché egli più non lo vede” e perché, sebbene intenda molte verità, non sa che cosa siano “luce, tenebre, colore, corpo, figura, mito, remozione, promiscuità, moto e quiete, le quali cose sono dieci coronamenti della natura”. Egli è infelice nel senso più stretto della parola, perché non potrà vivere mai lieto, come si vede nei sordi nati, cioè i muti, perché “chi perde il vedere perde la bellezza del mondo a differenza del sordo il quale perde il suono fatto da moto dell’aria percossa, che è minima cosa nel mondo”. Come si vede il pensiero di Leonardo corrisponde alle circostanze dell’epoca, è vero, ma non rispetto ad oggi nel notevole cambiamento dell’evoluzione fra i sordi del passato e di oggi. Ma la realtà del contenuto può essere possibile nel disagio dei sordi esclusi dal mondo d’informazione, se non è adeguatamente diretta a loro con le adatte strutture rivolte con attenzione, la conseguenza dell’esclusione provoca sicuramente il deficit dell’intelletto o, meglio, il ritardo. L’importanza di distinguere la sordità “colpita” (“accidentale”) in età evolutiva e adulta e quella “non colpita”, ma dalla nascita. Il sordo nato è muto “perché mai udì a parlare e mai poté imparare alcun linguaggio”. Egli, però, può “intendere bene ogni cosa accidentale (qualità visibili) che sia nei corpi umani, meglio di uno che parli e che abbia udito, e similmente conoscere le opere dei pittori e quello che in esse si rappresenta a che tali figure sono appropriate”. Sulla sordità “accidentale”, Leonardo disse: “Io vidi in Firenze un sordo accidentale il quale se tu gli parlavi forte non ti intendeva, e parlando piano, senza suono di voce, lui intendeva solo per lo menar delle labbra. Or mi potresti dire non mena le labbra uno che parla forte come piano?”. Evidentemente il Leonardo sa come trattare il sordomuto nell’arte di educarlo in maniera pedagogica emendativa, cioè la possibilità della lettura labiale che conosce la lingua. Sull’intelligenza del sordomuto, nel suo trattato della pittura propone “il sordomuto come interprete dei movimenti e modello di espressione. Le figure – dice egli – devono essere espressive in modo che chiunque le guardi conosca il loro sentimento, a “similitudine del muto, che vedendo due parlatori, benché esso sia privato dell’udito, nientedimeno mediante li effetti e li atti di essi parlatori, lui comprende il tema della loro disputa”. Per ottenere quest’effetto il pittore deve studiare i gesti dei sordomuti “i quali parlano coi movimenti delle mani, e degli occhi, e ciglia, e di tutta la persona, nel voler esprimere il concetto dell’animo loro”. I sordomuti sono “i maestri dei movimenti e intendono da lontano di quel che uno parla, quando egli accomoda i moti delle mani con le parole”. Leonardo fu, oltre tutto, considerato studioso del comportamento e dei gesti (movimenti) del sordomuto nella scienza psicologia e pedagogica, prendendo e raccomandando i loro gesti a modello nella pittura, influenzando gli scritti di Girolamo Cardano, come è fatto di oggi, che si studia la lingua dei sordi, riconoscendola e diffondendola dopo cinquecento anni. Per le altre esperienze non indifferenti, gli accenni relativi al sordomuto potrebbero essere rilevate “utili e interessate” in necessità di approfondimento nello studio sugli scritti (codici) leonardeschi, che si trovano ovunque nelle biblioteche di grandi città, da parte chi desideri occuparsi di più.

Autore: Franco Zatini (1996)
L’Autore, dopo aver giustificato l’uso del termine di sordomutismo, riporta alcune affermazioni di Leonardo da Vinci sulla sordità innate e acquisite, con confronto fra cecità e sordità, cercando di trovare riferimenti con i problemi affrontati all’epoca attuale.

Fonte:  storiadeisordi.it – m.p.