La follia, condizione non sufficiente ma forse necessaria per la libera espressione della creatività artistica.

Joash Woodrow è nato a Leeds, nello Yorkshire, nel 1926, in una numerosa famiglia borghese di origine polacca con ben dieci figli, e vive dal 1999 in una comunità protetta per disabili mentali non autosufficienti, dalla quale molto probabilmente non uscirà più.
Joash ha frequentato in giovane età il College of Art di Leeds, ha fatto il cartografo sotto le armi, ha studiato disegno e pittura con illustri colleghi di corso, finchè, subito dopo la laurea, un esaurimento nervoso di grave entità non lo ha trasformato in un individuo disadattato, un malato psichiatrico che ha tagliato tutti i suoi contatti con il resto del mondo per crearsene uno suo, nel quale autorecludersi con la sua follia.
In tutti questi anni di straziante solitudine Woodrow ha disegnato e dipinto furiosamente, con la creatività forsennata che fu di Van Gogh, con la allucinata disperazione di Edward Munch, producendo migliaia di opere, disegni, collages, dipinti, illustrazioni a margine di testi, casualmente ritrovate da un fratello proprio in occasione del forzato ricovero e dell’allontanamento dalla casa materna.
Per rivelare al mondo quello che subito il fratello ed un suo amico critico d’arte riconobbero come un genio della pittura, è stata allestita la prima mostra dei suoi lavori a Harrogate, nel giugno del 2002, ed oggi si sta mettendo ordine nella sua sconfinata produzione e si sta scrivendo anche un libro sulla sua disgraziata vita, due eventi dei quali egli neanche si rende conto.

Ancora una volta ci troviamo davanti al binomio genio-follia, ancora una volta ci viene confermato che è possibile un legame tra i due termini, che nell’irrazionale, nell’inconscio, nell’anomalia sono insite potenzialità che possono avere fondamentali implicazioni nella ricerca e nell’espressione estetica, fino a costruire un ponte tra due mondi estranei l’uno all’altro, quello dei “normali” e quello dei “diversi”, riportandoci dall’ignoto frammenti di visioni altrimenti non raggiungibili se non sulle ali della follia. (Hölderlin scrive: “Cercheremo quello che è nostro, per quanto lontano occorra andare…..”)

Molti sono i personaggi famosi che, in tempi più o meno recenti, sono stati preda di varie patologie psichiatriche quali depressione maniacale, asocialità, ossessioni, anoressia, come Rilke, Kafka, Goethe, Proust, Rousseau, Schumann, Pavese, Virginia Woolf, afflitti da un male di vivere che dimostra come genio e follia si tocchino da vicino.
In un celebre saggio del 1922, Karl Jasper, psichiatra e filosofo, uno dei massimi esponenti dell’esistenzialismo contemporaneo, ripercorre l’itinerario della follia di celebri personaggi, August Strindberg, Emanuel Swedenborg, Friedrich Hölderlin, Vincent Van Gogh, per individuare proprio la presenza o meno di in legame di interdipendenza tra follia e creatività artistica, giungendo alla conclusione che non c’è, tra le due, una correlazione diretta, ma individuando la pazzia come catalizzatore perchè il genio creativo si sviluppi e si manifesti, lanciando il suo messaggio attraverso l’opera d’arte.

E’ un messaggio che non sempre siamo in grado di recepire e di decifrare, ma che ci fa intuire l’esistenza di mondi lontani, preclusi alla nostra ragione, agibili solo dal nostro cuore.

di Vilma Torselli
pubblicato il 22/04/2007
Fonte: artonweb.it – m.p.