Torino si tinge di colori. Fino al 16 Giugno, a Palazzo Barolo, nel cuore della città, sarà possibile visitare la mostra d’arte singolare e plurale “Facendo altro”. L’esposizione, a cura di Tea Taramino, Gianluigi Mangiapane e Cristina Balma, fa parte del progetto dell’assessorato al Welfare della Città di Torino e Opera Barolo, con la partecipazione di Artenne e Forme in bilico ed il contributo di Fondazione CRT.

Gli artisti

La mostra, formata da fotografie, disegni, istallazioni, video, dipinti, performance e postazioni interattive, ha la particolarità di essere oggetto di un’indagine antropologica, filosofica, psicologica e artistica dei protagonisti.
I 29 artisti infatti, fanno parte di mondi completamente diversi. C’è chi fa il barbiere, chi il poliziotto, chi è dirigente delle politiche sociali del comune, chi fa il restauratore di beni culturali, chi è uno scienziato rinomato all’internazionale e chi invece lavora come infermiere in un ospedale psichiatrico. Quello che è certo però, è che tutti, lontani dalla quotidianità lavorativa, forse di notte o durante il weekend, si dedicano all’arte per parlare del mondo ed esternare sensazioni ed emozioni riguardo temi più svariati.

L’iniziativa, ha dunque permesso il coinvolgimento degli artisti più variegati, sia professionisti, che veri e propri autodidatti, ma anche persone fragili, con disagi di vario genere e persone che conducono vite completamente normali e “funzionanti”.

Proprio questa pluralità dei profili e la molteplicità delle tecniche artistiche, ha reso unica l’esposizione.

 

Percorrendo l’esposizione

La mostra, si sviluppa su due piani all’interno di Palazzo Barolo, una dimora nobiliare tra le più ampie e significative in stile barocco di Torino.

Al piano terra, proprio all’interno degli appartamenti affrescati dall’illustre pittore italiano Legnanino, la mostra si apre con l’esposizione di numerose fotografie inedite del ‘900 di Lorenzo Foglio (postino), e Raffaele Santomauro (meccanico). Sono presenti anche gli scatti originali di Tilde Giani Gallino (professore Ordinario di Psicologia dello Sviluppo nell’Università di Torino), che cerca di cogliere la dimensione intima e personale delle persone, e quelli di Ivo Martin (impiegato pubblico nei servizi sociali), che si dedica alla documentazione degli eventi artistici di Torino, con una particolare attenzione alla disabilità.

Oltre alla sezione fotografica, in queste sale, sarà possibile scrutare anche le “macchine della visione” di Fiorenzo Rosso (risicoltore), che da tutta la vita, cerca di legare l’arte al mondo contadino nel quale vive, e i video di Pietro Perotti (operaio e delegato sindacale alla Fiat), che mettono in evidenza il tema del lavoro e le manifestazioni correlate.

La seconda parte dell’esposizione invece, si sviluppa nelle Cantine della dimora, snodandosi fra architetture sotterranee, labirinti e luci soffuse, che si prestano perfettamente allo stile delle opere esposte.
Ad aprire questa seconda sezione della mostra, ci sono Fausto Manara (professore associato di Psichiatria alla facoltà di Medicina dell’Azienda Ospedaliera locale) che si interroga sulla realtà e la sua deformazione ad opera dell’osservatore, proponendo mondi sconosciuti e paralleli tra loro, e Monica Lo Cascio (dirigente welfare), che tramite fotografie ed istallazioni, indaga sulle relazioni tra persone, animali e nature.

Monica Lo Cascio, Alla ricerca di Ina, 2019, installazione, fotografia, elaborazione digitale, stampa su tessuto

Successivamente, si snodano i minuziosi disegni ad opera della brillante artista Maresa Paguro, (educatrice nei servizi per disabili del Comune di Torino) che, con pennarelli a punta sottile, rappresenta corpi umani, ritratti di anziani e forme della natura, e i disegni intrecciati ad astrazioni matematiche, del celebre fisico teorico italiano Tullio Regge.

Maresa Pagura, Mani Vissute, 2011, pastello bianco su cartoncino ruvido marrone

Passando dal disegno alla pittura invece, imperdibili sono i dipinti simbolici di Saro Puma (infermiere), quelli di Giuliana Ravaschietto (Insegnante) e le gallerie di vita di Antonio Corapi (sarto e compositore).
Ma i pittori non mancano e le opere di Piero Ferroglia (commerciante), Giovanni Mangiacapra (ex impiegato ASL), Teresio Polastro (progettista meccanico), Daniela Gariglio (micropsicoanalista), Andrea Cordero (curatore ed ex insegnante), Francesco De Bartolomeis, (emerito docente ultracentenario di pedagogia), Pino Chiezzi (ingegnere), e per finire, quelle dei due poliziotti Claudio Lia e Roberta di Chiara, ci permettono di spaziare tra giochi di colore, movimenti creativi, composizioni concettuali e analisi delle forme pittoriche, impedendoci di staccare gli occhi dalle opere.
Guido Gulino (ex dirigente pubblico) invece, allontanandosi dalla tecnica classica, accosta la pittura al riciclo, realizzando opere di collage e assemblage dai colori sgargianti e luminosi.

Guido Gulino, Paesaggio, 2016, tecnica mista con pallet, cartonato, radice e cartapesta

Attraversando la tecnica scultorea invece, al centro dell’esposizione troviamo le statuette dell’artista calabrese e barbiere Giuseppe Iacopetta che, studiando le forme delle teste umane grazie al suo lavoro, ha realizzato centinaia di opere in carta pesta di medie e grandi dimensioni. Interessanti sono anche le opere di Fabrizio Roccatello (restauratore), che manipolando il legno, manda messaggi provocatori e denuncia le privazioni imposte dalle nuove generazioni.

Ma la mostra non si ferma qui, e propone anche le istallazioni immersive di Julien Friedler (psicanalista) e Silvano Costanzo (giornalista). Il primo, un artista belga rinomato nel panorama dell’arte contemporanea, ci catapulta nel periodo nazista, mettendo in evidenza l’innocenza infranta dei bambini ebrei; il secondo invece, di tutt’altro stampo, presenta un’istallazione fatta di centinaia di avanzi di dischetti di cotone, colorati in maniera astratta e collocati sulle pareti bianche della sala.

Silvano Costanzo, Effetti collaterali, 2017, installazione di dischetti di cotone colorati con acrilico su parete e su tela bianca

Non mancano poi, anche le illustrazioni a tecniche miste di Carlo Minoli (ferroviere), che rappresentano manifesti e volantini metropolitani a carattere politico, le marionette realizzate a mano con materiali di recupero di Maja Strakova (psicologa e psicoterapeuta) e per finire le incredibili fotografie realizzate con il metodo della cianotipia di Beppe Melchiorre.

Maja Strakova, 20 burattini a guanto di grandezza circa 30-40 cm

Insomma, ce n’è proprio per tutti i gusti. Non vi resta che fare un salto!

Palazzo Barolo, sarà aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 15 alle 17:30.
L’ingresso è gratuito per tutti fino al 16 Giugno 2019.

Per maggiori informazioni, consultate il sito dedicato e la pagina Facebook della mostra:
http://www.facendoaltro.it/
https://www.facebook.com/facendoaltro/

 

Di Coryse Farina