Marco Rocca è un uomo di successo, con una vita completa e appagante che un bel giorno entra a far parte del “Club Disabilitè” ma è anche l’autore de “I petali della follia”.

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L’amica Eleonora Goio, Advisor di Disabili DOC, mi ha presentato molte persone che ho già avuto il piacere di intervistare e altre che presto diventeranno Protagonisti su queste pagine.

Oggi è la volta di Marco Rocca, uomo, viaggiatore, studioso di letteratura italiana e straniera, uomo di marketing, scrittore e infine Disabile per caso. Marco come potrete scoprire dall’intervista ha una cultura globale e sensibile offertagli sicuramente dalla conoscenza di diversi Paesi e culture oltre che dall’amore per la lettura che concede il privilegio di apprendere dalle parole di chi spesso ha scritto la storia.

Su Disabili DOC sono già molte le interviste rilasciate da Disabili che entrano, un giorno per caso, nel Club Disabilitè; questi Protagonisti offrono ai lettori e alla società forse la più grande testimonianza di cui il D-Mondo abbia reale necessità: la disabilità è di tutti e può interessare la vita di ognuno in qualunque momento e senza alcun preavviso.
La percezione che questi protagonisti, queste new entry del D-Mondo, hanno di quella che io amo definire “la transizione” è interessante e definisce, persona per persona, emozioni e sensazioni certamente da conoscere.

Ora lasciamo la parola al protagonista di oggi, a Marco Rocca.

D: Buongiorno, partiamo dalla domanda “mappamondo”. Chi è Marco Rocca?

R: Marco Rocca nasce a Bergamo il 30 Maggio del 1963. I genitori gestiscono una modesta attività di rilegatoria di libri e Marco fin da ragazzetto nel dare un aiuto in famiglia si ritrova inevitabilmente tra le mani decine e decine di volumi. Libri di ogni genere che Marco non perde occasione di leggere e rileggere. Scopre così la sua passione per la letteratura fin dall’adolescenza. Cresce con un solo intento, quello di trascorrere la vita cercando di apprendere tutto ciò che essa può insegnare. Si convince che il suo primo passo deve essere quello di visitare e conoscere il mondo. È così che ben presto si iscrive alla facoltà di lingue e letterature straniere della sua città. Conoscere i letterati del globo e le lingue in cui scrivono. Immediatamente dopo il conseguimento della laurea programma quello che sarà il primo di una lunga serie di viaggi. Nell’arco di dieci anni arriverà a conoscere ben quattro continenti. Il suo bagaglio sono quasi sempre uno zaino e l’immancabile taccuino degli appunti. Ben presto metterà in luce le sue doti creative cominciando a scrivere. Le sue prime composizioni sono testi di canzoni per musicisti locali. Non ci vorrà molto prima di scoprire la sua passione per la scrittura di novelle. Il padre e la madre rimangono però ancorati ai loro valori medio-borghesi e non supportano le aspirazioni letterarie del figlio guidandolo su altre strade. Marco riuscirà a pubblicare la prima novella, La porta di lato, solamente nel 2014, due anni dopo l’ictus che lo colpisce lasciandolo disabile.

D: Marco Rocca diventa Disabile inaspettatamente, entra così in quello che noi chiamiamo “Club Disabilitè”. Come ha vissuto la transizione da persona che poteva agire liberamente a Disabile?

R: L’ictus è una malattia che colpisce il cervello prima del corpo. Il primo anno è come essere proiettato in un altro universo, nella vita di qualcun altro. Cominci a vedere il mondo da tutta un’altra prospettiva. A quel punto devi tirare fuori tutto ciò che sei, tutto quanto hai costruito di te stesso e metterlo su quel tavolo da gioco che è la vita. Fortunatamente tra le tante persone che non si fanno più vedere qualcuno ti rimane accanto ancora più di prima. Se così non fosse non faresti altro che chiederti perché la tua vita non sia già finita. Ma Irina, la mia compagna mi rimane accanto ed il nostro amore diviene ancora più grande di quanto già non fosse. «Strano vagare nella nebbia» scriveva Herman Hesse.

D: Per molti anni lei è stato un uomo di marketing che per lavoro ha girato il mondo, conosce 5 lingue, era abituato a dimensioni che certamente non sono paragonabili a quelle attuali. Come si vive una riduzione delle proprie capacità residue che di conseguenza limitano la propria libertà d’azione anche nel viaggiare autonomamente?

R: Vivendo apprendi a farti guidare dalle forze invisibili della vita stessa. Non viaggiare più con il corpo ti porta inevitabilmente a far muovere la mente e lo spirito. Quando sento l’irrefrenabile esigenza di muovermi lo faccio con la mia compagna e tirando fuori tutte le risorse che mi sono rimaste.

D: Marco Rocca è anche uno scrittore. “I petali della follia” è il suo ultimo romanzo. Di cosa parla? C’è qualcosa di autobiografico oppure la sua vita non rientra nella narrazione?

Disabili DOC – Marco Rocca autore de “I petali della follia”R: È mia opinione che nell’opera di uno scrittore ci sia sempre una traccia autobiografica. In questa che è una raccolta di novelle filosofiche che sfiorano i temi esistenziali di ogni uomo traspare la mia visione della vita da un’angolazione diversa da quella della maggior parte degli esseri umani.

D: Se non fosse diventato Disabile sarebbe diventato comunque uno scrittore?

R: Il mio amore per la letteratura e per la scrittura nasce in tempi pre-adolescenziali, la disabilità ha chiuso delle porte, ma ne ha aperto delle altre. Posso dire che a differenza di molti scrittori dopo l’ictus non ho necessità di assumere sostanze per dare ispirazione alla mia mano.

D: Lei, a oggi, ha vissuto differenti esperienze lavorative che la vedono passare da uomo di marketing a scrittore. Quali sono i suoi progetti futuri?

R: Francamente la malattia mi ha insegnato ad avere solo progetti a brevissimo tempo. Ho impostato la mia vita in maniera da poter lavorare dallo studio di casa mia da dove cerco di mettere a frutto tutte le mie esperienze.

D: Lei, come la comune amica che ci ha presentati, Eleonora Goio, è diventato Disabile durante una vita che certamente non le aveva preannunciato questo evento. Da quando appartiene alla nostra categoria come vede il D-Mondo? È cambiata la percezione del Disabile o Marco Rocca aveva già da prima un esatto quadro di quello che è il mondo della disabilità, quello che noi definiamo D-Mondo?

R: Un tempo scrissi il testo di una canzone che diceva: «non conosciamo veramente se non ciò che proviamo direttamente».

D: Ci sono essenzialmente due macro famiglie di Disabili: chi nasce Disabile e chi lo diventa. L’accettazione del mondo verso queste due categorie è completamente differente. I primi sembrano appartenere meno alla collettività, mentre i secondi, siccome erano cellule vive, attive, della società, vengono recepiti e accettati meglio forse anche perché inconsciamente rappresentano la paura di ciò che potrebbe accadere a tutti e senza alcun preavviso. Qual è la sua opinione relativamente a questa riflessione? Come ha vissuto gli altrui atteggiamenti nei due diversi periodi di vita? Il primo vissuto da normodotato e il secondo da Disabile.

R: Da normalmente abili tendiamo tutti ad ampliare il nostro “IO”. Questo “IO” in realtà non è che una costruzione della nostra mente alimentato dal modello sociale occidentale. Come disabile il tuo “IO” inevitabilmente si riduce. Il mondo è spesso visto come competizione, da normodotato ti confronti con il genere umano tuo pari, come disabile ti tiri fuori dalla corsa e guardi tutto da un altro punto di vista. A quel punto scopri veramente di che pasta sono fatte le persone che ti stanno intorno.

D: Mi ha raccontato che vive una relazione, una vita di coppia. Questa relazione era preesistente o è nata dopo l’evento che l’ha reso Disabile?

R: La mia relazione con Irina è nata quindici anni fa, ben prima dell’ictus, ma devo dire che straordinariamente la malattia ha rinforzato il nostro rapporto. Magnifici misteri della vita.

D: Una delle carenze maggiori per un Disabile è l’affettività di una vita che affianchi la nostra. Lei questo problema come abbiamo visto non ce l’ha. Cosa potrebbe lei, con la sensibilità dello scrittore, raccontare a Disabili e normodotati per far comprendere che una relazione è fattibile se realmente la si desidera?

R: Questa domanda è difficile e richiede una risposta molto complessa a causa della diversa personalità e diverse esperienze di ognuno di noi. Suggerirei di non aver fretta, in realtà non siamo noi a decidere i tempi della vita e dell’amore. Nel frattempo non focalizzarci e ostinarci sul tema. Molti dei nostri pensieri sono spazzatura da gettare nella raccolta differenziata.

D: “I petali della follia” è un titolo che mi piace moltissimo, è il titolo di una raccolta di novelle filosofiche intriganti e interessanti. Ha mai pensato di scrivere un libro che racconti la disabilità nello stesso stile in cui “I petali della follia” descrivono differenti vite e altrettante situazioni?

R: A dire il vero idee per nuovi libri ne ho diverse e quella a cui accenna è una di queste.

D: La disabilità viene descritta da chi la accoglie spesso come un momento di trasformazione e forse anche di crescita. Personalmente, come Disabile, non mi sono mai posto alcun problema per essere come sono ma ho l’impressione che spesso si cada in un buonismo che non esprime al 100% i reali sentimenti. Cosa ha pensato di sé e della sua vita quando è diventato Disabile?

R: La mia preoccupazione più grande è sempre stata quella di invecchiare senza crescere in saggezza o addirittura degenerando come accade purtroppo a molti uomini. Fortunatamente, grazie alla disabilità, ho evitato questo rischio.

D: Siamo in chiusura, la ringrazio molto per l’intervista che ci ha concesso e la invito a una chiosa senza tema. Comunichi lei ai nostri lettori quanto sente di trasmettere e forse anche quanto le domande che le ho fatto non le hanno dato modo di raccontare.
Ancora grazie!

R: Citerò semplicemente il passo di uno dei racconti inclusi ne I petali della follia: «Veramente, Ramon, pensi che il solo fatto di non rammentare la nostra esistenza prima di nascere sia una ragione valida per credere che non ne esista una dopo la morte?».

Fonte: disabilidoc.it

(m.p.)