Non per carità cristiana o buonismo sociale; ieri Alexander Pereira l’ha voluto sottolineare presentando il progetto che  fino al 4 settembre porterà a Milano mille tra bambini, ragazzini e giovanotti di sei orchestre venezuelane del Sistema: «i 13 appuntamenti corali e sinfonici e le recite di Bohème – ha affermato il sovrintendente della Scala – sono l’occasione per Milano di vedere questo miracolo, conoscerlo e imparare». El Sistema è ormai un fenomeno noto a livello mondiale: «Fondato 40 anni fa da Abreu ha strappato dalla malavita dei Barrios, i bassifondi venezuelani, 700 mila bambini dai 7 ai 18 anni offrendo loro la possibilità di frequentare scuole e studiare uno strumento», ricordava il direttore esecutivo del Sistema Eduardo Mendez. «Sono nate mille orchestre infantili e giovanili, puntiamo in breve ad arrivare a un milione di giovani coinvolti». La loro presenza a Milano chiude un cerchio simbolico: «Gran parte delle spese sono sostenute da Hilti Foundation», ha ringraziato Mendez , «la stessa che ci comprò parecchi strumenti quando iniziò la nostra avventura e c’erano i giovani, c’era il desiderio di suonare ma mancavano archi e fiati per farlo».

Il cerchio si chiude anche per Gustavo Dudamel, il maggior talento sbocciato nel Sistema, maestro di fama mondiale che debuttò alla Scala dieci anni fa e che in queste tre settimane dirigerà alla Scala cinque concerti sinfonici e la Bohème: «Quando eravamo una realtà già abbastanza sviluppata ma ancora sconosciuta fuori dai confini patri, Giuseppe Sinopoli fu il primo a interessarsi a noi, venne a dirigerci e a insegnarci la musica, nel 1999; quando morì Muti diresse alla Scala un concerto in sua memoria il cui ricavato andò al Sistema». Era il 2001. «E io ero in sala, con la divisa sgargiante che ora indossano i nostri giovani», ricora Dudamel. «Dopo di lui venne Abbado; il primo incontro sempre nel ‘99 e le sue visite divennero un’abitudine; l’ultima volta che lo vidi fu per il suo storico ritorno alla Scala. Essere qui con questi ragazzi non può non riportarmi a quei due volti e ai tanti momenti vissuti assieme».

Se i primi due appuntamenti sono stasera e domani in Conservatorio col Coro Manos Blancas, formato da disabili che assieme alla voce si esprimono attraverso la gestualità delle mani, Dudamel dirigerà il 12 e il 13 l’Orquesta Sinfónica Nacional Infantil de Venezuela: formata da bambini dagli 8 ai 12 anni, si cimenterà in Stravinskij e nella quarta sinfonia di Ciajkovskij, la cui sesta risuonerà il 30 con la maggiore e più blasonata delle orchestre del Sistema, la Simon Bolivar, che chiuderà il 3 e 4 settembre con la Nona di Beethoven. Che cosa regalerà questo profluvio di note meravigliose e di giovanissimi volti? Lo spiega Pereira: «Da noi lo studio della musica è un fatto privato, che si consuma in una lezione a due e nell’intimo della propria stanza; da loro è da subito un fatto sociale: la musica come possibilità di sperimentare bellezza e dignità umana, di stare assieme in modo buono, appena sanno suonare vanno in orchestra, i più grandi insegnano ai più piccoli, affrontano i capolavori maggiori; fin da piccoli la musica è una gioia vissuta insieme e comunicata a tutti. Dovrebbe essere così anche da noi, e per questo abbiamo regalato 3 mila biglietti ai servizi sociali, perché i giovani che vivono situazioni disagiate guardino a questa esperienza e intuiscano una ipotesi di bellezza anche per loro».

Fonte: corriere.milano.it

(m.p.)