Appena laureata per la quarta volta consecutiva campionessa italiana di fioretto B, la schermitrice veneta si racconta tra successi editoriali e ‘fisse’ mondiali: “Mi fa piacere che tanti mi dicano di averlo letto e che lascia qualcosa dentro”.

Sta partecipando in queste ore, in Sardegna, a convegni motivazionali per un’azienda, sta contando le copie vendute del suo libro “Mi hanno regalato un sogno”, appena uscito per i caratteri Rizzoli, ha appena conquistato, ai Campionati Assoluti e Paralimpici di Torino, il 4° titolo nazionale consecutivo nel fioretto e si prepara a raggiungere i compagni di Nazionale a Gemona del Friuli dove nei prossimi giorni affronterà il Raduno Tecnico prima dei Mondiali d Eger (17-24 settembre). E’ la forza della natura che tutti conoscono, Beatrice “Bebe” Vio, diciottenne di Mogliano Veneto, che tra una stoccata e l’altra ha trovato il tempo di scrivere la sua, pur breve, autobiografia.

“Il libro sta andando molto bene – osserva Bebe- sono molto contenta, mi dico che a pochi giorni dall’uscita in libreria ha già venduto 10.000 copie, e per una biografia di questo genere, è tantissimo, e mi fa piacere che tanti mi dicano di averlo letto e trovato scorrevole, che lascia qualcosa dentro”.

Per il resto, Bebe sta ancora festeggiando il 4° oro italiano di fioretto femminile categoria B, arrivato al termine della finale contro la padovana Marta Nocent, col punteggio di 15-6: “Una gara – racconta – che ho affrontato già cinque volte, e che è stupenda. Sì, perché alla Federscherma accade che tutte le competizioni, nazionali e internazionali, siano integrate, cioè gareggiamo insieme, in pedane affiancate, agli olimpici. E noi ci ritroviamo, per esempio, con il tifo, addirittura, di Valentina Vezzali, che è diventata una mia grande amica e spesso mi fa bei discorsi emozionali. Insomma, non sono più idoli per noi, ma amici, colleghi”. Prossimo pensiero, per Beatrice, i Mondiali di metà settembre: “Esatto, purtroppo nel caso di questi Mondiali non gareggeremo insieme agli olimpici, che andranno in Russia, mentre noi, visto che in Russia non volevano le gare dei disabili, dovremo andare a Eger, in Ungheria. Faccio tante cose, è vero, sempre mille progetti, ma quella mondiale è la mia prossima gara della vita, e cercherò di non fallire, il mio pensiero fisso è lì”. (a cura del Cip)

Fonte: superabile.it

(l.v./m.p.)