Questa è la storia di un museo che non è un museo. Almeno non come tutti gli altri. Non si paga un biglietto per entrare, innanzitutto. E non ci sono opere d’arte da vedere. Qui, in un certo senso, si mostra il gioco delle emozioni e delle complicazioni che fanno una vita. Tante vite. Incasinate e moleste come lo sono tutte, in fondo. Dove si appoggia lo sguardo sulle persone con disabilità. Non un centro diurno, o un centro assistenziale. Non un servizio comunale.COME UN ALBERO

Si va per sottrazioni per azzerare pregiudizi. Togliersi dalla testa le tante idee facili che ci siamo costruiti su un mondo che non conosciamo e non vogliamo conoscere. Un mondo a sé stante, quello della diversità, altro da noi. “Come un albero“, allora, è come un ponte, o una specie di zattera che ci consente di raggiungere l’altrui riva, bagnare i piedi, e magari lasciare un’impronta dentro e fuori di noi.

Inciampo in questo fantastico laboratorio di progetti grazie ad un articolo comparso su “Comune-info” – informazione indipendente sui beni comuni, decrescita ed altreconomia. Mi attacco al web, sbircio immagini e parole che mi restituiscono una freschezza inaspettata, ospitale. Sono attratto dall’originalità e dall’approccio. Sento il bisogno di non restare in superficie, e mi addentro con discrezione e curiosità. Getto un sasso nello stagno, dalla pagina dei contatti di un sito molto ben curato. E dopo pochi minuti vedo i cerchi concentrici espandersi sul monitor del mio portatile. Stefano Onnis è il coordinatore di questo posto, ed è da lui che decido di farmi raccontare tutto. Per filo e per segno.

Fonte: huffingtonpost.it
(e.v.)