“Un albero indiano” racconta i 20 giorni in cui Felice Tagliaferri, bolognese, ha tenuto un corso sulla lavorazione della creta, organizzato dall’onlus Cbm, per 12 bambini disabili e non, e i loro insegnanti nella Bethany School.

Uno scultore cieco, 12 ragazzini disabili e un laboratorio d’arte a Shillong, nel nord est dell’India. Sono i protagonisti del documentario “Un albero indiano” realizzato da Silvio Soldini e Giorgio Garini. Felice Tagliaferri, scultore cieco bolognese, è la voce narrante di questo docufilm, nonché il maestro d’arte che ha insegnato ai bambini, con e senza disabilità, della Bethany School a modellare la creta per dare forma ai propri sogni e comunicare le proprie sensazioni e pensieri attraverso l’arte. “Non esistono i disabili e gli abili – dice Felice Tagliaferri – tutti hanno le loro disabilità e tutti possono trovare le loro abilità”. A mettere in piedi il progetto ci ha pensato la onlus Cbm, un’organizzazione non governativa impegnata nella lotta contro le forme evitabili di cecità e disabilità nei Paesi in via di sviluppo. “Prima di iniziare il corso abbiamo selezionato 12 ragazzi sui 200 che frequentano questa scuola inclusiva – racconta Tagliaferri – Non è stato facile scegliere e per questo ho preteso che oltre ai bambini dovessero partecipare anche alcuni insegnanti. Mi piaceva l’idea di trasmettere una conoscenza che potesse durare anche dopo la fine del laboratorio e soprattutto potesse coinvolgere anche gli altri bambini grazie ai loro maestri”.

Un albero spoglio con in cima un nido dove campeggia un uovo pronto a schiudersi, è ciò che hanno scelto i ragazzi e lo scultore, per rappresentare la fine del laboratorio e al contempo l’inizio del percorso dei ragazzi nella vita. “È stata una bellissima esperienza – racconta Tagliaferri – L’idea di realizzare un laboratorio in India è nata da un incontro con il direttore di Cbm Italia Massimo Maggio. Dopo aver visto i miei lavori, Massimo mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto insegnare a scolpire a dei bambini con disabilità in India. Non ci ho pensato due volte e sono partito”. Il laboratorio è durato in tutto 20 giorni, nei quali lo scultore bolognese ha insegnato ai ragazzi prima ad avere confidenza con i materiali e gli strumenti, facendoli divertire con la creta, e guidando le loro mani nel modellare piccole sculture, per poi iniziare a realizzare l’albero che da marzo scorso è stato messo nel cortile della scuola.

A raccontare attraverso la macchina da presa questo viaggio fatto di suoni, sensazioni, colori e voglia di vivere ci hanno pensato Silvio Soldini e Giorgio Garini in un documentario di 45 minuti. Le immagini che scorrono sullo schermo mostrano non solo il lavoro fatto con i bambini e gli insegnanti ma anche le emozioni, la gioia nei volti delle persone e la bellezza di una terra come l’India. “È stata un’esperienza straordinaria – dice Silvio Soldini – Quando mi è stato proposto di girare il documentario ho subito accettato. Con Giorgio abbiamo cercato di cogliere ogni dettaglio e ogni aspetto non solo del laboratorio ma anche della vita in quella scuola. Una delle cose più emozionanti è stata, riuscire a “vedere” un Paese, le sue contraddizioni e le sue bellezze con gli occhi di Felice”. (Dino Collazzo)

Fonte: redattoresociale.it

(m.j.p.(m.p.)