“Io esisto! … e non farei rumore se tu mi ascoltassi …”.  Nel prezioso quanto significativo slogan che rappresenta l’U.I.L.D.M – Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare – tutto l’orgoglio, la disperazione e la speranza di chi vive nella “disabilità e non nella diversità” ed è costretto a chiedere a gran voce attenzione, interessamento, una parola, uno sguardo … da parte del mondo circostante che non sempre reagisce con umanità, solidarietà, con univocità di vedute … ponendo la questione dei “diversamente abili” in modo superficiale, marginale, se non proprio con noncuranza o fastidiosa insofferenza!

Per evitare ciò, per consentire il superamento di questo malcelato “sbarramento” – morale e di fatto! – le associazioni di specie promuovono numerose iniziative e sono partecipi sul territorio ogni qualvolta se ne presenta l’occasione, sfruttando la sensibilità delle amministrazioni locali o di gruppi associativi che operano per il bene comune, senza badare tanto se uno si presenta con le proprie gambe, sostenuto da stampelle o sulla sedia a rotelle.

Così la U.I.L.D.M sezione di Ottaviano che, per il quinto anno consecutivo, organizza l’ormai rinomato premio letterario, fortemente voluto dal presidente Francesco Prisco e dalla eclettica ed impareggiabile Maria Ronzino, con la sempre “universale” Tina Piccolo a guidarne le sorti dell’aspetto puramente letterario, quale presidente di giuria, da quel lontano 15 aprile 2010.

Anche per l’edizione 2014, poeti provenienti da ogni parte della penisola hanno inviato numerosissimi elaborati, decretandone ancora il successo, l’apprezzamento e la possibilità di tagliarsi uno spazio molto interessante nel panorama letterario nazionale, che pullula, e non sempre all’altezza dei pur buoni propositi! In più, le prime cinquanta poesie classificatesi, sono state raccolte in un’antologia che lascia una sostanziale traccia dell’impegno e della bontà del progetto molto apprezzato non solo dai “sostenitori storici”, ma anche dalla sensibilità di personaggi della politica, della cultura, dello spettacolo e dell’arte.

La maggior parte delle opere vertono sul tema “Io esisto!”, com’è ovvio che sia. E non a mo di una lagnosa tiritera – visto l’inevitabile ripetersi delle situazione inerenti il tema attinente – ma previo una dignitosa e decorosa descrizione della propria esistenza, dei momenti bui e degli attimi di felicità che ribaltano le situazioni negative di un cuore che chiede solo di battere senza limiti e di una mente che amerebbe pensare “alla pari”. E scopriamo un mondo sconosciuto ai più, soprattutto a coloro che, ipocritamente, girano lo sguardo dall’altro lato, di fronte a chi ha bisogno di una semplice spinta emotiva per sentirsi vivo, uguale e non emarginato per il mancato uso delle proprie gambe: di vivere da “disabile”, vista l’ingrata sorte, e non da “diverso”!

E’ un urlo, un grido di speranza ad esalare e ad espandersi nei luoghi più svariati – non escluso i meandri dell’anima! – da questi versi dei quali il valore letterario passa in secondo ordine, considerato l’importanza e la validità della tematica, ma anche fuoriuscendo da essa. E assistiamo ad una lettura piacevole – ed anche istruttiva! – per chi si pone di fronte ad essa con serenità e sano e coinvolgente spirito di solidarietà.

Nel primo caso – non ce ne vogliano gli autori se ne carpiamo estrapolazioni senza citarne la fonte, per non incorrere in un’antipatica quanto interminabile lista dei nomi – molto significativo ci appare quell’amore che non sarà mai una cosa perdente, anche su quell’auto con solo due ruote per squarciare le nubi e per una comprensione, una solidarietà pratica e non apparente, non ‘sottocoperta’, ma alla luce del sole, per farne il proprio “trono”.

Vi sono sospiri di oblio da riportare in superficie dalle profondità, per dare loro del colore della vita, per sconfiggere la cecità d’animo. Magari a piedi nudi o per Marisol che non c’è più o pensando a Tommy, nella nenia di Tonino, nonostante la pesantezza delle gambe e la devozione della madre, fedele al tempo e alla Croce con Preghiere e lacrime alla Madonna, o della genitrice che versa lacrime nel senso di colpa per la diversità della figlia.

C’è il “Grido dell’anima” per riacquistare la propria dignità sforzandosi di scacciare le tenebre della sera e poi fibrillare nell’attesa delle luci mattutine. E non è vero che si è fiori mai sbocciati al dolce tepore della vita, che non sarò mai girasole, se non c’è indifferenza … magari prendendo casa in una conchiglia, oppure riconoscendo alla donna amata che lo ha fatto vivo col suo amore, di aver capovolto la propria sorte di disabile … o di una mano che trova sempre la forza giusta, che non è mai venuta meno, neanche quando ci si sente rifiutati per consuetudine, ipocrisia, da chi spregevolmente si considera “Altro”.

E si ribaltano le parti quando il disabile non rimpiange le manie, le frenesie della gente, aiutandosi con la fantasia, lanciando il messaggio che essere “normale” ha i suoi lati negativi e che i valori della vita sono altri, sempre in cerca della verità: nella Fede, nel Cuore, nella Ragione, nelle Emozioni … e in ogni dove, dando a “’O viecchio”, bistrattato dai suoi cari, il coraggio di non farla finita, per l’affetto dimostratogli dal piccolo nipote, fonte di amore vero e spontaneo.

Nell’idioma napoletano avvertiamo il senso di denuncia, sconforto, disperazione di chi “Cont’ ‘e pass’ ” e nella futilità di chi, anziché preoccuparsi dei disastri del creato, quando “Ancora chiove”, sente la solitudine del mischiarsi tra la gente e sentirsi addolorato al solo pensiero di tornare alla solitaria casa.

L’angosciante racconto dell’eruzione del Vesuvio – premiato dalla giuria con l’assegnazione del primo premio – scandisce i tempi di una sciagura tra preghiere, rassicurazioni ai figli, esortazioni al marito a non esporsi al pericolo spalando lapillo dal lastrico … e ripararsi in un posto sicuro, vincendo la paura. Timori e sbigottimenti che si associano i ricordi brutti della guerra, dell’odio razziale, delle tante vittime e di chi si è salvato dalla “neve rossa” di sangue.

Potrebbero considerarsi più banali le tematiche inerenti l’imbarazzo per l’obesità o il percepire i sintomi dell’emicrania che, tramite un argomentato ragionamento, finiscono con l’approdare alla caducità di certe preghiere … tanto per fare e non per Fede o sentimento mistico. Ma non è così! Anche in questo c’è un dramma esistenziale che spesso non fa vivere come si dovrebbe. Di contro, scorre in modo spontaneo il coinvolgimento nel crescente lirismo/realismo di progetti vitali naufragati per una interruzione volontaria di gravidanza, non dando possibilità alla nuova vita che si sviluppava nel grembo materno, di potersi affacciare alla finestra di un raggio di luna … e venire stroncata un po’ prima che nascesse il sole!

Poesie alla stregua di farfalle in attesa di spiccare il volo tra metafore, allegorie e stormi d’immagini speranzose, tra passi abituati a correre da soli dentro il silenzio, nel disperdere granelli di sabbia al vento, nella fragranza di fiori di vita dove il diavolo ha ficcato gli artigli.

Prenotiamo una copia di questa quinta antologia del premio nazionale “Io Esisto!”, offrendo, per le incombenze della U.I.L.D.M sezione di Ottaviano, un contributo di dieci euro, che assicuriamo, verranno spese bene dai “maestri” responsabili di sede. Da ringraziare sempre!

Fonte: sciscianotizie.it

(m.p.)