Quest’oggi ospitiamo un intervento di Francesca Raimondi, una psicologa diplomata al Conservatorio che da alcuni anni lavora a Voghera (Pv) e a Milano come insegnante di musica per bambini (anche molto piccoli a partire da 6 mesi) con e senza disabilità (il blog Musicaegioia). Non serve forse ribadire che la musica permette ai ragazzi di superare le barriere culturali e consente loro di acquisire capacità che forse sarebbero rimaste nascoste (Leggi Carlo e la musica che cancella la disabilità, Gli Scooppiati: diversamente band a Roma e L’orchestra Allegromoderato delizia anche Mosca). Ma viene da chiedersi se sia solo la musica a fare il “miracolo”. O se, invece, siano anche l’amore e l’attenzione (che li valorizza) a fare il vero miracolo.

Davide ha 17 anni, gli occhi chiari, un grande senso dell’umorismo, un bellissimo sorriso, e a causa di una patologia degenerativa, la leucodistrofia: non può camminare né muovere le braccia, fatica a parlare e, talvolta, anche a respirare. Alessia, 16 anni appena compiuti, è una forza della natura, comunicativa, allegra, solare. Ha la sindrome di Williams, che le ha causato un ritardo psico-motorio, e fino ai 12 anni non sentiva. Ora invece può farlo grazie a un impianto cocleare che ricrea l’udito mancante. Sara, la più piccola ha 7 anni e mezzo, è una bambina dolcissima,bella, vivace e brillante, che solo due anni fa non parlava e viveva in un mondo tutto suo, nel quale l’autismo permeava ogni sua azione e comportamento.

Davide, Alessia e Sara sono ragazzi come tanti. Li accomuna, anche, la disabilità… e la musica. Non si limitano ad ascoltarla, non giocano con i suoni, ma la studiano, (solfeggio e armonia), cantano, e suonano almeno uno strumento. Ovviamente ognuno secondo le proprie capacità, ma la musica è per loro un’attività appassionante, “seria” e importante, che li gratifica, li diverte e aumenta la loro autostima e le loro competenze non solo musicali ma anche cognitive, linguistiche e psico-motorie.

Davide ama Bach, dunque le sue lezioni di musica sono iniziate con ascolti “dal vivo” di brani di questo compositore, e dopo diverso lavoro ed esercizi, sono passate alla pratica strumentale, permettendogli di suonare con passione il violino e la tastiera, di muovere le dita di una mano in modo indipendente e di raggiungere il traguardo di esibirsi in concerto in un teatro. Alessia, pur conoscendo la Lingua dei segni, usava poco il linguaggio parlato: dopo tre anni di musica, ama cantare, riconosce i suoni all’ascolto, legge le note, e suona il pianoforte, aspettando con grande gioia i momenti in cui può condividere con un pubblico il suo amore per la musica. A cinque anni, Sara non parlava e si relazionava poco… ora che ne ha quasi otto, grazie allo studio della musica e alla terapia, è diventata una vera chiacchierona, esprime i suoi pensieri e le sue emozioni con varie forme di arte – compresi pittura e disegno- e impara al pianoforte un pezzo dopo l’altro, chiedendo alla mamma di poter venire a lezione tutti i giorni. Suona spesso insieme a giovani violinisti (tra cui suo fratello Giorgio) ed ha vinto il primo premio a un concorso per musicisti con disabilità, saltellando felice sul palco durante la premiazione.

Questi tre ragazzi meravigliosi, che nonostante le loro difficoltà dimostrano una voglia di fare, di impegnarsi e un entusiasmo che li portano a superare ogni limite vivendo con un’intensità di sicuro superiore alla “media”, sono solo alcuni dei miei allievi “speciali”. La musica è per questi ragazzi uno strumento di crescita e un mezzo per migliorare la qualità della loro vita, soprattutto se praticata attivamente, appresa come da qualsiasi altro allievo, e non solamente vissuta in modo passivo, ascoltandola o improvvisandola senza precisi scopi ed obiettivi.

Il metodo è il Children’s Music Laboratory, di ispirazione metodo Suzuki, secondo cui ogni bambino nasce con un talento musicale che solo l’ambiente può coltivare e sviluppare mediante un approccio spontaneo e ludico. E le persone con disabilità non fanno eccezione a questa regola, pur necessitando di un insegnamento più mirato, strutturato, individualizzato e calibrato sulle loro caratteristiche personali.

Ma la pratica musicale, con il suo potere educativo, di crescita e sviluppo della persona, può e dovrebbe secondo me essere di tutti, anche di chi non arriverà forse ad eseguire i grandi capolavori di Mozart o Chopin, ma sarà lo stesso soddisfatto di sé stesso, felice di suonare e proverà la gioia di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo ed esprimere la propria persona attraverso le note… Perché, prima di tutto, la musica è gioia, e le storie di Davide, Alessia, Sara e tanti altri giovani musicisti come loro ne sono la prova.

Fonte: invisibili.corriere.it

(n.s./m.p.)