Ci sono storie che pur scorrendoci a fianco nella vita quotidiana, passano inosservate, inascoltate. Sono storie che raccontano le incredibili e numerose sfumature di normalità di cui si colora il genere umano, la sua capacità di esprimere emozioni, attraverso il lavoro, l’impegno sociale o un’opera d’arte.
Una di queste ci arriva dalla vicina Spagna e vale davvero la pena di raccontarla.

Nacho García è un ragazzo di 25 anni, affetto da sindrome di Down, ma soprattutto dominato da una  grande passione per la fotografia e per la prima volta, poche settimane fa, è riuscito ad organizzare un’esposizione dei suoi lavori a Granada.
Nella sua opera ci sono ritratti in bianco e nero, frammenti di città, strade, monumenti. Nacho non ricorda con esattezza quando ha scattato la sua prima fotografia. Aveva 16 anni e faceva foto con una piccola camera – dice suo padre, il musicista José Ignacio Lapido, al quotidiano spagnolo Andalucesdiario.es.

Una foto in mostra di Nacho García
Una foto in mostra di Nacho García 

Fotografa dettagli Nacho, oltre ai volti. Forse perché dai dettagli è possibile comprendere molte più cose. Un batacchio sulla porta di casa, la foglia di un albero sul pavimento, una finestra solitaria di un edificio in rovina, delle mani intrecciate. Tutto, dagli oggetti comuni alle piccole, nascoste meraviglie dell’Alhambra e del Albacín. In totale 33 fotografie. Normalmente sceglie tutto lui, dal soggetto al modo di fotografarlo, e lo fa con criterio artistico, senza nessuna concessione all’improvvisazione.
Dettagli, dicevamo. I suoi genitori furono sorpresi proprio dalla sua capacità di coglierli, trasformando talvolta il senso dell’oggetto nel suo insieme, isolandoli.
Nacho ha iniziato come molti fotografi con corsi formativi e laboratori pratici nell’Istituto di Formazione Professionale di Granada. Dice che la passione per l’utilizzo della macchina fotografica lo accompagna da sempre. La sua condizione in nessun momento ha rappresentato un ostacolo per coltivarla. Le difficoltà a volte le nota – afferma suo padre – però sia lui che noi le viviamo con normalità, tranquillamente. Va ad un ritmo diverso, questo sì, ma supera tappa dopo tappa ogni sfida sia a livello scolastico che artistico, come testimonia questa mostra che pur nascendo da un suo hobby, è risultata un successo grazie, soprattutto, al suo talento e al suo impegno.

L’arte come terapia, dunque. Come può esserlo per ciascun essere umano, disabile e non.
In Italia le associazioni che si interessano di fornire strumenti e strutture per consentire anche a persone con disabilità di esprimersi artisticamente, sono fortunatamente in aumento. I monelli dell’arte, ad esempio, sono una di queste e dal 2009 organizzano, con successo, laboratori teatrali per favorire l’integrazione di ragazzi diversamente abili.

A livello europeo è invece ancora in atto un bellissimo progetto che mette al centro dell’attenzione continentale l’arte nata dalle mani e dall’immaginazione di disabili. Art for All, questo il suo nome, da più di un anno ha selezionato opere di pittura di cittadini europei con disabilità intellettuali e mentali, organizzando una mostra (Face to Face Exhibition) itinerante che ha fatto tappa anche in Italia, a Roma, lo scorso autunno. L’esposizione, ora a Leipzig, ha riscosso un enorme successo, mostrando l’altissimo livello qualitativo che persone diversamente abili sono in grado di raggiungere con le loro opere, smontando un mare di luoghi comuni.

Del resto, l’ingrediente principale di ogni artista resta l’immaginazione, questa sì, sempre e comunque a portata di tutti. E come forse direbbe lo stesso Nacho García, la disabilità forse è proprio essere ciechi davanti a tanta bellezza e varietà d’espressione.

Fonte: pronews.it

(e.v./m.p.)