Ogni sabato mattina e per tutto l’arco della giornata nello Spazio Rosa del Parco di San Giovanni a Trieste, un gruppo di appassionati di cinema e audiviosivi si riunisce per dare vita a un singolare laboratorio: aperto in primo luogo a chi non vede e a chi non sente, ma anche ai loro familiari e a quanti credono nella possibilità di trasformare la disabilità sensoriale in una risorsa creativa nell’arte cinematografica. Il laboratorio nasce da un’idea di Rodolfo Bisatti, regista padovano trapiantato a Trieste, che nel 2013 ha firmato “Voci nel buio”: un lungometraggio che, dopo un rapido passaggio al botteghino, ha continuato a girare per l’Italia grazie a una serie di proiezioni organizzate attraverso il passaparola. Protagonista del film Giovanni, un adolescente cieco che si trova al centro della crisi esistenziale e di coppia dei propri genitori.

Dopo questa esperienza e l’incontro con il giovane attore non professionista Giuseppe Cocevari, realmente non vedente, Bisatti ha voluto andare avanti. Fondando appunto il Laboratorio di video alfabetizzazione multisensoriale Vam. “Ci interessa la persona nella sua integralità – dice il regista –. Nella Vam le diversità tra le persone sono indagate in quanto unicità e specificità, come ricchezze e opportunità che una comunità ha la necessità di accogliere, considerare, conoscere e utilizzare al meglio, se non vuole disintegrarsi definitivamente”. Conseguenza: l’abbandono dei paradigmi culturali imperanti e l’assunzione di una prospettiva rovesciata. “Intendiamo combattere il video analfabetismo considerando la disabilità come risorsa creativa”, dichiara il regista, che insiste: “Ma soprattutto vogliamo superare l’idea ambigua di integrazione della diversità con quella di diversificare la normalità”.

Ed è proprio da questa la filosofia di fondo che parte ora la più ambiziosa delle sfide: trasformare il laboratorio in un Centro per le arti cinematografiche multisensoriali che abbia come cuore pulsante proprio la diversità e la disabilità, intese come forma privilegiata di esplorazione della realtà. Per lanciare il progetto dal 20 al 22 febbraio si terrà a Trieste il convegno “L’officina dei sensi”, sottotitolo: “Verso la creazione del Centro per le arti cinematografiche multisensoriali”. Al convegno prenderanno parte registi, produttori, filmaker e ricercatori, oltre naturalmente a esponenti delle associazioni per le persone disabili e delle istituzioni locali. Momento saliente sarà però la partecipazione di Uta Melle, che porta per la prima volta in Italia la mostra fotografica “Amazonen”: dopo aver raccontato il proprio cancro al seno e la successiva mastectomia attraverso le fotografie, l’artista berlinese ha coinvolto altre donne in un progetto dove i corpi mutilati raccontano il trionfo della vita.   (Antonella Patete)

Fonte: redattoresociale.it

(m.p.)