Il progetto ha come obiettivo quello di promuovere la salute e la prevenzione delle disabilità nell’anziano e nella persona fragile ed è realizzato nell’ambito del Piano di zona del Comune di Trieste e che coinvolge numerosi soggetti.


Il progetto è stato presentato oggi in Municipio dall’assessore alle Politiche Sociali Laura Famulari con i rappresentanti ai vertici degli enti partner, ovvero: il direttore generale dell’A.S.S. n° 1 “Triestina” Nicola Delli Quadri, i presidenti del Collegio Ipasvi di Trieste Flavio Paoletti e del Teatro La Contrada Livia Amabilino, il Direttore organizzativo Diego Matuchina, l’ideatore e docente del laboratorio didattico Francesco Paolo Ferrara assieme ad Enza De Rose, il responsabile dell’Unità Anziani del Comune, Anna Galopin, il direttore generale dell’Istituto per ciechi Rittmeyer, Elena Weber.

Il progetto consiste in un percorso teatrale all’interno di culture e generazioni anche molto distanti tra loro, un progetto realizzato dal teatro La Contrada in collaborazione con il Collegio Ipasvi di Trieste, con il sostegno del Comune di Trieste, dell’Azienda per i Servizi Sanitari n. 1 Triestina e dei Comuni dell’Ambito 1.1. (Duino Aurisina-Sgonico-Monrupino) e 1.3 (Muggia e San Dorligo della Valle).

La parte puramente didattica e di laboratorio teatrale di “Il teatro che fa la differenza” è stata affidata a Francesco Paolo Ferrara, un artista che si è formato all’interno dell’Accademia Teatrale “Città di Trieste”, scuola di teatro promossa dall’Associazione culturale “La Cantina” costituitasi per volontà di Orazio Bobbio.

Le attività previste all’interno del progetto coinvolgeranno circa quindici anziani con diverse disabilità o normodotati provenienti da diverse realtà, all’interno di un laboratorio teatrale che manderà in scena una vera e propria “compagnia teatrale”, che andrà in scena tramite l’uso di una tecnica del tutto innovativa: il linguaggio dei segni.

Il linguaggio dei segni è un linguaggio di comunicazione gestuale e universale, in grado di stimolare la socializzazione e la fantasia dei partecipanti potenziandone le capacità individuali.

“E’ un progetto di carattere culturale – ha detto l’assessore Famulari – di grande interesse e utilità per i temi legati alle disabilità, a dimostrazione che si può sensibilizzare anche attraverso il teatro e il linguaggio gestuale. Un servizio nuovo, che può aiutare a invecchiare in salute e in modo attivo, accanto ad altri progetti attivati che possono contribuire al benessere dei cittadini, soprattutto di quelli più fragili, anche facendo prevenzione, e grazie alla condivisione e partecipazione di altre realtà territoriali”.

Il direttore generale dell’Azienda per i Servizi Sanitari Delli Quadri, ha quindi posto l’accento sull’importanza di “mantenere alto il livello cognitivo degli anziani attraverso uno stile di vita attivo e sano, stimolando interessi, sperimentando e mettendosi sempre in discussione, fattore determinante per prevenire le patologie della vecchiaia. E mi auguro che questa iniziativa venga ripetuta”.

“La finalità del progetto – ha sottolineato il presidente del teatro La Contrada Livia Amabilino – è mettere insieme persone con diverse disabilità o normodotate di differenti età per farli recitare poi in ruoli paritari in uno spettacolo tradizionale, manifestazione di un laboratorio frutto di un lavoro fatto sulle persone, grazie al linguaggio dei segni, grande mezzo di comunicazione teatrale”.

Il presidente del Collegio Ipasvi di Trieste, Flavio Paoletti, ha spiegato che per il debutto della produzione è stato simbolicamente proposto il 12 maggio, data che coincide con la Giornata Mondiale dell’infermiere: “Ogni anno – ha detto Paoletti – in questa data il Collegio promuove iniziative volte alla tutela della salute dei cittadini. E questa comune iniziativa nasce dalla consapevolezza che invecchiare in attività sia un passaggio obbligato per tutelare la buona salute dei nostri anziani e nel contempo la sostenibilità del sistema socio-sanitario, in crisi per l’importante riduzione dei fondi nazionali messi a disposizione delle Regioni. Bisogna creare una cultura ‘generativa’ delle risorse già presenti nelle persone e nella comunità, valorizzando la condizione dell’anziano come età di riferimento – una condizione ‘ filosofica’ – per trasmettere ai giovani una cultura di pratiche salutari”.

L’ideatore del progetto, Francesco Paolo Ferrara, ha quindi evidenziato il principale dell’attività di laboratorio, che avrà la durata di nove mesi : “l’utilizzo frequente del linguaggio dei segni metterà in comunicazione diverse tipologie di persone con disabilità, ma anche bambini, attori, non udenti e non vedenti, suscitando un forte senso di aggregazione”.

Lo spettacolo di debutto è fissato il 12 maggio, al Teatro Bobbio (in replica il 22 maggio).

Il direttore del Rittmeyer Elena Weber ha poi parlato delle positive esperienze sull’utilizzo della gestualità tra le persone non vedenti, anche nell’ambito delle attività organizzate dall’Istituto, tra cui le ‘cene al buio’ (finora più di 50), aperte alla cittadinanza”.

Fonte: triesteallnews.it

(m.p.)