Si chiama Mario Contarino, è romano, classe ‘84. A 5 anni la diagnosi della malattia, che gli ha tolto la capacità di suonare con le braccia, ma non ha spento la sua passione per il rock: oggi compone grazie al computer e il suo primo disco è già un successo.

La malattia gli ha tolto la forza per suonare, ma non è riuscita a spegnere quella passione che, da quando era bambino, batte in lui a ritmo di rock. Se le sue braccia non possono più avere la meglio sui piatti della batteria, la sua volontà ha avuto la meglio sui suoi muscoli. E le tecnologie gli sono venute in soccorso. Mario Contarino oggi compone musica elettronica, la passione per il rock è sempre lì a tenerlo vivo e il 4 ottobre lo porterà sul palco, a Roma, con la sua musica e il suo progetto, Tbp. Mario è romano, classe ’84: è uno dei circa 2 milioni di malati rari italiani, da quando, “all’età di 5 anni, mi è stata diagnosticata la Distrofia Muscolare di Duchenne”. Una grave patologia che colpisce in Italia circa 5.000 persone: un dato incerto, per la verità, visto che per questa, come per tante malattie rare, mancano ancora un protocollo, centri di riferimento, diagnosi e cura e un database dedicato. “I primi sintomi si manifestano, generalmente, tra i 2 e i 6 anni – spiega l’associazione Parent Project, che si dedica proprio alle famiglie che vivono direttamente questa patologia – La malattia colpisce per primi i muscoli profondi delle cosce e delle anche, il bambino presenta un’andatura dondolante, tende a camminare sulle punte, ha difficoltà a rialzarsi da terra, a saltare, a salire le scale, camminando si stanca con facilità e, di solito, non riesce ad andare in bicicletta. Verso gli 11 anni, generalmente il ragazzo è costretto a muoversi su una sedia a rotelle. Progressivamente, la degenerazione dei muscoli colpisce anche quelli respiratori – diaframma e muscoli intercostali – fino a rendere necessaria l’assistenza respiratoria”. Mario ha attraversato tutte queste fasi, la malattia ha colpito le sue gambe, le sue braccia e oggi lo costringe a respirare attraverso un tubo.

Ma è la batteria, più che la malattia, a scandire il ritmo della sua vita, il passare dei mesi e degli anni. “Fin da piccolo – racconta – ho sempre avuto questa passione: stavo sempre a suonare le pentole di mia madre. Così, vista la passione, e visto anche l’odio per lo studio, ho abbandonato la scuola al secondo anno di Liceo Scientifico. Nel 2000, cioè l’anno successivo, all’età di 16 anni, sono entrato a far parte, come batterista, della band pop-rock ‘Ladri di Carrozzelle’. Il gruppo era composto per lo più da ragazzi con la mia stessa patologia”. L’organizzazione della band teneva conto delle capacità e dei bisogni di ciascun componente, così “la batteria era suddivisa in 4 persone che suonavano con pad elettronici: ho avuto così l’occasione di imparare la lettura ritmica e la scrittura dello strumento”. Mario ha fatto parte del gruppo fino all’estate del 2006. “In sei anni ho fatto circa 600 concerti in tutta Italia, partecipando a molte manifestazioni e trasmissioni televisive importanti. Una di queste, sicuramente la più significativa, è stata la partecipazione al Concerto del 1° maggio 2006 a piazza S. Giovanni a Roma, di fronte a migliaia di persone, in diretta televisiva. Poi, i rapporti con alcuni componenti del gruppo si sono raffreddati e ho lasciato la band”.

Il resto, lo ha fatto la malattia: “con l’avanzare della Distrofia – racconta Mario – non ho più avuto la forza per suonare”. Non gli è mancata, però, la forza per inventare subito una nuova soluzione: una forza rara, sicuramente più rara della sua malattia. Così Mario non ha perso tempo e ha subito trovato una nuova strada, per aggirare quegli ostacoli che la malattia, impietosa, poneva sul suo cammino. “Grazie al computer e alla tecnologia – racconta – a fine 2007 ho iniziato a comporre, utilizzando il software della ‘Cubase SX’ e vari VST-plug-ins. Con questi programmi, scrivo le note e scelgo gli strumenti ed i suoni. Compongo canzoni rock strumentali, con cui cerco soprattutto di trasmettere emozioni e stati d’animo: brani originali che risentono di molte influenze e varietà di generi rock, dall’hard al funky al progressive, dal fusion al blues, al metal e a molti altri. Così, ho dato vita al mio sogno, che oggi si chiama TBP: è come una band, ma è composta solo da me! E’ iniziata quasi per gioco, ma ora, dall’estate 2011 a oggi, ho realizzato una trentina di cover di canzoni famose, ‘stravolte’ in versione strumentale hard-rock. Il 13 novembre dello scorso anno, ho firmato il mio primo album, “Universe of emotions”, con l’etichetta Zeta Factory, che sta riscuotendo un notevole successo sia in Italia che all’estero. Oggi Tbp ha un suo canale Youtube, dove è possibile ascoltare tutti i brani di Mario. E il 4 ottobre sarà sul palco, a Roma, presso il locale Stazione Birra, per presentare alcuni brani del suo album: “si esibirà prima una coverband, la ‘Afterburner’ di Giacomo Anselmi e William Stravato, mentre i brani estratti dal mio album saranno eseguiti da una superformazione, composta da talentuosi musicisti, capitanata da John Macaluso alla batteria” Cos’è la musica, per Mario Contarino? “Per me la musica è tutto – risponde secco – Senza di lei non potrei vivere, mi scorre nelle vene”. Con lei invece, Mario riesce a vivere pienamente, perché il rock suona più forte della malattia. (Chiara Ludovisi)

Fonte: superabile.it

(m.p.)