Dal Museo Egizio a quello del Risorgimento, dallo splendido MAO al museo della Sindone, dal Castello di Rivoli alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino e il Piemonte stupiscono i visitatori con una sterminata offerta di musei, molti dei quali di prestigio internazionale.

Forse però pochi sanno che gran parte di queste meraviglie è (o potrebbe presto diventare) accessibile anche ai disabili visivi, ciechi e ipovedenti. Basta trovare la chiave giusta. Grazie al progetto “Vedere con le mani per conoscere l’arte”, l’U.N.I.Vo.C. (Unione Nazionale Italiana Volontari pro Ciechi), emanazione dell’Unione Italiana Ciechi, ha raccolto la sfida dell’accessibilità e lavorato per rendere l’universo dell’arte sempre più vicino alla vita delle persone con disabilità visiva.

Il risultato è un itinerario all’insegna del tatto, che include numerosi musei: 8 quelli coinvolti nella fase iniziale del progetto, ma ben di più quelli visitati, la maggior parte dei quali a Torino, con due “sconfinamenti” a Villar Pellice e a Fénis (Valle d’Aosta).

Il progetto, della durata di 20 mesi, è stato finanziato dal VSSP (Centro di Servizio per il Volontariato, Sviluppo e Solidarietà in Piemonte) e si è svolto in diverse tappe. Nella prima fase si è tenuto un percorso di formazione, rivolto sia ai disabili visivi, sia alle guide museali. Durante gli incontri si è riflettuto su alcune problematiche specifiche legate alla menomazione visiva, ma anche sui tanti strumenti che permettono a chi non vede di apprezzare contenuto e valore estetico di un’opera d’arte.

Spesso si dice che i ciechi “vedono con le mani”, il che è vero, ma solo in parte. Infatti, come tanti autorevoli studi hanno confermato, l’esplorazione tattile, pur fondamentale, ha bisogno delle parole per diventare pienamente efficace. Servono, in sostanza, ausili testuali (in braille e in caratteri ingranditi), ma servono anche persone preparate a guidare i ciechi nella visita e abituate a usare un linguaggio idoneo (espressioni come “qui” o “di là”, ad esempio, non hanno molto significato per chi sia privo di riferimenti visivi).

Modellini, plastici e stampe in rilievo si rivelano molto utili in certi contesti, ad esempio quando si devono descrivere elementi architettonici e volumi. Dunque, come è emerso dagli incontri, per una piena accessibilità dei musei è necessario un approccio multisensoriale, basato cioè sulla convergenza di stimoli diversi e complementari.

Con la seconda fase del progetto, poi, si è passati dalla teoria alla pratica. Un gruppo di non vedenti e ipovedenti è stato quindi accompagnato alla scoperta di capolavori artistici piemontesi e non solo. Ecco i luoghi visitati: Museo del Cinema, Palazzo Madama, Museo Egizio, Museo del Risorgimento, MAO – Museo d’Arte Orientale, Museo della Sindone, Castello di Rivoli, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, GAM – Galleria d’Arte Moderna, PAV – Parco di Arte Vivente, Museo della Scuola e del Libro dell’Infanzia di Palazzo Barolo, Museo Diocesano, Ecomuseo Crumière di Villar Pellice, Castello di Fénis (Valle d’Aosta). Tutte realtà che, seppur in modi diversi, hanno saputo intelligentemente lavorare sul concetto di accessibilità.

«Siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalla grande disponibilità con cui le guide dei musei hanno accolto il nostro invito – racconta Laura Nanni, presidente U.N.I.Vo.C. Torino – Le istituzioni che non avevano ancora adottato percorsi di accessibilità si sono messe al lavoro e tuttora veniamo consultati quando si tratta di realizzare disegni in rilievo o altri ausili tattili. Siamo felici di questa disponibilità, che fa ben sperare. Desidero anche ringraziare il VSSP per il prezioso contributo. Dopo quasi due anni di lavoro il bilancio è senza dubbio positivo e i motivi di soddisfazione non mancano. Purtroppo permangono alcuni cliché culturali, tanto che a volte gli stessi destinatari tendono a essere un po’ restii verso queste esperienze, cui sono ancora poco abituati. E’ dunque fondamentale che i giovani vengano coinvolti sempre di più in progetti del genere: solo così il lavoro iniziato potrà dare frutti durevoli».

«Torino ha una pluriennale e consolidata tradizione di musei accessibili – aggiunge l’architetto Rocco Rolli, consulente UICI ed esperto di accessibilità – In questa città numerose istituzioni hanno saputo infrangere l’antico tabù del “non toccare”, interdizione sacrosanta in molti casi, ma non sempre così indispensabile. Vi sono infatti anche determinati oggetti che possono essere toccati senza subire danni. Il Museo Egizio, ad esempio, ha da molti anni “aperto al tatto” gran parte del suo statuario. Si è anche capito che i percorsi pensati esclusivamente per i ciechi si rivelano poco efficaci. Molto meglio la logica del for all: cioè per tutti, disabili compresi. Sono nate così le descrizioni che uniscono visione, tatto e ascolto. La tecnologia non fa che moltiplicare queste possibilità. Un esempio particolarmente significativo a tal riguardo è rappresentato dal Museo del Cinema, nato come tempio della visione, ma oggi accessibile in molte sue parti anche a chi non vede. In un terreno già fertile, dunque, il progetto “Vedere con le mani per conoscere l’arte” ha avuto il merito di sapersi confrontare in maniera costruttiva con guide e responsabili dei musei: tutte persone spesso preparatissime nel loro settore, ma forse ancora poco abituate a interagire con la disabilità visiva. Ora servirebbe un adeguato lavoro di comunicazione, così da rendere i risultati acquisiti disponibili per tutti, cittadini ma anche ospiti e visitatori».

di Marina Palumbo

Fonte: lastampa.it

(m.a./m.p.)