Venti persone con disagio mentale interpretano insieme a 7 attori professionisti “Insanamente Riccardo III”, una rilettura dell’opera di Shakespeare, nell’ambito del laboratorio teatrale diretto dalla regista Roberta Torre. Si tratta di un progetto nato dalla collaborazione della regista con l’associazione StupendaMente di Palermo che coinvolge venti pazienti psichiatrici tra i 25 e i 55 anni. Dal primo di marzo, la sala Perriera dei Cantieri Culturali alla Zisa è diventata un’officina teatrale dove le diverse maestranze del mondo dello spettacolo stanno lavorando insieme per la realizzazione di un’opera corale che debutterà il prossimo 27 e 28 aprile alle 18,30. Il progetto vede coinvolti anche gli attori professionisti Rocco Castrocielo e Maria Grazia Maltese e il coreografo Giuseppe Muscarello, per la parte di movimento e danza. In sala sarà presente il musicista Mario Bajardi, che eseguirà dal vivo le musiche originali composte per lo spettacolo. La fotografia è affidata a Desideria Burgio.

“Con questo progetto vogliamo rivolgerci a un pubblico ampio, più vasto rispetto agli stessi fruitori del mondo della psichiatria, pazienti e operatori – dice Marcello Alessandra, psichiatra e presidente dell’associazione onlus StupendaMente -. Non vogliamo dimostrare nulla, vogliamo soltanto raccontare la psichiatria in maniera diversa. Vogliamo fare comprendere che la psichiatria è fatta di altro: non solo di psicofarmaci ma esiste il colloquio, la socializzazione, la riabilitazione. I nostri pazienti si sono sentiti veramente alla pari, recitando insieme ad attori professionisti. E’ bello vedere i pazienti fuori dalle mura di un ospedale psichiatrico fuori dalle istituzioni tipiche che li hanno medicalizzati. Non vogliamo avere nessun riconoscimento di scientificità o di altro ma ci basta la soddisfazione di avere lavorato bene ed il sorriso di questi pazienti che ci ripaga di ogni cosa”.

“Roberta Torre è venuta presso il nostro centro diurno che frequentiamo – racconta Emanuele di 39 anni – per proporci, insieme al suo staff, questa esperienza teatrale. Io sono il protagonista, faccio Riccardo III e da un mese e mezzo mi sto trovando molto bene ansia permettendo. Io soffro, infatti, di nevrosi d’ansia da una ventina di anni e, nonostante ciò, sono riuscito recitando a superare questi momenti francamente molto difficili. Devo dire che c’è anche un lato terapeutico in questa nostra attività teatrale che è quella che in ognuno di noi, può uscire qualcosa della nostra interiorità. Interpreto un Riccardo III molto irascibile che nella vita non sono. In futuro mi piacerebbe ripetere un’esperienza del genere”.

“Hanno riconosciuto anche la valenza terapeutica enorme del progetto tanto da essere preoccupati per il dopo – continua Alessandra -. Preoccupandomi, infatti, a come potrebbero reagire alla fine di tutto questo, ho pensato con Roberta Torre di ipotizzare la creazione in futuro di una compagnia teatrale stabile con alcuni di loro. Naturalmente questo comporterà dei costi che dovremo valutare anche sul piano dell’eventuale sostegno che potrebbero dare le istituzioni”.

“Ho sempre lavorato sul confine che c’è tra la normalità e l’anormalità così ho accettato subito la proposta del dottor Alessandra – dice Roberta Torre -. L’opera Riccardo III dà la possibilità di lavorare sulle ombre, sulle paure e il personale senso di bruttezza non solo nei confronti del proprio corpo ma anche rispetto alle aspettative nei confronti del mondo. Ho pensato che potesse essere importante mescolare insieme attori professionisti con pazienti per creare un tipo di energia che non andasse solo in una direzione. In questo modo si è creata una compagnia che usufruisce dello scambio di energie di ognuno di loro. Gli attori stanno imparando moltissimo dai pazienti perché imparano una emotività priva di filtro che è un dono nel teatro. In questo modo è tutto più eterogeneo perché sono mondi diversi che si incontrano. L’attore può prendere dal paziente psichiatrico tutta una serie di modalità espressive che non avrebbe mai scoperto da solo e viceversa”. “E’ un lavoro che si basa molto sul corpo, sulla gestualità fisica, sulle emozioni e anche molto sulla relazione che si instaura con il pubblico in una dinamica emotiva-affettiva che si mette in scena – continua -. E’ uno spettacolo pensato per l’interazione con il pubblico e per la messa in discussione del pubblico che lo verrà a vedere. Visto il grande investimento di energie e di aspettative si è pensato pure di continuare in futuro non con un progetto che abbia una fine ma con una realtà organizzativa più stabile come una compagnia teatrale”. (set)

Fonte: superabile.it

(s.c./m.p.)