Teatri esauriti e pieni di giovani (e di questi tempi fa persino notizia), applausi e standing ovation, recensioni da Oscar, premi e super premi. E chi lo avrebbe mai detto che la compagnia teatrale Mayor von Frinzius di Livorno sarebbe volata così in alto? Molti dei ragazzi della Compagnia (in Toscana la scrivono già con la maiuscola) sono disabili. E lo spettacolo è uno straordinario esempio di mix tra arte e pedagogia della disabilità. Con punte di eccellenza e senza pietismi.

L’idea l’ha avuta Lamberto Giannini, uno dei personaggi più incredibilmente rappresentativi della Livorno solidale, progressista, dalla parte degli ultimi, mai manichea. Lamberto è un professore di filosofia del liceo, ma è anche un pedagogista, uno scrittore («Mettiti il giacchetto», Erasmo editore, l’ultimo suo libro sul problema dell’adolescenza) e un politico atipico: capogruppo di Sel in consiglio comunale. Un tipo tosto quando si trova sugli scranni del consiglio, umanamente esigente quando è dietro la scrivania e un piccolo mago dell’arte e della comunicazione davanti ai «suoi attori» sul palco.  Lavora da sempre con i ragazzi disabili ed è stato l’ideatore della compagnia teatrale, uno straordinario cammino anche riabilitativo per molti ragazzi. Insieme a Giannini hanno collaborato Bobo Rondelli e l’Ottavo Padiglione e la Fondazione Teatro  Goldoni di Livorno.

Lo spettacolo è anche uno strumento pedagogico. Perché, come dice Giannini, il Professore, sono tanti gli esempi di ragazzi disabili che grazie al teatro sono riusciti a cambiare il loro modo di comunicare, muoversi e relazionarsi.  Giannini racconta che il teatro è come un grande ricostituente dell’anima. Intanto per i ragazzi disabili che acquistano una maggiore autostima in loro stessi e poi gli spettatori abbandonano quel modo di vedere pietistico ma si rendono conto di trovarsi davanti a veri attori.

Gli esempi sarebbero tanti e tutti fantastici. Come la storia di C., una ragazza che ha iniziato il suo percorso di attrice da più di 10 anni fa. Quando è arrivata, aveva difficoltà nell’esprimersi: non articolava le parole, la sua forte salivazione le impediva di parlare. È stata lei a chiedere al Professore di aiutarla. Oggi, C. recita scandendo perfettamente le parole di lunghi monologhi, a dimostrazione del fatto che la sua difficoltà, era solo frutto di una resistenza mentale, che il meccanismo di responsabilità teatrale è riuscito a sbloccare.

D., un ragazzo autistico, è da è innamorato del ballo. Il suo senso del ritmo, i suoi salti esplosivi sono spesso stati momenti salienti delle rappresentazioni di Mayor Von Frinzius. Dal 2011, la compagnia ha iniziato una collaborazione con la coreografa Silvia Tampucci, che è riuscita a incanalare l’energia di D. in coreografie strutturate, addirittura, in passi a due di danza. Ed è stata questa una dei successi più belli della compagnia. La prima del prossimo spettacolo, anch’esso da tutto esaurito, sarà il 23 maggio al Teatro Goldoni di Livorno. Si chiama «Cima Coppi. Quando non rimane più niente». Parteciperanno ottanta attori della Mayor Von Frinzius che «scaleranno» la vetta di una storia che può essere letta anche come una poesia imperfetta. «In Cima Coppi si ritrova il fallimento del dittatore malinconico di Charlie Chaplin – spiega Giannini che ha curato la regia – e l’addio struggente che Oscar Wilde ha rivolto al proprio amato, senza trascurare maestri favoriti come Pasolini e Basaglia».

La compagnia comincia ad essere richiesta anche in altre regioni. Grande successo l’ha ottenuto a Benevento dove ha vinto il Festival «Tutti pazzi per il teatro», a Catanzaro, a Cremona,  a Roma. E all’estero applausi e bis si sono susseguiti nel teatro comunale di Wroclaw in Polonia. Ma già mezza Europa sta strizzando gli occhi a questi attori così fantastici.

di Maurizio Gasperetti

Fonte: corriere.it

(s.i./m.p.)