Sul mese di aprile, internazionalmente dedicato all’autismo, quest’anno pare esserci maggiore attenzione al punto che neanche Hollywood ha voluto mancare l’appuntamento. È di questi giorni, infatti, il debutto nelle sale americane di un film che tratta il desiderio d’indipendenza che hanno molti giovani autistici quando stanno per diventare adulti.

“The Story of Luke”, questo il nome del lungometraggio, è una commedia sulla vita di un giovane 25enne, Luca, affetto da autismo. Dopo la morte della nonna, che fino ad allora si era preso cura di lui, deve trovare un nuovo equilibrio nella sua vita. Deciderà di farlo da solo, senza l’aiuto degli altri parenti, impegnandosi in un’avventura per trovare un lavoro, una ragazza, per diventare uomo! La pellicola, presentata in anteprima al Festival di San Diego, ha raccolto numerosi riconoscimenti. La storia si rivolge a un pubblico generale, ma ha ottenuto feedback positivi in particolare da parte dei genitori di persone con autismo che hanno potuto vedere riprodotto sul grande schermo una realtà molto simile a quella che loro sperimentano nella vita reale. Anche se si tratta di una commedia, infatti, il pubblico ride con Luca, non su di lui.

Alonso Mayo, scrittore e regista del film, ha dichiarato di aver avuto molta cura nel garantire l’autenticità delle rappresentazioni del giovane protagonista. La trama, infatti, è radicata nelle esperienze di vita reale dello stesso Mayo, la cui madre gestisce una scuola per persone con disabilità dello sviluppo in Perù. Il regista ha detto di essere stato ispirato a scrivere la sceneggiatura osservando come molti dei bambini dalla scuola di sua madre, crescendo e diventando adulti, anelassero per le stesse opportunità dei loro coetanei non autistici: una relazione, un lavoro, una vita indipendente.

Con questo film il cinema d’Oltreoceano ci aiuta a guardare al mese della consapevolezza collettiva e personale sulla malattia, troppe volte ideato al solo fine di raccogliere donazioni e fare rappresentazioni negative della vita degli autistici, con una luce diversa. Una storia positiva e divertente che guarda al futuro con ottimismo. Come quella della giovane Alexis Wineman a cui l’autismo, diagnosticatole all’età di 11 anni, non ha impedito di diventare Miss Montana 2012 e di correre in gennaio per la fascia di Miss America 2013. In un video di auto presentazione spiega che: “La normalità non è una condizione secca e univoca. Per me essere normale è convivere con l’autismo.” Non è la malattia a fare le persone, insomma.

Fonte: west-info.eu

(m.a./m.p.)