“La disabilità è la condizione personale di chi, in seguito ad una o più menomazioni, ha una ridotta capacità d’interazione con l’ambiente sociale rispetto a ciò che è considerata la norma[- – -].”Ciò detto l’idea di artista disabile, cioè di un artista incapace di interagire con l’ambiente sociale, di leggerlo e renderlo leggibile agli altri, sembra quasi una contraddizione in termini. Eppure, anche nella civilissima Londra del 2013, quella dell’artista disabile rappresenta ancora una categoria o, meglio, una sottocategoria nel complesso mondo dell’arte: poche sono le gallerie commerciali che si fanno carico di rappresentare e sostenere artisti disabili per ragioni tecniche (mancanza di infrastrutture adatte) ed economiche (poca vendibilità) a causa del pregiudizio, purtroppo ancora diffuso, che associa l’arte prodotta da disabili alle beneficienza e quindi alla scarsa qualità artistica.
In questo complicato contesto si inserisce l’attività di Shape Arts, fondazione no-profit nata nel 1977 allo scopo di offrire educazione, promozione e supporto ad artisti che “rispetto a quelli rappresentati da altre istituzioni sono ANCHE disabili”.
Tra le varie attività promosse da Shape Arts vi e’ anche l’organizzazione di una serie di mostre allestite in pop-up galleries, spazi temporaneamente inutilizzati o abbandonati nel circuito cittadino e nazionale.
Shape in the City l’ultima mostra in ordine di tempo, trova spazio in una vacant property nel cuore della City di Londra: cinque piani di spazi destinati ad uffici accolgono oltre 130 opere di scultura, pittura, installazione, film, video, poesia e performance art.
Trenta sono gli artisti presenti, tra emergenti e affermati, tutti definiti disabled artists a prescindere dal fatto che si dichiarino tali, che facciano della disabilità il fulcro della propria ricerca artista, o che invece la celino per pudore o semplicemente perché irrilevante ai fini della produzione artistica.
Shape in the City è una mostra immensa e immensamente variegata, negli esiti come negli intenti: un percorso emotivo intenso e difficile che si snoda tra opere ironiche, a tratti canzonatorie, opere più delicate, poeticamente allusive, o ancora opere drammatiche, violentemente dolorose.
Tra le proposte più interessanti, The Observer Effect di Noëmi Lakmaier: seduta ad una scrivania, la giovane artista dipinge, una ad una, centinaia di paia di scarpe del medesimo colore blu usato internazionalmente per indicare i parcheggi per disabili. The Observer Effect è installazione, performance, visibile live negli studi di Shape in The City o in streaming sul website dell’artista (www.noemilakmaier.co.uk) ma anche azione di beneficienza; le scarpe blu, infatti, verranno messe in vendita online per raccogliere fondi destinati a Shape Arts e alle sue future attività.  Le opere di Noëmi Lakmaier parlano di relazioni tra uomo e ambiente e soprattutto tra individui, divisi in passivi_ gliobserver_ e attivi _ quegli others, come li definisce lei stessa, resi protagonisti dalle proprie diversità.
Disabilità e vouyerismo ricorrono in molte altre opere in mostra con risultati a volte anche drammatici. Lisa Gunn, costretta da un gravissimo incidente sulla sedia a rotelle, mette in scena la propria sofferenza fisica e psicologica: un’architettura lignea a cui sono appesi brandelli di lattice fotosensibile che al sole si colorano come carne bruciata, maciullata, fa da scenografia ad un modello, in scala fortemente maggiorata, della spina dorsale dell’artista irreversibilmente danneggiata dall’incidente. In tutte le sue opere, Lisa Gunn usa il suo corpo come una metafora per sottolineare la resistenza degli esseri umani agli eventi più traumatici.
Ironico e provocatorio è infine il progetto The Way Ahead realizzato dall’artista Caroline Cardus in collaborazione con un gruppo di disabili di Milton Keynes: ventitré cartelli stradali, poi effettivamente installati lungo le vie del paese, che trattano le problematiche legate ad ogni forma di disabilità in modo diretto, scanzonato e molto efficace.

Shape in The City è una mostra di forte impatto emotivo e buona qualità artistica, con alcuni pezzi davvero notevoli, consigliata a chiunque apprezzi il valore sociale oltre che estetico dell’arte.

Shape in The City
7 gennaio_ maggio 2013

www.shapearts.org.uk

di Barbara Speziale

Fonte: artesera.it