Vai al capitolo precedente Stampa questa pagina Vai al capitolo successivo

 

 

RETI:

Molto è stato detto e fatto a sostegno del lavoro di rete: il network è ormai indispensabile per lo sviluppo di qualsiasi organizzazione e dei progetti ad essa collegati.
Il network si estende a diversi livelli e grandezze: interno, locale, regionale, nazionale, transnazionale, tra soggetti istituzionali e tra questi e il terzo settore. La visione è sempre più articolata, complessa e tridimensionale, e ciò che è premiata è la capacità di adattamento del soggetto e la capacità di comprendere la propria strategia all'interno di strategie comuni.

Problemi:

Costruire la rete interna spesso significa accettare pazientemente tempi di realizzazione caotici, procedure amministrative farraginose, interessi di parte che vorrebbero rappresentare "l'intero", piccole posizioni di potere che tendono a non schiodarsi e quindi a non cercare punti di mediazione evoluti.
Alla luce dell'esperienza maturata si può sostenere che la costruzione di reti interne è ben più faticosa del network esterno: è più facile lavorare con organizzazioni esterne al proprio sistema.
In molti casi è meglio costruire prima il network esterno, rafforzando progressivamente la propria posizione, nelle reti tra soggetti "estranei" le debolezze sono più facilmente gestibili e tollerate, in alcuni casi auspicabili, poiché tali reti sono improntate soprattutto alla reciprocità.
Nei tre esempi successivi si è scelto, appositamente, di concentrare l'attenzione su tre dimensioni relativamente piccole dal punto di vista territoriale (regionale, cittadino, tra servizi) evitando, quindi, di portare esempi di network transnazionale.
Tale scelta è stata effettuata per il seguente motivo: è piuttosto facile trovare esempi di progettazione a reti "allargate", mentre è relativamente difficile sapere cosa accade allorché si avviano network locali. Inoltre, se è vero che inizialmente può essere più opportuno avviare reti "allargate", è altrettanto vero che prima o poi è indispensabile accreditarsi attraverso network locali attivando progetti che producano effetti anche nel proprio territorio.

AZIONI INFORMATIVE REGIONE PIEMONTE:

Negli indirizzi programmatori del Piano Socio Sanitario Regionale e, soprattutto, negli obiettivi che la Regione Piemonte si è data nel corso degli ultimi anni, i principali elementi perseguiti sono stati i seguenti:

  1. sviluppare attività di prevenzione secondaria e terziaria, mettendo in atto strategie di prevenzione primaria attraverso messaggi informativi a tutta la popolazione
  2. favorire la piena autonomia dei soggetti disabili anche in situazione di gravità, tendendo a ridurre il loro grado di handicap e fornendo loro strumenti di integrazione e inserimento con pari opportunità
  3. promuovere la creazione sul territorio di una rete di centri pilota che funzionino con modalità interdisciplinare e piena integrazione fra il versante sociale e quello sanitario
  4. diffusione delle esperienze e dei risultati su tutto il territorio regionale.

Attraverso il Progetto A.L.I. (Ausili Leggi Informazioni) la Regione Piemonte ha favorito la diffusione degli elementi sopra citati, che hanno visto la loro applicazione su buona parte del territorio piemontese.
L'estrema articolazione del Progetto in sotto-progetti, la diffusione degli elementi di buona prassi e, parallelamente, la cooperazione fra livello regionale e locale, attraverso una struttura modulare che concilia attività centrali e attività decentrate, questi sono le componenti centrali e decisive del Progetto.

Problemi:

Gli elementi di forza del Progetto, come è stato detto, si possono individuare nella grande articolazione delle azioni, nella diffusione dei risultati e nell'organizzazione del network.
Questi stessi elementi per la loro natura e per la visione ambiziosa con cui sono stati programmati, possono costituire fattori di criticità se non "imbrigliati" in un modello organizzativo adeguato, capace di rispondere ai bisogni di verifica, di reciprocità e, infine, di "economicità".

Progetto A.L.I. (Ausili Leggi Informazioni)

Il Progetto A.L.I., promosso dalla A.S.L. 16 Mondovì, crea una rete telematica di sportelli informativi e centri di consulenza per utenti disabili, famiglie, operatori e aziende, diffusa su tutto il territorio piemontese, per favorire l'inserimento sociale, formativo e lavorativo dei disabili.
I servizi di informazione, orientamento e supporto sono articolati in tre azioni: InformaHandicap, Ausilioteca Virtuale, Ausili e sussidi informatici.

Completano il progetto tre azioni nell'area qualità per l'integrazione: l'Osservatorio epidemiologico per la lettura dei bisogni dell'utenza (rilevata dai servizi territoriali); la Cartella informatizzata personale per lo sviluppo di cultura e metodologie condivise fra gli operatori; l'Azione qualità per avviare le procedure di certificazione dei servizi e dei prodotti.
Tutte le informazioni sui temi affrontati dal Progetto vengono diffuse per via telematica (sito Internet: www.alihandicap.org), attraverso Cd-Rom e in forma cartacea (opuscoli, volumi, guide e cataloghi), con l'obiettivo di raggiungere la più ampia fascia di utenti e operatori.
Questo Progetto, coordinato dall'A.S.L. 16 di Mondovì, attiva sul territorio piemontese una rete sociale e telematica di sportelli informativi e centri di risorse per favorire l'inserimento delle persone disabili. Un alto numero di Enti gestori delle funzioni socio assistenziali (Aziende Sanitarie Locali, Ospedali Regionali, Comuni e Provincie) e di soggetti quali i Provveditorati agli Studi, Associazioni di disabili e del Privato sociale, in accordo con l'attore chiave la Regione Piemonte, partecipano al progetto con ruoli diversi. È stato predisposto un modello organizzativo capace di garantire a tutti i soggetti che partecipano al network di A.L.I. un apporto e un contributo coerente alle finalità del Progetto stesso.

Le attività sono sviluppate in due grandi aree, costituite ciascuna da tre azioni:

  1. Sportelli Informativi e Centri di consulenza

  2. Qualità per l'integrazione

Sono stati individuati per ogni azione un centro pilota come referente, un gruppo di centri satellite che collaborano alle attività, un gruppo di eventuali centri aderenti e consulenti con ruolo di verifica e affiancamento:

Centro Coordinatore

Centri Pilota

Centri Satelliti e Aderenti

Centri Consulenti

Le modalità d'incontro sono riconducibili a tre livelli di rappresentanza:

  1. Associazione tra partner: tutti i Centri Pilota, Satelliti, Aderenti e Consulenti vi sono rappresentati. Attraverso questo tavolo di concertazione viene garantita la partecipazione attiva di tutti i centri ai processi decisionali. Esclusa la fase di avvio del progetto, che ha richiesto un momento di scambi più attivo, la frequenza degli incontri è limitata dall'alto numero degli Enti partner.

  2. Consiglio di partenariato: partecipano al consiglio i soli Centri Pilota responsabili delle azioni del Progetto, il Centro Coordinatore e l'attore Regione Piemonte. Attraverso incontri bimestrali si verifica l'avanzamento del Progetto e le sue evoluzioni (apertura di nuovi sportelli, standard e relativi indicatori, produzione dei materiali e loro aggiornamenti ecc.)

  3. Gruppi di lavoro: vengono attivati all'interno di ogni azione per favorire il raccordo fra Centro Pilota e gli altri Centri (formazione ed autoformazione, produzione e verifica dei materiali informativi).
    Gruppi di lavoro possono, inoltre, attivarsi per far fronte a punti di criticità del progetto in un contesto volutamente informale.

L'indispensabile comunicazione tra i diversi livelli di rappresentanza del Progetto viene, inoltre, favorito dall'utilizzo di tecnologie dell'informazione e della comunicazione, prevalentemente sito web e posta elettronica.
Il network di A.L.I. collabora, inoltre, per il reciproco scambio e analisi dei rispettivi modelli di buona prassi, che vengono fatti propri e "messi in rete" dalla Regione Piemonte, nella logica europea del bottom-up e del mainstreaming.
Il Progetto, grazie all'Iniziativa Comunitaria Occupazione Horizon ha visti potenziati gli strumenti informativi ed ha aperto la rete alla cooperazione transnazionale con il Belgio Francofono (Progetto Access Plus della Città di Liegi) e con la Spagna (Progetto Albor del Ceapat di Madrid – Centro Statale di Autonomia Personale e Aiuti Tecnici).

SISTEMA INFORMATIVO CITTADINO:

La Città di Torino progressivamente ha da tempo attivato un vero e proprio sistema informativo cittadino. Sono attivi una serie di sportelli informativi distribuiti capillarmente sul territorio che forniscono informazioni dedicate o generiche.

Problemi:

È chiaro come la nascita progressiva di sportelli e, parallelamente, il costituirsi di un vero e proprio sistema informativo cittadino, obblighi a passare da una fase sperimentale ad una fase di definizione di compiti, finalità e soprattutto standard.
È ormai necessario stabilire con maggior precisione quali debbano essere i requisiti professionali impegnati nelle attività di sportello, le offerte formative necessarie agli operatori, gli standard del servizio, le tecnologie da condividere ecc.
Armonizzare le storie "informative" dei vari servizi senza appiattire le diversità ma, al contrario, valorizzandole con un vero network è questa la scommessa del sistema informativo della Città di Torino.

Tavolo di discussione per la definizione di alcuni standard comuni:

Per riflettere intorno agli elementi di criticità sopra illustrati si è costituito un tavolo di discussione composto dai principali sportelli informativi cittadini e dai servizi di informazione on-line InformaLavoro e InformaAmbiente.
Il gruppo di lavoro si è incontrato per circa sei volte in cinque mesi (inverno/primavera 2001) e, dopo aver analizzato alcuni punti, ha prodotto un documento successivamente presentato agli uffici centrali di competenza sulla materia.

Nel testo si fa riferimento a problematiche quali:

Il documento finale è, come stato detto, consegnato agli uffici di competenza per fornire all'Amministrazione uno stimolo e delle indicazioni utili alla ridefinizione delle proprie strategie informative e comunicative. Parallelamente, per gli operatori coinvolti, è stato un momento fondamentale per la conoscenza e il confronto degli stili di lavoro, delle problematiche affrontate dai vari sportelli, delle varie esperienze informative.

SERVIZI:

Nel campo dei servizi rivolti alla persona non è raro imbattersi in esperienze innovative, sperimentali, di grande interesse progettuale. Parallelamente spesso sono proprio gli operatori, all'interno dei propri servizi, che "detengono" il maggior numero di informazioni. Queste due considerazioni portano ad una conclusione: bisogna valorizzare e diffondere le esperienze maturate nei servizi e dagli operatori, restituendo a questi la possibilità di offrire informazioni sulle innovazioni e sulla "materia" da loro trattata.

Problemi:

In realtà il network tra servizi con finalità diverse e, quindi, competenze differenti è un compito difficile, quasi impossibile.
C'è difficoltà a condividere:

Ciò nonostante è importante avviare tali reti, accettando il principio della mediazione e quando necessario della sacrificabilità di parte delle proprie priorità. Per un servizio deve essere "conveniente" avvalersi della collaborazione di una agenzia informativa, ad esempio, per poter promuovere e diffondere le proprie iniziative, il proprio "marchio". In tal modo e solo in un secondo momento l'agenzia potrà richiede un apporto non solo di marketing ma anche informativo al servizio stesso.
A ciò si affianca la valutazione delle esperienze maturate dal servizio: a che punto è? Quali scelte ha già maturato? Gli operatori sentono la necessità di dar voce alla propria competenza? Ne hanno il talento?

Collaborazione tra la redazione Passepartout e la Comunità Alloggio Officina delle Idee:

La c.a. Officina delle Idee è un servizio residenziale del Comune di Torino attivo dal 1990, che accoglie sei persone con disabilità motoria. Oltre ad avere una esperienza decennale, ha maturato una esperienza nel campo della residenzialità quasi unica nel territorio cittadino e, più in generale, nel territorio nazionale.

Il modello elaborato dalla comunità riguarda:

Se si condivide il presupposto che l'informazione può e deve essere trattata dagli "esperti della materia", chi meglio degli operatori della comunità possono candidarsi per trattare le informazioni riguardanti gli ambiti della residenzialità, dei modelli di gestione esistenti a Torino, delle problematiche connesse alla disabilità motoria, delle esperienze collegate agli ausili domestici e alla domotica, e così via. È chiaro che la comunità è un soggetto interessante per costituire parte di una rete di collaboratori e la proposta avanzata dalla redazione è quella di affidare ad alcuni operatori l'attività di ricerca sull'argomento e di collaborare alla stesura di alcune pagine informative.
Ciò è stato possibile anche perché il coordinatore della c.a. ha riconosciuto a due operatori una quota del loro monteore come tempo da dedicare alla collaborazione con la redazione del Passepartout.
Questo si traduce in 15 ore complessive (suddivise tra i due operatori) durante le quali svolgono attività di ricerca e di "messa in rete" delle informazioni.
Si è alle prime battute della collaborazione quindi, attualmente, le persone coinvolte stanno raccogliendo le notizie utili alla rubrica sulla residenzialità, per l'autunno si prevede la loro riconversione sul sito dell'InformaHandicap.

 


Vai al capitolo precedente Stampa questa pagina Vai al capitolo successivo