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1898
Autore:
Ceppi Carlo Torino 1829/Torino 1921 Debiaggi Casimiro Doccio (Vc) 1855/Torino 1939 Bottinelli Antonio Viggiù (Va) 1827/ Milano 1898 Cerini Giuseppe Arcumeggia (Va) 1862/Torino 1935 Bonino Vittorio notizie del 1898 Biscarra Cesare Torino 1866/ Torino 1943 Sassi Francesco Vercelli 1870/Castagneto Po (TO) 1943 Rubino Edoardo Torino 1871/Torino 1954 Reduzzi Cesare Torino 1857/Torino 1911 Contratti Luigi Portogruaro (VE) 1868/Torino 1923 Cometti Giacomo Torino 1863/1938
Soggetto: Raffigurazione dei 12 mesi e quattro dei fiumi torinesi
Collocazione: Corso Federico Sclopis, All`interno del parco del Valentino, tra il corso Federico Sclopis e viale Matteo Maria Boiardo, alle spalle del padiglione di Torino Esposizioni.
Data collocazione: 1898.
La fontana è composta da una grande vasca inclinata ovale in cui precipita una spumeggiante cascata, detta vasca è sovrastata da una terrazza, anch’essa ellittica, su cui poggiano quattro gruppi di statue maggiori che raffigurano i fiumi che bagnano Torino. La Stura, con i tre nudi femminili che scherzano intorno a una ruota di mulino con reti da pesca sullo zoccolo, il Po, dalla gigantesca figura barbuta, la Dora è, invece, la pastorella con la cuffia ornata di margherite, che con la mano destra disseta un ariete, mentre un giovinetto suona la zampogna; infine, il Sangone è il genio del fiume che sorride spiando una coppia di amanti, mentre si abbeverano alle sue acque. Lo specchio d’acqua è circondato da una balaustra arricchita da statue allegoriche dei dodici mesi. Originariamente nel bacino si trovavano anche altri gruppi statuari andati perduti: la sirena tirata da tre cigni, i putti, chiamati La Pace e La guerra e il satiro portato a spalle dal Po.
Iscrizione: Sulle basi delle figure dei mesi: GENNAIO/FEBBRAIO/MARZO/APRILE/MAGGIO/ GIUGNO/LUGLIO/AGOSTO/SETTEMBRE/OTTOBRE/NOVEMBRE/DICEMBRE
Ultima di una serie di esposizioni iniziate nel 1844, nata sotto l’insegna dei festeggiamenti per il cinquantesimo anniversario della proclamazione dello Statuto Albertino, come specchio del progresso industriale e del lavoro del secolo XIX, quella del 1898, si preannunciava in un clima di lotte sociali e "congiure eversive". Gli scioperi e le agitazioni saranno repressi soprattutto a Milano dove il generale Bava Beccaris, per ordine del re Umberto I, soffocherà nel sangue i tumulti sparando sulla folla inerme. La graffiante vignetta di Caronte, pubblicata sulla rivista "Il Fischietto" Continua...
Ultima di una serie di esposizioni iniziate nel 1844, nata sotto l’insegna dei festeggiamenti per il cinquantesimo anniversario della proclamazione dello Statuto Albertino, come specchio del progresso industriale e del lavoro del secolo XIX, quella del 1898, si preannunciava in un clima di lotte sociali e "congiure eversive". Gli scioperi e le agitazioni saranno repressi soprattutto a Milano dove il generale Bava Beccaris, per ordine del re Umberto I, soffocherà nel sangue i tumulti sparando sulla folla inerme. La graffiante vignetta di Caronte, pubblicata sulla rivista "Il Fischietto" il 14 maggio 1898, in cui si vede un soldato che accompagna una signora tenendola sottobraccio all’ingresso dell’esposizione dopo un singolare temporale, testimonia il clima meteorologico e politico dell’epoca. Il tempo si è ormai rasserenato, Lavoro, Patria, Onestà possono risplendere nel cielo terso, mentre le nubi nefaste della Guerra Civile e dell’Anarchia sono ormai lontane. Infatti nel 1898 a Torino regnò una certa tranquillità rispetto a quanto accadde nel resto del paese, solo qualche tafferuglio, seguito da una serie di arresti, e un solo incidente all’interno dell’esposizione (nel padiglione della Marina venne distrutto il modello della nave da guerra Umberto I) turbarono lo spettacolo della grande Italia che faceva mostra di sé.
La Fontana dei Mesi è una delle poche cose che rimane di quel "paese delle meraviglie" progettato da Carlo Ceppi, Costantino Gilodi e Giacomo Salvatori per l’ Esposizione Generale Italiana. Quell’effimera e incantevole città fatta di legno, di stoffe e d’intonaco, in cui era possibile passeggiare mollemente tra i padiglioni dal gusto estroso e bizzarro, mentre si accarezzava con lo sguardo la mirabile merce esposta.
Quale fulcro dell’area espositiva, Ceppi progettò una facciata merlata dagli alti minareti, una quinta concava neomoresca, dove convergevano le grandi gallerie dei padiglioni della Marina, della Meccanica, dell’Agricoltura, ai cui piedi zampillava spumeggiante e sonora l’acqua della fontana dei dodici mesi (una cascata di 600 litri d’acqua al secondo, con due pennacchi lanciati a 20 metri d’altezza). Dalla forma neosettecentesca, espressione di un linguaggio sospeso fra nostalgie rocaille e spunti Liberty, con allusioni e citazioni della fontana di Villa Regina, ma "modernamente" adornata in cemento, la fontana era uno scenario ideale per incantare il visitatore, calandolo in una dimensione atemporale e fantastica. Nelle ore notturne veniva illuminata dal gioco multicolore di fasci di luce enfatizzando le linee sinuose dell’architettura, drammatizzando le forme dei gruppi statuari posti sulla terrazza della vasca rappresentanti i fiumi che bagnano Torino: il Po, la Dora, la Stura, il Sangone, modellati rispettivamente dagli scultori Luigi Contratti, Edoardo Rubino, Giacomo Cometti, Cesare Reduzzi; le luci policrome dei 36 proiettori animavano anche le giocondità delle fanciulle allegoriche dei dodici mesi disposte sulla balaustra, e nello specchio d’acqua, una sirena tirata da tre cigni e i due gruppi di putti, chiamati La Pace e La Guerra (opere di diversa mano dovute agli scultori Vittorio Bonino, Giuseppe Cerini, Antonio Bottinelli, Casimiro Debiaggi e ai più noti Biscarra, Rubino e Francesco Sassi). Si può con sicurezza affermare che la Fontana dei Mesi è una riuscita sintesi fra stili ed elementi diversi lontani nel tempo e nello spazio, al loro adattamento alle nuove tipologie costruttive, con un risultato festoso e leggero, perfettamente adatto all’atmosfera di una esposizione di fine secolo frutto dell’ingegno scientifico e della produzione delle arti. Chiudi
Con la sua estensione di 550.000 mq da corso Vittorio Emanuele II a corso Dante, limitato ad est dal Po e ad ovest da corso Massimo d’Azeglio, il Parco del Valentino al tempo della Colonia Julia Augusta Taurinorum era assai più vasto e faceva parte dell’agro torinese. Coltivata o adibita al pascolo l’area era già conosciuta con il nome di Valentino, forse per una sosta dell’imperatore Valentiniano che regnò dal 364 al 375 o di qualche ricco proprietario di nome Valentinus o ancora, ed è più probabile, per l’esistenza nella zona di una cappella consacrata a San Valentino che patì il martirio a Roma Continua...
Con la sua estensione di 550.000 mq da corso Vittorio Emanuele II a corso Dante, limitato ad est dal Po e ad ovest da corso Massimo d’Azeglio, il Parco del Valentino al tempo della Colonia Julia Augusta Taurinorum era assai più vasto e faceva parte dell’agro torinese. Coltivata o adibita al pascolo l’area era già conosciuta con il nome di Valentino, forse per una sosta dell’imperatore Valentiniano che regnò dal 364 al 375 o di qualche ricco proprietario di nome Valentinus o ancora, ed è più probabile, per l’esistenza nella zona di una cappella consacrata a San Valentino che patì il martirio a Roma nel 268. La cappella fu poi distrutta e riedificata nel quartiere di San Salvario e al suo posto fu costruito il Castello del Valentino che Emanuele Filiberto nel 1577 ampliò, facendolo diventare una sede di rappresentanza per fastose feste e ricevimenti. A metà dell’ottocento il parco si trasforma, perde il suo carattere aristocratico, cede il passo ai processi di democratizzazione e ai nuovi valori della Nazione e del Progresso, diviene parco pubblico. Dopo diverse fasi di intervento la sua fisionomia si delinea fino a diventare la cornice ambientale per le sedi espositive, luogo ideale per mettere in mostra la produzione italiana in campo industriale, agricolo e artistico. Il suo aspetto pluridimensionale, il suo disegno aperto al gusto della percezione visiva del paesaggio, è costellato da piccole architetture, da padiglioni espositivi per le arti, lo sport e la tecnica; da imbarchini, caffè, ristoranti, sale da ballo, fontane, patinoire, giardini rocciosi con laghetti, e persino una ricostruzione di un borgo e di un castello medioevale e di una latteria svizzera con mucche al pascolo. Tutto è pensato in funzione di una piacevolezza borghese esibita con riserbo, che sa integrare perfettamente lo spettacolo dello sfondo naturale. Con lo sguardo di Guido Gozzano si può dire che "nessun parco delle metropoli europee racchiude in così poco spazio tanta armonia di proporzioni, tanta grazia e varietà di linee; nessuno compendia i panorami naturali d’uno sfondo di colline armoniose lambite e riflesse da un fiume regale, nessuno aduna tanta varietà di scenari: Superga, il Monte dei Cappuccini, il profilo secentesco del palazzo del Valentino, il profilo turrito del Borgo e del Castello Medievale e, ultimo eccelso, la cerchia delle Alpi, dominante le masse degli alberi secolari". Così Gozzano all’inizio del Novecento, ma le sue parole conservano una visione che fortunatamente è possibile ritrovare senza fatica e troppa immaginazione: ancora oggi il Parco del Valentino conserva, se non intatta, quantomeno in buona salute, la vocazione paesaggistica, come conserva la predisposizione per le attività espositive, per lo svago, il divertimento, lo sport senza dimenticare di fare ancora da sfondo agli innamorati che, mano nella mano, si fanno fotografare davanti alla Fontana dei Mesi. Chiudi
Il Parco del Valentino ospita i monumenti a Quintino Sella (ITOCTM017), Massimo d’Azeglio (ITOCTM026), Fontana dei Mesi (ITOCTM038), Amedeo di Savoia Duca D’Aosta (ITOCTM042), Artigliere (ITOCTM050),
Ascanio Sobrero (ITOCTM051), Cesare Battisti (ITOCTM058), Carlo Montù (ITOCTM071), Nino Costa (ITOCTM075), Monumento al 3° Alpini (ITOCTM156), Guglielmo Marconi (ITOCTM190), Paolo Thaon di Revell (ITOCTM215).
Il Parco ha inoltre ospitato l’opera Presepe (ITOCTM175) nell’edizione di Luci d’Artista 2006/2007. Continua...
Il Parco del Valentino ospita i monumenti a Quintino Sella (ITOCTM017), Massimo d’Azeglio (ITOCTM026), Fontana dei Mesi (ITOCTM038), Amedeo di Savoia Duca D’Aosta (ITOCTM042), Artigliere (ITOCTM050),
Ascanio Sobrero (ITOCTM051), Cesare Battisti (ITOCTM058), Carlo Montù (ITOCTM071), Nino Costa (ITOCTM075), Monumento al 3° Alpini (ITOCTM156), Guglielmo Marconi (ITOCTM190), Paolo Thaon di Revell (ITOCTM215).
Il Parco ha inoltre ospitato l’opera Presepe (ITOCTM175) nell’edizione di Luci d’Artista 2006/2007. Chiudi
Gli artisti, la storia e le idee di tutto il patrimonio monumentale e artistico che arricchisce gli spazi pubblici della città di Torino. Se vuoi saperne di più? Gira una di queste carte!