Musei Scuola

Comune > Arte e Cultura > Museiscuola > Risorse > Tesi di laurea

Tesi di laurea

 

 Una forma di museo. Studio e confronto dei Musei della Scuola in Italia

 

 Una proposta di educazione all'arte contemporanea per il pubblico adulto

 

 Uno studio e una proposta di educazione all'arte contemporanea per il pubblico giovane

 

 Offerta culturale e inclusione sociale nell’esperienza Torinese

 

 Educare al contemporaneo: la didattica sperimentale nei centri e musei d’arte contemporanea

 

 Accogliere ed esporre al Museo Nazionale del Cinema di Torino

 

 Patrimonio culturale e migranti. Una sfida contro l'esclusione sociale

 

 Comunicare il museo. Il teatro come strumento didattico-educativo

 

 Il patrimonio incontrato. Musei torinesi e popolazione immigrata

 

 Genova e i suoi musei: la percezione che il mondo nordafricano ha del patrimonio culturale europeo

 

 La funzione educativa del museo: l'esperienza del Dipartimento Educazione, Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea

 

 Materiali per un'indagine sul rapporto tra arte e città a Torino. Sculture ed installazioni urbane dalla seconda metà del Novecento ad oggi

 

 Gli artisti e la didattica dell'arte contemporanea. L'esperienza del Museo d'Arte Contemporanea Castello di Rivoli

 

 Musei e pubblico: il caso del Museo Civico di Torino (1929-1939)

 

 Studi per la progettazione di un centro didattico museale

 

 Il consumo culturale: il caso del Museo Diffuso dei Diritti e della Libertà di Torino

 

 Musei e pubblico: il caso del Museo Civico di Torino (1863-1920)

 

 I Musei di Pinerolo. Tra storia e Progetto

 

 I servizi educativi per il museo e il territorio. Evoluzione degli aspetti normativi del rapporto fra Scuola e Museo in Italia, 1970-2001

 

 La pedagogia del museo in rete. I servizi educativi nei siti web dei musei d'arte italiani

 

 

Una forma di museo. Studio e confronto dei Musei della Scuola in Italia

 

Candidato: Francesca Davida Pizzigoni

Anno : 2006/2007

Relatore: Prof. Michela Di Macco ; Correlatore: Prof.ssa Ester De Fort

Facoltà: Università degli Studi di Torino - Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Scienze dei Beni Culturali

 

L'obiettivo della mia ricerca è quello di portare in luce l'esistenza di un genere museale ancora poco conosciuto in Italia: il Museo della Scuola. Non solo quindi capire quanti fossero ma anche conoscerli in prima persona per studiarne in modo ragionato natura, collezioni, attività, modelli espositivi, etc. Infine confrontarli tra loro per individuarne punti di forza e aree di miglioramento e per cercare di definire - passando dal particolare al generale - la forma "Museo della Scuola", come recita appunto il titolo della tesi.

Lo sviluppo del lavoro ha evidenziato un livello molto alto di interesse verso la materia affrontata da questo genere museale - tante esperienze di singole scuole, mostre, convegni, anche esposizioni permanenti aperte al pubblico - ma la presenza di solo quattro realtà strutturate in tutta Italia:

 

- Museo Storico della Didattica "Mauro Laeng" di Roma

- Museo della Scuola

- Schulmuseum di Bolzano

- Museo dell'Educazione di Padova

- Museo della Scuola e del libro per l'infanzia di Torino.

 

Un numero così esiguo ha portato inevitabilmente a due considerazioni: una involuzione del genere "Museo della Scuola" in Italia rispetto alla realtà di fine Ottocento (oltre al museo di Roma, si registravano anche quello di Napoli e di Palermo, oggi non più esistenti) e un grave e netto ritardo in rapporto alla presenza di questi musei nel resto d'Europa: oltre 100 in Francia e in Germania, 38 in Austria, 36 in Spagna e così via. Il metodo di lavoro ha poi previsto la creazione di una griglia di analisi atta a favorire una conoscenza approfondita e a tutto tondo delle realtà museali e a consentire, senza trascurare le singole peculiarità, di paragonare criticamente i dati tra loro. E' stato così possibile ricavare le caratteristiche del genere "Museo della Scuola" e portare in luce quali siano nelle realtà oggi esistenti gli aspetti da migliorare: statuto giuridico, comunicazione, allestimento, servizi al pubblico.

Solo così questo genere museale potrà esprimere al meglio le grandi potenzialità di cui è dotato e che oggi sono ancora troppo spesso nascoste. Nessun museo della scuola infatti soddisfa pienamente tutti i criteri presi in considerazione: la "forma museo della scuola" in Italia non può ancora annoverare una punta di diamante.

Sulla base dello studio svolto però si può affermare che il Museo della Scuola e del Libro per l'infanzia di Torino si avvicina maggiormente ad un modello ideale ed esaustivo di istituzione museale.

 

Per contatti E-mail Francesca Pizzigoni: dadapi@libero.it

 

inizio pagina

 

Una proposta di educazione all'arte contemporanea per il pubblico adulto

 

Candidato: Lorenza Donati

Anno : 2004/2005

Relatore: Prof.ssa Grazia Maria Massone; Correlatore: Prof.ssa Elena Zanfroni

Facoltà: Università Cattolica Del Sacro Cuore - Sede di Piacenza - Facoltà di Scienze della Formazione - Corso di Laurea in Scienze dei Processi Formativi e Culturali

 

La tesi presenta l'ideazione e l'elaborazione di una proposta educativa per avvicinare all'arte contemporanea il pubblico adulto, nello specifico gli insegnanti di matematica-geometria della scuola secondaria di primo grado. Il primo capitolo dell'elaborato, il più corposo, è destinato alla descrizione del progetto in ogni sua parte: finalità, obiettivi, destinatari e metodologia utilizzata. Le finalità che ne stanno alla base ne costituiscono il corpus teorico specifico, attraverso il quale viene giustificata, sempre tenendo in primo piano questa scelta precisa di pubblico, l'importanza dell'approccio del lifelong learning e, sempre considerati i destinatari, specificate la nascita e l'evoluzione, nella storia, del misterioso ed affascinante rapporto tra arte e matematica/geometria. L'avvicinamento di questo target al linguaggio dell'ambito indagato avviene sfruttando una delle più quotidiane chiavi di lettura con le quali i docenti in questione si suppone leggano la realtà: gli insegnanti vengono chiamati a sondare i segreti del contemporaneo artistico sfruttando il linguaggio di formule, numeri e figure geometriche. Il criterio della selezione delle opere, sulle quali far condurre le attività del progetto al gruppo, è stato quello della coerenza e della pertinenza: sono state individuate alcune opere della collezione artistiche del Museo di Arte Contemporanea del Castello di Rivoli, scelto tra quelli del territorio per il ruolo di assoluto prestigio che ricopre per l'arte contemporanea e per le attività svolte dal Dipartimento educazione. Il secondo capitolo della tesi è interamente dedicato alla descrizione del Museo e del Dipartimento educazione, visitati di persona nel periodo corrispondente alla strutturazione del progetto. Le schede conoscitive delle creazioni artistiche selezionate, nonché il lavoro prima teorico e poi pratico-esperienziale, che è stato richiesto di condurre agli insegnanti sulle opere d'arte in questione, sono documentate nel terzo ed ultimo capitolo della tesi. L'approccio interdisciplinare proposto si snoda in tutta la sua validità, e viene proposto alla scuola come un valido strumento per ri-pensare e ri-progettare il proprio essere ed il proprio fare.

 

Per contatti E-mail Lorenza Donati: sunmoon1983@libero.it

inizio pagina

 

Uno studio e una proposta di educazione all'arte contemporanea per il pubblico giovane

 

Candidato: Roberta Albertosi

Anno : 2005-2006

Relatore: Prof.ssa Grazia Maria Massone

Facoltà: Università Cattolica del Sacro Cuore - Sede di Piacenza, Facoltà di Scienze della Formazione CdL in Scienze dei processi formativi e culturali

 

La tesi nasce da un interesse personale per la produzione artistica contemporanea e dalla percezione che l'arte odierna (che storicamente si estende dagli inizi del XX secolo ai giorni nostri) sia poco apprezzata rispetto ad altri periodi artistici, sui quali, grazie anche alla distanza temporale che ci separa, sono disponibili fonti e documenti maggiori e più dettagliati. Può capitare che le attuali produzioni artistiche possano essere oggetto di pregiudizi che inducono a pensare che esse non siano degne di essere definite opere d'arte. Ciò, a mio avviso, deriva da una molteplicità di fattori, quali lo scarso riconoscimento dell'arte contemporanea nei percorsi scolastici, la comprensione non immediata delle opere e difficoltà nell'attribuzione del significato da parte dell'utente nonché la ridefinizione del campo dell'arte (anche il design, la fotografia, la pubblicità…rientrano sotto la definizione di arte) e sua eterogeneità. Attraverso la tesi si vogliono dunque impiegare le conoscenze e le competenze maturate entro il personale triennio di studi nell'ambito educativo per promuovere un percorso di avvicinamento all'arte contemporanea, rivolto ad un pubblico giovane. Read scriveva "l'arte può essere la base dell'educazione" e teorizzava la relazione tra arte ed educazione nel saggio del 1943 "Education through Art"; l'arte si pone dunque al servizio dell'educazione ma allo stesso tempo l'educazione diventa strumento indispensabile per avvicinarsi al campo dell'arte. Anche l'arte contemporanea ha qualcosa da insegnare, qualcosa su cui farci riflettere, è strumento utile per promuovere la crescita personale e sociale di ciascuno e dunque vale la pena osservare prima di giudicare. La tesi si articola in due parti: la prima volta a presentare il contributo teorico di autori che in contesto psicologico-educativo hanno evidenziato i valori, gli aspetti identitari e i compiti cui sono chiamati i giovani nel loro cammino di formazione e maturazione personali, quindi il rapporto tra i giovani, l'arte e i musei e la presentazione di buone prassi nella offerta educativa dei musei ai giovani. La seconda parte prevede: la presentazione del questionario elaborato e sottoposto ad un campione di giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni avente lo scopo di sondare la conoscenza dell'arte nei giovani, i loro gusti ed, infine, di selezionare un'utenza privilegiata cui proporre un progetto di avvicinamento all'arte contemporanea in relazione alla collezione del Museo di Arte Contemporanea del Castello di Rivoli; l'analisi dei dati raccolti, l'elaborazione del percorso educativo (finalità, obiettivi, contenuti e metodologie) e le considerazioni finali.

 

Per contatti E-mail: albertosia@libero.it

 

inizio pagina

 

Offerta culturale e inclusione sociale nell’esperienza Torinese

 

Candidato: Eleonora Celano

Anno : 2005-2006

Relatore: Prof. Michele Trimarchi

Facoltà: Iulm Milano - Corso di Laurea Specialistica in Strategie Gestione e Comunicazione dei Beni e degli Eventi Culturali

 

Il lavoro svolto ha come obiettivo il tentativo di invitare il lettore a riflettere sulla storia più recente, sui modelli di sviluppo e sulle sfide che il Capoluogo piemontese ha affrontato nel corso del secolo passato e che, oggi, si trova nuovamente ad affrontare nel tentativo di ridefinire la propria vocazione. E' suddiviso in tre sezioni inerenti rispettivamente: la strutturazione dell'Assessorato alle Risorse e allo Sviluppo della Cultura della Città di Torino, il concetto di Ecomuseo Urbano e la sua progressiva realizzazione, ed infine la mostra "Torino al lavoro. Dalla ricostruzione allo sviluppo". Il primo capitolo viene introdotto con un breve excursus storico inerente le politiche urbane adottate e perseguite dalla Città di Torino a partire dal 2000, dando particolare risalto alla costituzione della Fondazione Torino Musei e del Settore Educazione al Patrimonio Culturale. Nella seconda parta si analizza il progetto "Ecomuseo Urbano della Città di Torino", nato con l'intento di valorizzare il patrimonio culturale e la memoria del territorio.

L'elaborato si conclude con l'analisi della mostra "Torino al lavoro. Dalla ricostruzione allo sviluppo" realizzata dalla Città in collaborazione con le organizzazioni sindacali e gli istituti storici; da cui scaturivano tre eventi collaterali:

- quattro incontri di dibattito sull'immigrazione meridionale a Torino; - un laboratorio di teatrocomunità con l'obiettivo di rielaborare i temi trattati dalla mostra in questione; - l'evento teatrale finale realizzato lungo il percorso espositivo durante il quale è stato proiettato in modo continuativo il cortometraggio "Torino Terrona" vincitore del concorso "Filmare la storia - edizione 2006" .

 

Per contatti E-mail: eleonora.celano@libero.it

 

inizio pagina

 

Educare al contemporaneo: la didattica sperimentale nei centri e musei d’arte contemporanea

 

Candidato: Federica Morandi

Anno : 2005-2006

Relatore: Prof. Luigi Di Corato - Correlatore: Prof.ssa Cecilia De Carli

Facoltà: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – Facoltà Lettere e Filosofia, Corso di Laurea Specialistica in Storia dell’Arte

 

Il successo del museo contemporaneo risiede nella capacità di sviluppare una competenza educativa e comunicativa, attraverso una adeguata valorizzazione delle risorse interne, un'azione diversificata sul pubblico e un efficace lavoro di sinergia con i diversi elementi del contesto culturale, locale ed extralocale.

Il lavoro di tesi ha indagato in Italia sedici casi, tra musei, centri e fondazioni d'arte contemporanea, mentre in Europa sono stati analizzati il Museo Centro de Arte Reina Sofia (Madrid), il Palais de Tokyo (Parigi) e la Tate Modern (Londra).

L'approfondimento è avvenuto lungo cinque direttrici:

- il quadro istituzionale e legislativo in Italia, Francia, Spagna e Regno Unito;

- l'offerta strutturata;

- le interazioni intessute dal museo con i diversi soggetti presenti sul territorio;

- la gestione del servizio;

- la valutazione dei risultati.

Cuore della tesi è l'analisi della didattica sperimentale in riferimento a diverse tematiche: museo e territorio; disabilità, migrazione, terza età, luoghi di cura, interdizione.

Lo studio ha rilevato una realtà complessa e frammentaria, dove un continuo raffronto tra le esperienze nazionali e internazionali ha permesso di evidenziare opportunità e criticità di aspetti metodologici, organizzazione e gestione delle attività didattiche.

I servizi educativi studiati nel nostro Paese dimostrano di possedere punti qualificanti in relazione ai casi esteri: esperienze di attività fuori dal museo sono registrate esclusivamente in territorio nazionale, quindi la preoccupazione di estendere la didattica museale negli ospedali, nelle case di cura, nei penitenziari e in generale in ambienti ritenuti "distanti" dai musei, è un punto di forza tutto italiano.

Aspetti di criticità sono dovuti invece alla carenza di risorse finanziarie, di personale specializzato e spesso alla scarsa comprensione del ruolo del servizio all'interno della programmazione globale, un problema preponderante nei casi esteri, dove la mission educativa del museo è avvertita come urgenza primaria.

Evidente è la mancanza in Italia di standard di certificazione nazionali specifici per la didattica, uno degli aspetti senz'altro di maggiore criticità, perché da ciò dipende la riflessione sulla mission educativa del museo e quindi la capacità di attivare processi di perfezionamento e miglioramento.

 

Per contatti E-mail: femorandi@libero.it

 

inizio pagina

 

Accogliere ed esporre al Museo Nazionale del Cinema di Torino

 

Candidati: Fabio Aloi e Ilaria Bertolè

Anno : 2004-2005

Relatore: Prof.ssa Valeria Minucciani - Correlatore: Marco Vaudetti

Facoltà: Facoltà di Architettura , Politecnico di Torino

 

La tesi illustra il percorso di ricerca e di progettazione che abbiamo seguito per giungere alla realizzazione dell'allestimento della mostra "Immaginare il cinema. La scuola racconta il museo", mostra sulla didattica voluta dal Museo Nazionale del Cinema di Torino, per illustrare i risultati di cinque anni di collaborazione tra il Museo stesso e le scuole.

Nella prima parte dell'elaborato ci siamo occupati di tutte quelle trasformazioni che hanno investito il museo moderno, soffermandoci prima sui cambiamenti concettuali, che ne hanno modificato i contenuti, e poi sugli inevitabili mutamenti fisico-architettonici, che hanno portato alla nascita di nuovi spazi e alla rivisitazione di quelli già esistenti. Abbiamo successivamente concentrato la nostra attenzione su uno di questi spazi, la zona dell'ingresso - accoglienza, per arrivare ad un'analisi dell'esposizione in questa zona.

Sono state individuate le principali cause di queste trasformazioni e ovviamente anche quelle che sono, o così ci è sembrato, le conseguenze, che si dividono in due categorie: da un lato le conseguenze immediate, quelle di cui è già stato possibile vedere frutti e risultati, e dall'altro quelle conseguenze che sono ancora in fieri o in alcuni casi sono semplicemente abbozzate nelle menti dei cultori della materia o degli architetti, che tentano di avvicinarsi ad essa.

La seconda parte del nostro elaborato di tesi è invece interamente dedicato al luogo che abbiamo scelto, o forse meglio, che ci ha scelti, per mettere alla prova le nostre capacità progettuali come allestitori di mostre: il Museo Nazionale del Cinema di Torino, sito, ormai da cinque anni, nella Mole Antonelliana.

In maniera più specifica ci siamo occupati inizialmente dei rapporti tra il Museo e il simbolo cittadino che lo ospita, per poi passare ad un'illustrazione delle attività didattiche portate avanti in questi anni dai servizi educativi del Museo.

La seconda sezione di questa parte dell'elaborato è quella più importante e quella più corposa, perché è interamente incentrata sulla progettazione dell'allestimento della mostra. Abbiamo descritto passo a passo le diverse fasi progettuali, dei diversi mesi di lavoro, che ci hanno poi portati al risultato finale; abbiamo ovviamente dedicato molto spazio alla descrizione del progetto, sia a livello concettuale e contenutistico, che più strettamente architettonico - realizzativo, infine ci siamo soffermati sull'inaugurazione della mostra e sulla rassegna stampa che ne è seguita.

 

Per contatti E-mail: Fabio Aloi - aloi.fabio@tiscali.it

Ilaria Bertolè - ilaria.bertole@libero.it

 

inizio pagina

Patrimonio culturale e migranti. Una sfida contro l'esclusione sociale

 

Candidato: Elisa Sorba

Anno: 2004-2005

Relatore: Prof. Salvatore Rizzello

Facoltà: Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea Specialistica in Comunicazione multimediale e di massa, Università degli Studi di Torino

 

La tesi propone di indagare il rapporto tra patrimonio culturale e migranti, chiarendo l'importanza sociale delle istituzioni culturali e della valorizzazione del patrimonio culturale nella lotta all'esclusione sociale.

Il concetto di esclusione sociale nel corso degli anni '90 ha, infatti, ottenuto un riconoscimento rispetto alla propria natura multidimensionale arrivando a includere la sfera culturale e il conseguente impatto di questa sulle altre dimensioni politiche, economiche e sociali. Tale riconoscimento ha aperto nuove opportunità, interpretando la cultura come strumento trasversale di coesione sociale e come agente positivo nella lotta all'esclusione sociale.

Riconoscere che la cultura esercita un'influenza positiva nella lotta all'esclusione sociale significa che la cultura si pone come possibile risposta ad alcune necessità e problematiche che l'inserimento sempre più capillare e diffuso nella società di gruppi molto diversi tra loro per etnia, cultura e religione ha comportato in particolare rispetto a temi quali l'identità e la differenza.

Per analizzare concretamente ciò che significa parlare di politiche culturali in favore dell'inclusione sociale, si è posta l'attenzione al contesto europeo e poi a quello italiano dal quale sono emersi due fattori:

- l'importanza di rivolgersi non più al pubblico ma ai pubblici comprendendo sia il pubblico reale sia il pubblico potenziale e quindi il non pubblico, approfondendo l'analisi delle barriere economiche, fisiche e sociali che ne ostacolano la fruizione culturale;

- l'importanza sul piano politico del riconoscimento del legame tra agenda sociale e agenda culturale.

Considerando il museo luogo privilegiato per l'individuo dove confrontarsi e negoziare la propria identità, si è focalizzata l'attenzione sul consumo museale per arrivare, ragionando in negativo, a parlare delle categorie che ne sono escluse e attraverso le quali è possibile agire per una società più coesa. Secondariamente si è contestualizzato il discorso sul consumo museale rispetto all'ambito torinese.

L'analisi ha evidenziato un aumento in Italia, dal punto di vista quantitativo, del consumo museale mostrando però una tipologia di visitatore ben delineata: laureato, benestante e libero professionista. L'aumento della domanda sembra dunque celare l'esclusione in quanto si riferisce non tanto al numero e alla tipologia dei visitatori, quanto alla frequenza di visite di un gruppo che è possibile definire di visitatori abituali.

E' stato possibile rilevare alcuni mutamenti in atto nella museologia verso una tutela del patrimonio non fine a se stessa, ma connessa alle identità collettive e al territorio. Sono state analizzate due nuove tipologie museali nate di recente nel contesto museale metropolitano della Città di Torino: l'Ecomuseo Urbano ed il Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e delle Libertà.

Queste due realtà sono accomunate dall'idea di museo, non più inteso come luogo di ostensione, ma come spazio di dialogo e di riflessione in cui la comunità è chiamata a costruire la propria identità e a conservare la memoria storica attraverso la conoscenza, la condivisione e la valorizzazione del patrimonio culturale.

Particolarmente rilevante sempre nell'ambito torinese, il progetto "Un Patrimonio di Tutti", in atto nella Città di Torino dal 2004, promosso dal Settore Educazione al patrimonio culturale dell'Assessorato alla Cultura, ha come obiettivo una mediazione inclusiva del patrimonio culturale attraverso una serie di azioni indirizzate alla costruzione di percorsi di cittadinanza attiva tramite la conoscenza e l'uso consapevole del patrimonio culturale. Oltre ad iniziative di sensibilizzazione sono state organizzate due sperimentazioni di mediazione del patrimonio attraverso l'uso di tecniche narrative che hanno coinvolto alcuni studenti stranieri dei Centri Territoriali Permanenti di Torino.

All'interno del progetto è stata condotta un'indagine per acquisire elementi di conoscenza rispetto al patrimonio culturale locale e alle abitudini culturali dei cittadini stranieri residenti stabilmente a Torino.

L'analisi dei consumi culturali ha rivelato una fruizione piuttosto alta, spiegabile attraverso un livello d'istruzione medio-alto del campione. In particolare, rispetto ai consumi museali, è possibile distinguere un gruppo di persone caratterizzate da un'elevata abitudine al consumo museale che sembra aver trasferito dal Paese d'origine al paese ospitante.

Tra le motivazioni dell'esclusione spiccano ragioni d'ordine economico, logistico, ma anche carenza informativa da parte delle istituzioni museali. Esiste, inoltre, una barriera psicologica dovuta ad un senso di disagio per paura di non sentirsi all'altezza rispetto al livello e al tono aulico della lingua utilizzata nei musei e rispetto al sapere delle istituzioni museali.

Il museo, infatti, è vissuto come tempio del sapere che rappresenta un passato glorioso e cui si accede, dopo aver approfondito il tema trattato al suo interno, come momento di approfondimento delle conoscenze personali.

In conclusione si è verificato il realizzarsi di un processo di democratizzazione della cultura che segna il passaggio da una cultura riproduttrice di diversità, che veicola significati e valori della classe dominante, ad una cultura che prende consapevolezza della propria responsabilità sociale anche rispetto a gruppi etnici o sociali minoritari verso i quali è possibile modellare una progettazione e una comunicazione dedicata. Questo processo, inoltre, garantisce a tutti, l'accesso, la partecipazione e la rappresentazione, rispetto a tutte le fasi della filiera di produzione del bene culturale.

 

Per contatti E-mail: elisagiorg@tiscali.it

 

inizio pagina

Comunicare il museo. Il teatro come strumento didattico-educativo

 

Candidato: Emanuela Coscia

Anno: 2004-2005

Relatore: Prof. Tadeusz Lewicki; Correlatore: Prof. Giuseppe Costa; Presidente: Prof. Mario Comoglio

Facoltà: Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale, Università Pontificia Salesiana (Roma)

 

La tesi di laurea traccia una nuova linea di indagine all'interno della didattica museale. Per la prima volta, infatti, viene condotto uno studio sistematico su una particolare metodologia di didattica museale indirizzata soprattutto agli alunni della Scuola Primaria: le "visite-spettacolo", ossia animazioni museali condotte da attori che interagiscono con i bambini facendoli divenire parte attiva della performance. Il lavoro di tesi si articola su tre livelli: nel primo, si fa un breve excursus sulle tre funzioni principali assolte dal museo nel corso della sua storia (conservativa, politica, didattico-educativa). Nel secondo, si cercano di tracciare le basi teoriche del teatro educativo quale modalità elettiva di approccio al museo;si fa inoltre il punto della questione sulle varie tipologie di "visite-spettacolo" realizzate nei musei italiani (a tal scopo è stato raccolto ed analizzato un campione di 76 progetti). Nel terzo, si studia come rendere spendibile all'interno dei curricoli della Scuola Primaria l'esperienza vissuta al museo. Come mai la scelta di studiare le "visite-spettacolo"? Il teatro educativo, oltre a porsi come metodologia in grado di raggiungere efficaci risultati di apprendimento, permette di far fronte anche agli obiettivi educativi richiesti dalla società contemporanea. Il teatro, infatti, per sua natura prevede un'interazione di tipo "cooperativo", aspetto questo fondamentale per la società attuale in cui vi è una forte crisi delle istituzioni specificamente legate al processo di socializzazione (scuola, famiglia). Il teatro è fin dalle sue origini più remote l'arte per eccellenza della narrazione, della comunicazione: possiede infatti le due dimensioni comunicative dell'aprirsi con e dell'aprirsi a. Un teatro, cioè, che si fa e che si realizza solo nell'interazione teatranti-pubblico; un teatro da "vivere". Un teatro che sposti lo sguardo del bambino da un "punto di vista" ad un "punto di vita", in quanto esperienza che si svolge in un arco spazio-temporale condiviso, vissuto, in cui il bambino stesso diviene autore di senso e di memoria. Uno degli aspetti più interessanti della tesi è la ricerca descrittiva-esplorativa sulle produzioni di visite-spettacolo museali, per la Scuola Primaria, nell'intero territorio nazionale. Scopi della ricerca: disegnare una piccola mappa delle città/province più attive nel comunicare il museo mediante il teatro; capire per quale tipologia di museo, in base alla classificazione ICOM, siano state maggiormente realizzate visite-spettacolo; tipologia di convenzione teatrale più usata; caratteristiche delle visite-spettacolo: richiesta o meno di prerequisiti, ideazione/realizzazione del progetto, i suoi attori e le sue fasi, i luoghi di attuazione; obiettivi di apprendimento maggiormente perseguiti; spendibilità del progetto, in relazione ai POF, all'interno dei curricoli scolastici. La tesi presenta, nella sua parte finale, un progetto di didattica museale-teatrale ideato appositamente per le quarte classi della Scuola Primaria: "Cuciniamo per Demetra un...". Partendo dalle opere esposte nel Museo Nazionale Archeologico "Domenico Ridola" di Matera, si è cercato di immaginare un'esperienza di didattica museale-teatrale che potesse da un lato favorire l'apprendimento e la socializzazione nei bambini; dall'altro, porsi quale occasione per dar vita, una volta tornati a scuola, ad una didattica che fosse più vivace, affascinante e coinvolgente per gli alunni, e che si integrasse appieno con gli obiettivi specifici di apprendimento previsti dai POF nelle diverse aree disciplinari (italiano, storia, inglese, geografia, geometria, musica, scienze motorie e sportive, educazione alimentare, religione, arte e immagine).

 

Per contatti E-mail: emanuela_coscia@yahoo.it

 

inizio pagina

Il patrimonio incontrato. Musei torinesi e popolazione immigrata

 

Candidato: Elena Di Federico

Anno: 2005/2006

Relatore: Alessandro Bollo

Facoltà: Politecnico di Torino, II Facoltà di Architettura - Corso di Laurea Specialistica in Architettura per il Restauro e la Valorizzazione dei Beni Architettonici e Ambientali

 

La tesi propone una riflessione sul rapporto tra il sistema museale della città e la popolazione di origine straniera residente a Torino.

Gli interrogativi alla base della ricerca riguardano la percezione dell'offerta culturale della città da parte della popolazione migrante, i fattori che inibiscono il consumo culturale e museale e le differenze rispetto alla popolazione autoctona, la possibilità di considerare la popolazione straniera come un segmento particolare di pubblico (o di non - pubblico) e di poter quindi mirare strategie di marketing specifiche atte a coinvolgere i migranti nella fruizione museale.

Il lavoro si apre con un approfondimento dei due grandi temi di riferimento: il marketing museale da una parte e il fenomeno migratorio dall'altra. Delineate poi le caratteristiche della domanda e dell'offerta museali a livello torinese, si passa alla ricerca vera e propria, condotta attraverso un duplice approccio: in primo luogo è stata svolta un'indagine qualitativa, realizzata attraverso interviste a "testimoni privilegiati" del fenomeno migratorio e a soggetti coinvolti nella programmazione culturale della città; definiti più nettamente i contorni del problema, si è passati alla fase di indagine quantitativa, dove sono stati trattati con metodi statistici i dati raccolti attraverso un questionario mirato. Il campione di indagine è stato selezionato in modo da essere rappresentativo della reale composizione della popolazione straniera, in termini di provenienza geografica e di composizione per età. Sono state considerate le sei aree geografico - culturali da cui proviene la maggioranza della popolazione migrante: Romania, Maghreb, Albania, Perù, Cina, Africa subsahariana.

Dall'analisi dei risultati delle due indagini, si è potuto concludere che la popolazione migrante non costituisce di per sé un segmento omogeneo e indifferenziato, né è possibile spiegare le differenze di approccio alla cultura attraverso un criterio puramente geografico. è invece interessante suddividere la popolazione sulla base della predisposizione al consumo culturale, predisposizione che è influenzata sia dal background culturale dei soggetti (percorsi di studio, abitudini acquisite nel Paese d'origine, interesse del singolo per l'arte e la cultura), sia, soprattutto, dalle condizioni reali di vita e dal grado di "stabilizzazione" sul territorio (attività lavorativa, abitazione, situazione familiare).

Dalla ricerca emerge come le persone di origine straniera siano effettivamente sottorappresentate all'interno del pubblico dei musei torinesi, ma questo deriva soprattutto dal fatto che esse hanno altre priorità da affrontare, prime fra tutte quelle legate all'inserimento nella società di arrivo e alla soddisfazione dei bisogni primari. La comprensione dei motivi concreti che stanno alla base del non - consumo museale suggerisce ipotesi di nuove strategie che consentano di trasformare i musei da luoghi esclusivi in non - luoghi inclusivi, ipotizzando, ad esempio, l'utilizzo del patrimonio museale come strumento didattico per l'apprendimento della lingua italiana, nonché l'ampliamento dell'offerta museale cittadina attraverso il coinvolgimento degli artisti migranti attivi a Torino.

 

Per contatti E-mail: elena.difederico@alice.it

 

inizio pagina

 

Genova e i suoi musei: la percezione che il mondo nordafricano ha del patrimonio culturale europeo

 

Candidato: Maria Elisabetta Pisaturo

Relatore: Dr.ssa Antonella Traverso; Correlatore : Dr.ssa Laura E. Parodi

Anno: 2002/2003

Facoltà: Facoltà di Lettere e Filosofia

 

La tesi cerca di delineare un quadro abbastanza completo delle relazioni che la realtà museale genovese intrattiene con la comunità Nordafricana della città e l'accoglienza che le strutture culturali del territorio ligure riservano a questo tipo di pubblico.

Tale riflessione si è sviluppata alla luce di diverse considerazioni, prima fra tutte il superamento dello stereotipo dei musei come istituzioni "fuori dal tempo e insensibili ad ogni tipo di cambiamento" . Ormai, infatti risulta evidente che i musei si debbono presentare come istituzioni recettive all'ambito in cui operano. L'entourage dei musei di una città multietnica, come sempre di più sta diventando Genova, si rivela multiculturale. Il numero degli immigrati extracomunitari residenti nella città di Genova aumenta, in effetti, anno dopo anno e di conseguenza l'esigenza di integrazione, anche a livello culturale, si rivela una questione di primaria importanza.

Tale necessità si impone ancora di più ora che la maggioranza della popolazione immigrata del Nord Africa si compone di un importante numero di giovani, istruiti e provenienti da contesti cittadini.

La tesi non cerca di negare che un'importante porzione degli stranieri approdati a Genova conduca spesso esistenze difficile e al limite della precarietà, ma vuole mettere in evidenza come, in generale, gli operatori culturali genovesi non considerino, se non in maniera del tutto sommaria, la parte di stranieri intergrati da anni in città.

Nel corso della stesura è stata svolta un'analisi dei musei genovesi e delle iniziative di queste istituzione volte ad un avvicinamento al pubblico immigrato, in particolare verso quello nordafricano. Si è dunque costata una totale assenza di politiche permanenti e organizzate ed è emerso come l'azione di accostamento verso tale pubblico defavorizzato si riducesse a un insieme disomogeneo di azioni sporadiche rivolte a un pubblico "immigrato" in generale. Si è, tuttavia, notato che fra tali iniziative quelle che hanno riscosso maggiore successo fra la popolazione extracomunitaria di Genova, sono state quelle che hanno saputo parlare linguaggi familiari o che presentassero degli allestimenti più accessibili dal punto di vista museologico ma anche pratico.

E' stata, poi, presa in esame la situazione generale della comunità nordafricana genovese e le sue associazioni, cercando di mettere in luce come queste si rapportino rispetto alle istituzioni e al patrimonio culturale della città. A tale scopo è stato elaborato un questionario proposto al 10% della popolazione genovese originaria dall'Egitto e dal Maghreb.

A seguito dei risultati del questionario e dall'osservazione dell'esperienze dei musei genovesi, ci si è resi conto che per un'utile azione di sensibilizzazione del pubblico nordafricano al patrimonio culturale europeo, sia imprescindibile un'attenta conoscenza delle differenze culturali e uno studio approfondito della semiotica delle arti maghrebine e egiziane, totalmente inesistente al momento della stesura.

Per un'accessibilità maggiore e durevole ai musei genovesi da parte dei cittadini di origine nordafricana è stato individuato come punto di partenza il termine "mathaf", museo in arabo maghrebino. Tale parola, in effetti assume una serie di valori più vasti e dinamici rispetto alla definizione italiana. Per affrontare, quindi, le relazioni complesse fra un'istituzione a forte impronta occidentale, come il museo in Italia, e un concetto più fluido e multiforme, tipico della popolazione nordafricana, sarebbe utile trasformare la nozione di pubblico da entità passiva a agente attivo.

In seguito alle analisi fatte nel corso della stesura, la tesi individua, quindi, come importante strada da percorrerete per un reale avvicinamento da parte del pubblico di origine nordafricana ai musei genovesi quello di un'azione comune fra i responsabili dei musei e i rappresentanti delle comunità, in modo tale da identificare le specifiche esigenze e gli interessi di questa parte di cittadini comunemente distante dalle istituzioni culturali.

 

Per contatti E-mail: pistaura2003@yahoo.it

 

inizio pagina

 

La funzione educativa del museo: l'esperienza del Dipartimento Educazione, Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea

 

Candidato: Brunella Manzardo

Relatore: Prof.ssa Franca Varallo; Correlatore : Dr.ssa Anna Pironti

Anno: 2003/2004

Facoltà: Università degli Studi di Torino - Facoltà di Scienze della Formazione - Corso di Laurea in Discipline delle Arti, Musica e Spettacolo

 

Parlando di funzione educativa del museo si fa riferimento ad una delle caratteristiche fondanti dell'istituzione, paritaria rispetto agli altri ambiti di sua pertinenza (raccolta delle opere, conservazione, esposizione...), ma troppo spesso, soprattutto nel nostro Paese e soprattutto in passato, sottovalutata per privilegiare la funzione della tutela ed una certa immagine di "museo-tempio".

Da qualche decennio, i musei stanno compiendo un percorso di riavvicinamento al pubblico, eppure talvolta il ricorso a logiche di marketing e di ritorno economico paradossalmente fa sì che si continui a trascurare la funzione educativa; ecco dunque l'importanza di promuovere una riflessione sull'argomento.

Il museo, e nello specifico della tesi, il museo d'arte contemporanea, possiede elevate potenzialità educative nei confronti dei visitatori di tutte le età: creando una relazione significativa fra questi e le opere esso può diventare un vero centro di formazione permanente, un laboratorio per favorire lo sviluppo del pensiero critico. é quanto accade al Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea, che ha sempre rivolto una particolare attenzione a questi aspetti; in vent'anni di attività, il suo Dipartimento Educazione ha sviluppato innumerevoli progetti per consolidare la relazione con il pubblico e con il territorio.

La tesi, dopo un'introduzione critica sull'argomento della funzione educativa, approfondisce l'esperienza in atto al Castello di Rivoli: si presentano la metodologia e le modalità operative che caratterizzano il lavoro del Dipartimento Educazione, quindi alcune attività pratiche alle quali ho partecipato durante lo stage svolto in tale sede; il capitolo successivo contiene una selezione di progetti attuati in questi vent'anni dal Dipartimento, tappe fondamentali del suo percorso di continua sperimentazione.

Per dare ulteriori spunti di riflessione sulla funzione educativa, sono infine presentate le esperienze di altre realtà museali italiane ed estere (Centro Pecci per l'Arte Contemporanea di Prato, Centre Pompidou di Parigi e Tate Modern di Londra). In appendice, la tesi contiene le interviste ad Anna Pironti (Responsabile del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea) ed a professionisti di questi ultimi musei, che sono state fonti preziose per comprendere i principi ispiratori di ciascuna esperienza.

 

Per contatti E-mail: brumanzardo@aliceposta.it

 

 

inizio pagina

 

Materiali per un'indagine sul rapporto tra arte e città a Torino. Sculture ed installazioni urbane dalla seconda metà del Novecento ad oggi

 

Candidato: Francesca Referza

Relatore: Prof. Enrico Crispolti; Correlatore : Dr.ssa Anna Mazzanti

Anno: 2003/2004

Facoltà: Università degli Studi di Siena - Scuola di Specializzazione in Storia dell'Arte, Facoltà di Lettere e Filosofia

 

Perché una tesi che abbia per oggetto un'indagine sul rapporto tra arte e città a Torino? Perché Torino, ormai da qualche tempo, si sta muovendo nel campo dell'arte contemporanea con una passione crescente, testimoniata dal suo patrimonio di installazioni luminose, dai murales a cielo aperto e dalle numerose sculture ed installazioni en plein air realizzate negli ultimi trenta anni da artisti più o meno noti.

La tesi si propone più di un obiettivo: da una parte valorizzare i diversi progetti che la città di Torino ha avviato in campo artistico, sia per iniziativa di privati che della pubblica amministrazione, dalla seconda metà del Novecento ad oggi e di cui permangono tracce nel contesto urbano non sempre a tutti note, dall`altra fornire, attraverso percorsi didattici, un agile strumento di lettura delle opere d`arte pubblica che la città offre, riflettendo in particolare sui concetti di spazio pubblico e relazione tra opera e contesto.

Il lavoro di ricerca fine a se stesso, tuttavia, aveva in questo caso poco senso, soprattutto alla luce del fatto che l`argomento ha una fortissima valenza sociale. Quello che mi interessava maggiormente di questo lavoro, infatti, era la sua ricaduta pratica, il fatto che potesse in qualche modo, proprio come fa un cerchio che si chiude, partire dalla strada dove sono le sculture e tornare alla strada dove quotidianamente si muovono e vivono i cittadini torinesi. Volevo, pertanto, che del frutto delle mie ricerche, beneficiassero coloro che solitamente dai giochi decisionali sulle commissioni delle opere agli artisti o sulla loro collocazione vengono esclusi, non tanto per consolarli del diritto sottratto quanto per renderli consapevoli.

Giudicando dunque più urgente di altre l`istanza comunicativo-didattica alla base della mia tesi, ho pensato percorsi che, attraverso una lettura partecipata di ciò che troviamo a Torino, coinvolgessero maggiormente i cittadini rispetto ad una realtà che, loro malgrado, li riguarda direttamente. Con l`espressione lettura partecipata intendo l`acquisizione di una serie di punti di riferimento, in relazione ad un`opera d`arte nello spazio pubblico, che passa attraverso il coinvolgimento diretto dei vari partecipanti al percorso con domande, obiezioni e riflessioni.

 

Per contatti E-mail: francesca@cantiere48.com

 

 

inizio pagina

 

Gli artisti e la didattica dell'arte contemporanea. L'esperienza del Museo d'Arte Contemporanea Castello di Rivoli

 

Candidato: Silvia Camagni

Relatore: Prof.ssa Maria Grazia Messina

Anno: 2002/2003

Facoltà: Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Lettere e Filosofia

 

La ricerca ha avuto come oggetto l'analisi del 'ruolo educativo' dell'artista nell'esperienza "Mostre per bambini" promossa dal Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli.

Una programmazione nata da una precisa attenzione del museo per il pubblico delle scuole elementari, che ha visto coinvolti direttamente alcuni artisti contemporanei: Carla Accardi, Enrica Borghi e Stefano Arienti.

Dopo aver presentato, nelle sue linee essenziali, il complesso e problematico dibattito relativo alla didattica museale, l'indagine ha proposto una riflessione sul ruolo dell'artista nella didattica dei musei d'arte contemporanea, dal dopoguerra ad oggi. Un lavoro particolarmente arduo data la carente e lacunosa documentazione relativa all'argomento - se si esclude il magistero di Bruno Munari ampiamente conosciuto e attestato - che ha richiesto il rapporto diretto, per mezzo di interviste, con chi si occupa di didattica del patrimonio culturale e con gli artisti. In questo quadro si è collocata la ricerca, volta principalmente ad individuare quale fosse il significato dell'attiva presenza dell'artista, se si poteva cioè determinare un 'valore aggiunto' nella programmazione "Mostre per bambini", rispetto alle altre proposte del museo.

La riflessione sul'esperienza così indagata ha posto in evidenza quanto il contributo dell'artista, così come il lavoro di mediazione didattica attuato dal Dipartimento Educazione, legittimato da continui momenti di confronto, di approfondimento e reciproco scambio tra il personale del museo e l'artista, costituiscano elementi fondamentali per avvicinare all'opera d'arte, coglierne tutta la complessità e la ricchezza, e promuovere apprendimenti.

La tesi si conclude prendendo in esame altre istituzioni culturali, museali e non, che a Torino, in questi ultimi anni, hanno chiamato artisti contemporanei a collaborare a particolari progetti educativi, destinati sia alla formazione degli insegnanti, sia a quella degli allievi delle scuole e dell'università (IRRE Piemonte, Fondazione Italiana per la Fotografia, Galleria d'Arte Moderna, Fondazione Palazzo Bricherasio, Politecnico).

 

Per contatti E-mail: silvia.camagni@tiscalinet.it

 

 

inizio pagina

 

Musei e pubblico: il caso del Museo Civico di Torino (1929-1939)

 

Candidati: Claire Christina Cattin e Manuela Gullo

Relatore: Prof. Daniele Lupo Jallà - Correlatore : Dott. Vincenzo Simone

Anno: 2002/2003

Facoltà: Università degli Studi di Torino, Diploma in Operatore dei beni culturali

 

La tesi presenta i risultati dell'analisi dell'andamento del pubblico dei Musei Civici di Torino nel decennio 1929-1939, nel quadro della storia della città e dei suoi musei e dell'attività dell'Amministrazione comunale.

Prima di esaminare i dati sull'afflusso dei visitatori è stato analizzato il contesto sociale, politico e culturale della Torino anni Trenta ed è stata ripercorsa la storia dei Musei Civici, dalla loro formazione ai giorni nostri, prestando particolare attenzione alla figura del suo primo Direttore, Vittorio Viale.

La ricerca si è basata sui documenti conservati presso l'Archivio Storico della Città di Torino e l'Archivio Storico dei Musei civici di Torino. Sono state esaminate, in primo luogo, le deliberazioni comunali relative ai Musei Civici e ad altre istituzioni culturali torinesi approvate nel decennio 1929-1939, per individuare le scelte politiche dell'Amministrazione in campo museale. In seguito l'attenzione si è rivolta al pubblico.

I dati sull'afflusso dei visitatori sono stati tratti dalla rivista "Torino: Rivista Municipale Mensile", che ogni mese riportava i dati elaborati dall'Ufficio Statistica del Comune di Torino relativi sia al Museo Civico di Arte Antica, sia al Museo Civico di Arte Moderna. L'analisi dei dati ha consentito di proporre una spiegazione sull'aumento o la diminuzione dei visitatori in determinati periodi del decennio, di evidenziare le maggiori capacità di richiamo del Museo d'Arte Antica rispetto alla Galleria d'Arte Moderna e di sottolineare i tre grandi eventi della vita culturale torinese: l'inaugurazione della nuova sede del Museo d'Arte Antica e le due grandi mostre con tema il Barocco e il Gotico e il Rinascimento in Piemonte.

Nel decennio trattato i visitatori complessivi dei Musei Civici sono stati 497.614: il Museo d'Arte Antica, grazie anche alle mostre volute da Viale, conta un totale di 323.451 ingressi, mentre il Museo d'Arte Moderna 174.163.

 

Per contatti E-mail: claire_cat@libero.it, cellulare 348/7927329

E-mail: manuelagu@tin.it, cellulare 333/3499988

 

 

inizio pagina

 

Studi per la progettazione di un centro didattico museale

 

Candidato : Sara Maria Vannucchi

Relatore: Prof. Piero Degli Innocenti - Correlatore : Dr.ssa Franca Gattini

Anno: 2002/2003

Facoltà: Università degli Studi di Firenze; Facoltà di Architettura

 

La tesi propone un prototipo innovativo di centro didattico plurimetodologico, ideato non come spazio accessorio alla struttura museale tradizionale, ma quale ponte culturale tra questa ultima e l'utenza potenziale.

In tale ottica la sezione didattica diventa strumento di accessibilità culturale e crea un rapporto dinamico tra utente e istituzione museale. Il centro didattico si struttura sia spazialmente che metodologicamente in quattro sezioni che rappresentano quattro diversi modi di approccio all'arte: l'arte narrata, l'arte attiva, l'arte tecnologica, l'arte riprodotta.

Questi quattro strumenti cognitivi, analizzati attraverso realizzazioni esistenti, sono tradotti in regole e suggerimenti di tipo progettuale, dando vita a una sorta di piccolo manuale del buon costruire dedicato agli spazi didattici.

Nella trattazione grande attenzione è rivolta all'integrazione dell'utenza disabile, le cui esigenze, tradotte in termini generali di accessibilità culturale sono risolte attraverso l'impiego di soluzioni rivolte a tutto quel pubblico che necessita di un supporto didattico per poter fruire in maniera soddisfacente del museo tradizionale.

La tesi si conclude con una verifica pratica dei presupposti teorici, attraverso lo sviluppo di uno schema progettuale dell'erigendo Centro di Arte Contemporanea di Firenze.

 

Per contatti E-mail: saravannucchi@hotmail.com

 

 

inizio pagina

 

Il consumo culturale: il caso del Museo Diffuso dei Diritti e della Libertà di Torino

 

Candidato: Stefania Gigliotti

Relatore: Prof. Giovanni Siri

Anno: 2002/03

Facoltà: Libera Univerisità di Lingue e Comunicazione IULM - Facoltà di Scienze della Comunicazione - Sede di Milano- Corso di laurea in Relazioni Pubbliche e Pubblicità.

 

La ricerca empirica svolta nell'ambito di un approfondimento sui consumi culturali ha avuto come oggetto il pubblico del Museo dei Diritti e della Libertà di Corso Valdocco a Torino.

L'obiettivo è stato quello di "fotografare" uno specifico, se pur eterogeneo, segmento di consumatori nell'atto stesso della loro pratica di consumo, per metterne a fuoco il processo decisionale, capire come si struttura e quali risultati determina.

Dopo una breve premessa generale sul contesto socio-culturale in cui il pubblico agisce e sulle dinamiche evolutive che hanno segnato il passaggio dal museo moderno al museo contemporaneo, l'attenzione si è concentrata sull'allestimento e sul percorso espositivo che caratterizza il Museo dei Diritti e della Libertà, in quanto utilizzatore di strumenti di comunicazione e diffusione culturale tecnologicamente avanzati.

Nell'ultimo capitolo sono riportati i dati emersi dall'indagine effettuata la scorsa stagione estiva al Museo.

Il campione a cui è stato somministrato il questionaro si è composto di 55 visitatori che, autonomamente, hanno partecipato e risposto alle domande sottopostegli in uscita dal Museo.

I dati più rilevanti, emersi dalla ricerca sul pubblico indagato, ci indicano una dinamica decisionale caratterizzata da un agire d'impulso, scaturito dal desiderio di un appagamento immediato del bisogno ludico-culturale di edutainment soddisfatto durante la fruizione di una mostra.

In conclusione l'indagine ha evidenziato chiare correlazioni con l'universo teorico di riferimento, sia del comportamento di consumo caratterizzante la personalità consumista della società postmoderna, sia rispetto alle finalità dell'istituzione museale.

E' emerso, infatti, quanto importante sia per il museo oggi, al fine di svolgere la sua funzione educativa primaria, farsi "interprete" culturale della conoscenza che preserva e diffonde, attraverso strumenti di comunicazione ad alto coinvolgimento emotivo e di sollecitazione multisensoriale.

Infatti, in presenza di un corredo informativo articolato che non richiede una concentrazione elevata, il visitatore riduce i filtri cognitivi e si predispone alla fruizione con maggiore coinvolgimento della dimensione affettiva.

 

Per contatti E-mail: giglio.ste@lycos.com

 

 

inizio pagina

 

Musei e pubblico: il caso del Museo Civico di Torino(1863-1920)

 

Candidato: Guido Esposito

Relatore: Prof. Daniele Lupo Jallà

Anno: 2001/02

Facoltà: Università di Torino - Facoltà di lettere e filosofia - Sede di Biella - Diploma operatore Beni Culturali

 

La ricerca svolta ha avuto come oggetto il pubblico del Museo Civico di Torino nei primi sessant'anni della sua storia.

Dopo una breve premessa generale sulle forme del museo in Italia nel corso del XIX secolo ed un profilo storico del Museo Civico tra il 1863 ed il 1920, vengono analizzate più nel dettaglio le diverse amministrazioni succedutesi, con particolare riferimento alla gestione del rapporto con i visitatori.

Nell'ultimo capitolo sono riportati i dati sull'afflusso di pubblico e sugli orari di accesso.

Le fonti di riferimento sono state: l'Archivio Storico dei Musei Civici di Torino (ASMC nel testo), l'Archivio Storico della Città di Torino (ASCT nel testo), la Biblioteca Storica della Provincia, la Biblioteca della Galleria di Arte Moderna.

In base ai documenti analizzati i primi cinquant'anni di gestione del Museo possono essere suddivisi in tre periodi distinti: dal 1863 al 1879 con le amministrazioni di Pio Agodino e di Bartolomeo Gastaldi, dal 1880 al 1897 sotto la direzione del marchese Emanuele Tapparelli D'Azeglio (nipote di Massimo, primo ministro del Regno) e di Vittorio Avondo fino all'apertura del padiglione di corso Siccardi destinato ad accogliere la sezione di Arte Moderna ed infine dal 1898 al 1914 ovvero gli ultimi anni di Avondo e la duplice gestione di Enrico Thovez e di Giovanni Vacchetta.

Nel primo periodo, pur con appena otto ore di apertura, si arrivarono a registrare anche 20.000 ingressi l'anno (1879).

Nel secondo invece gli afflussi andarono calando fino a raggiungere il minimo del biennio 1893-1894 (19.000 ingressi in due anni).

Nella terza fase avvenne il decollo della Galleria di Arte Moderna che giunse a contare nel 1913 ben 96.000 visitatori.

 

Per contatti Tel. 011/9589080

 

inizio pagina

 

I Musei di Pinerolo. Tra storia e Progetto

Candidato: Cesare Fornero

Relatore: Prof. Daniele Lupo Jallà

Anno: 2001/2002

Facoltà: Università di Torino - Facoltà di lettere e filosofia - Sede di Biella - Diploma operatore Beni Culturali

 

La dissertazione "I musei di Pinerolo: tra storia e progetto" tratta dei cinque musei civici della Città (di cui uno chiuso al pubblico) e, vista l'inadeguatezza dell'attuale gestione, si propone di valutare quale forma può essere assunta per la conduzione dei musei civici pinerolesi, in vista anche delle recenti normative in materia di ordinamento degli Enti Locali.

Una forma che garantisca il controllo e l'indirizzo da parte dell'Amministrazione comunale ma che preveda una gestione compartecipata (se non addirittura affidata) alle quattro associazioni, cui oggi sono "ufficiosamente" affidati i musei.

La tesi propone una bozza per un Regolamento in cui gli attuali quattro musei sono considerati come sezioni di un più ampio museo civico. Il testo si basa su di un precedente Regolamento per il Museo Civico del 1969 e sulla Statuto del Comitato Coordinatore del Museo Civico ed è stato elaborato seguendo le indicazioni fornite dall'Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei.

Viene inoltre ricostruita la cronistoria di un museo cittadino di proprietà statale, il Museo Storico dell'Arma di Cavalleria, che è la realtà museale più rilevante della Città.

Per avanzare tale proposta è stato necessario conoscere, mediante la consultazione di fonti bibliografiche e documenti dell'Archivio Comunale di Pinerolo, i protagonisti della formazione delle raccolte e della promozione e costituzione dei musei.

Si è dovuto comprendere quali strumenti sono stati adottati nel corso degli anni per i musei civici dalle amministrazioni pinerolesi.

Ed infine, prima di poter formulare la proposta, si sono analizzate le quattro associazioni che si occupano dei musei civici.

Questa dissertazione, nei limiti della sua specificità territoriale, può suggerire in quale modo valutare la gestione di uno o più musei accomunati nella medesima proprietà o tipologia, sulla base della genesi ed evoluzione degli stessi. La forma di gestione proposta può essere applicata ad altre realtà museali civiche simili per caratteristiche e dimensioni a quelle pinerolesi, così come la bozza di regolamento elaborata può essere adattata alle medesime realtà.

 

Per contatti E-mail: fornero@caltanet.it

 

 

inizio pagina

 

I servizi educativi per il museo e il territorio. Evoluzione degli aspetti normativi del rapporto fra Scuola e Museo in Italia, 1970-2001

 

Candidato: Cinzia Caterina Grassi

Anno: 2000/01

Relatore: Prof. Pietro Petraroia

Facoltà: Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore, Scuola di Specializzazione in Storia dell'arte

 

La ricerca affronta l'evoluzione delle norme che a partire dalla Legge Casati hanno regolato il rapporto fra la scuola e il museo . Vengono analizzati i programmi e le circolari ministeriali fino alla Legge delega n. 59 (15 marzo 1997) sull'Autonomia scolastica, con la quale diviene essenziale il rapporto delle Istituzioni scolastiche con gli Enti locali.

Tappe fondamentali di questo percorso sono: la C.M. n. 128 del 1970, che istituisce le sezioni didattiche nei musei; l'Accordo quadro, firmato il 20 marzo 1998 tra il Ministero per i Beni e le Attività; Culturali e il Ministero della Pubblica Istruzione, che sollecita le Istituzioni scolastiche e quelle culturali a elaborare congiuntamente progetti educativi annuali e pluriennali; la nascita nel 1999 del Centro per i servizi educativi del museo e del territorio presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

La tesi si conclude con la presentazione delle iniziative della Regione Lombardia per la promozione, il coordinamento e la verifica di attività educative nell'ambito del patrimonio culturale e del ruolo decisivo da essa svolto nella definizione del profilo professionale del Responsabile dei servizi educativi del museo e del territorio.

 

Per contatti E-mail: cinzia.grassi@unicatt.it

 

inizio pagina

 

La pedagogia del museo in rete. I servizi educativi nei siti web dei musei d'arte italiani

 

Candidato: Chiara Vorrasi

Anno: 2000/01

Relatore: Prof.ssa Marisa Dalai Emiliani.

Facoltà: Roma, Università degli Studi "La Sapienza", Scuola di Specializzazione in Storia dell'Arte.

 

La ricerca è stata finalizzata a individuare possibili punti di contatto tra pedagogia del museo d'arte e Internet, identificando gli aspetti di un intervento didattico che possono trarre vantaggio dall'impiego di tale risorsa.

Partendo da un cenno al quadro politico-legislativo recente, si è passati ad una disamina degli orientamenti metodologici espressi dalla letteratura sulla pedagogia del museo ed attuati nelle esperienze condotte in Italia nel secondo dopoguerra. Questi orientamenti sono poi stati confrontati con alcune funzioni assolte da Internet.

Tale risorsa sembra venire incontro alle esigenze di informazione, documentazione, coordinamento e condivisione. Funzioni come quella del "download"; o anche la posta elettronica- fino al newsgroup -possono risultare utili a diffondere supporti didattici e materiali di aggiornamento per i docenti, chiamati a svolgere un ruolo centrale nella pedagogia del museo; a loro possono essere destinati corsi di formazione a distanza.

Le reti telematiche permettono inoltre di sviluppare la cooperazione a distanza, favorendo l'attuazione di progetti in convenzione tra scuola e soprintendenza.

è stato quindi condotto un censimento dei siti museali italiani, evidenziando lo spazio destinato alla pedagogia del museo e le funzioni attivate. In estrema sintesi è emerso che, il 31% dei 677 siti di musei d'arte individuati, si occupa di tali contenuti; a fronte di un limitatissimo impiego di forme di interazione e connettività avanzate, risultano relativamente sviluppate funzioni legate all'informazione e alla documentazione.

 

Per contatti E-mail: chiara.vorrasi@tiscali.it

Sito: http://web.tiscali.it/chiaravorrasi

 

 

inizio pagina