Speciale 18 maggio-Giornata Icom


Identità? Culture?
Parte prima
Walter Benjamin, con il Narratore , saggio contenuto in "Angelus Novus" e Marco Aime con Eccessi di culture uniscono le loro voci per interrogarsi sulla trasmissione e la creazione della cultura, e individuano nella narrazione, un luogo e un tempo benevoli e fecondi. Con loro cercheremo risposte possibili ad alcune domande: come accade che la narrazione crei e ricrei identità in una società interculturale? Narrare è una facoltà umana, indipendente dal luogo di origine delle persone, che rischia l'estinzione? Qual è il rapporto tra narrazione e informazione nella società globalizzata?
E'successo così: ho chiuso il libro di Marco Aime e cercando un'immagine che lo rappresentasse, ho visto una tavolata in festa. Un tavolo lungo, apparecchiato per più di cinquanta persone, che non basta un solo telo per coprire il legno, ci vogliono tovaglie a quadretti, a fiori, tinta unita sovrapposte appena, e, sopra, piatti di ceramica grandi e piccoli e vino e birra e succhi e acqua in caraffe alte e basse, di vetro chiaro e scuro. Siamo all'aperto, è sera, è estate, forse luglio, tira un'aria buona come poche volte, come forse due o tre sere ogni anno.
Marco Aime ha invitato a cena giornalisti e scrittori, saggisti filosofi e bambini, ha invitato signore e signori, ha invitato politici di destra, di sinistra, di centro, ha invitato e ha proposto un tema, una discussione, ma con leggerezza, di stile, conviviale, come sa essere lui, capace di dare e riprendere la parola, di ricordarsi l'autore di ogni libro, che tiene là, in biblioteca, poco distante dal banchetto, nella casa sull'aia dove le tovaglie si alzano appena al vento.
Gli hanno chiesto, Marco, di che cosa si parla questa sera? Marco ha risposto di identità, di cultura, di etnie, di multicultura... cari invitati, che ne dite?
Marco, incalzano quelli, e l'Ospite? Marco dice pazienza, signori, l'Ospite arriva più tardi, non ha confermato, non si sa, aspettiamo... allora, chi vuole cominciare, - intanto per favore passate i piatti di portata, servitevi - identità, etnia, cultura, intercultura... dove ci portano, questa sera, le parole?
Si alza Bauman, (ma Bauman il sociologo? Sì, lui... quello de La società individualizzata , quello di Voglia di comunità?! Lui, ascolta...) e dice: " Mentre farsi un'identità è un'esigenza fortemente sentita e un esercizio incoraggiato da ogni autorevole medium culturale, avere un'identità solidamente fondata e restarne in possesso per tutta la vita , si rivela un handicap piuttosto che un vantaggio poiché limita la possibilità di controllare in modo adeguato il proprio percorso esistenziale"... parla bene, sì, ma di che parla? C'è una mano sulla sua spalla, una pacca amica che lo invita a risedersi, a non affaticarsi e la mano fa un gesto in aria, una girandola, che prelude a un inchino, è Moni Ovadia: "Io, ebreo e democratico, non mi sento razzista quando mi lamento affettuosamente con Albert, il fisarmonicista del mio gruppo a cui per tre volte è sparito il cellulare, sul fatto che proprio a me doveva capitare l'unico zingaro che si è fatto derubare", e indica un uomo che ride silenziosamente con gli occhi chiusi... molti sorridono, i bambini ridono (ma chi sa per cosa), qualcuno è imbarazzato, non sa se si può essere ilari su questioni di etnia, di provenienza, di origine, altri scuotono la testa. Marco allora dice è qui il punto, amici, il politically correct può essere un nuovo fondamentalismo culturale, mi pare: non poter scherzare (mentre riempire di scherno è altra cosa) è un segno di una differenza accentuata, eccessiva, che non indica rispetto, ma rigidità, le culture non sono sassi, se pensate così, viene voglia di scagliarli, e sono dolori.
Marco è appoggiato sui gomiti, i gomiti premono su una pila di giornali, soprattutto quotidiani, pieni di post-it di ogni colore, Marco dice: sto facendo un'indagine, una ricerca, voglio capire come i giornali hanno parlato, in questi anni, di questi temi, voglio isolare frasi, paragrafi, fatti di cronaca, commenti di politici, commenti della gente comune, vedere che cosa ne esce, ho in mente il titolo, del mio libro, Eccessi di culture : da un lato, dunque, i giornali, dall'altro ciò che direte voi questa sera, molte voci che hanno un'abitudine: dare un peso alle parole, aver riflettuto prima di parlare, e allora, ecco che farò parlare Alessandro Dal Lago, e poi Ulf Hannerz, Geertz, gli studiosi che tra voi hanno dedicato pensieri al tema del infondatezza della distinzione in "culture", in "etnie", dell'eccessiva differenziazione... e la cosa che vi accomuna è questa: non dovete ubbidire, come molta carta stampata fa, a nuove ideologie, a creare o confermare rapporti di potere, a vendere ai lettori-consumatori immagini faziose, teoricamente infondate, antropologicamente insostenibili ma politicamente, appunto, potenti. "Marocchino armato fa irruzione in un bar"... ma avete mai sentito, un giornalista, dire: "veneti arrestati per schiamazzi notturni"?!
Allora si è alzato un uomo, non ha voluto dire il nome, non ha voluto dire nulla, indossava una maglietta bianca, si è girato e sulla schiena portava una scritta, in tedesco, Moni Ovadia ha tradotto: "Il tuo Cristo è ebreo. La tua macchina è giapponese. La tua pizza è italiana. La tua democrazia greca. Il tuo caffè brasiliano. La tua vacanza turca. I tuoi numeri arabi. Il tuo alfabeto latino. Solo il tuo vicino è uno straniero". Poi si è seduto, e ha preso la parola Eric Hobsbawm e ha detto che lui ha sempre parlato di identità pelle e identità maglietta e ha confermato la sua idea: che la maggior parte delle identità collettive sono magliette, appunto, più che pelle... e così via, tutta la serata, fino a notte fonda, tutti hanno detto la loro, gli scrittori d'Africa, gli antropologi, gli storici... finché qualcuno ha detto sarebbe proprio bello, ora, accendere un fuoco, non vi dico i bambini, che languivano sulle ginocchia di padri e madri che salto hanno fatto, e gridato: "Sììììì... fuoco fuoco!", allora tutti hanno portato fascine, finché la torre di legno è arrivata a due metri, due e mezzo, e il fuoco ha iniziato a crepitare e a profumare l'aria e Marco ha accartocciato i giornali che ha deciso di non usare per il suo libro, quelli in cui non aveva trovato nulla, buoni per alimentare solo il fuoco. C'era un nuovo chiarore, un nuovo colore, la carta bruciava luminosa e rapida, subito non c'era più, come quando da un giorno all'altro una notizia diventa cenere.
Qualcuno, guardando, ha mormorato così: "... il distacco, il sospetto, la diffidenza nascono nei confronti di una categoria, del mucchio astratto definito sulla base di una uniforme e assoluta diversità culturale... ma forse sarebbe diverso se gli individui uscissero a uno a uno da quella massa, e diventassero storie."
Poi ci fu solo un silenzio pieno di imbarazzo e una voglia alla quale nessuno seppe dare un nome... (storie, storie, storie)
Le persone sfilarono via, salutarono Marco, lo ringraziarono, gli dissero: mi raccomando il tuo libro, citaci tutti, così come abbiamo parlato questa sera, e vai a dormire ora, la notte sta perdendo il buio, Marco sorrise a tutti, entrò in casa, spense ogni luce, per ultima quella della biblioteca.
Fu allora che arrivò l'Ospite, si avvicinò al fuoco che accompagnava ancora la notte verso il giorno, scioglieva le ultime tracce di identità legnose, e iniziò a parlare, in tedesco, al fuoco, dicendo più o meno così: "L'imbarazzo si diffonde quando, in una compagnia, c'è chi esprime il desiderio di sentir raccontare una storia. E' come se fossimo privati di una facoltà che sembrava inalienabile, la più certa e sicura di tutte: la capacità di scambiare esperienze".
Poi l'Ospite tirò un lungo sospiro e tacque, stanco, disse ho bisogno di tempo, ho bisogno di molto sonno... aveva un libro, con sé, e tanti tanti pensieri.
...continua...
Tra venti giorni la seconda parte. Per esplorare il rapporto tra narrazione e ricreazione costante dell'identità.
Testo di Marina Gellona , con la collaborazione di Laura Carle
I testi affrontati sono:
-Marco Aime, Eccessi di culture , Einaudi, 2004
-Walter Benjamin, Angelus novus , Einaudi ,1995
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