Proponiamo una riflessione che attraversa tre testi, che possono aiutarci a disegnare un quadro di riferimento teorico e sperimentale per rispondere alla domanda: come si iscrive l'esperienza culturale nella vita degli adolescenti?
I testi sono: lo studio Il museo invisibile, di Michele Trimarchi e di Pier Luigi Sacco, commissionato nel 2003 dal Centro Promozione e Servizi di Arezzo all'Osservatorio Impresa e Cultura e dal Sistema Impresa e Cultura,
Ci facciamo una storia? Adolescenti si raccontano: un percorso didattico sull'espressione di sé, di Renato Tomba (Bollati Boringhieri, 2003) e Inventare se stesse, Adolescenti sulla soglia della civiltà planetaria di Carla Weber, Meltemi 2004.


Trimarchi e Sacco, economisti della cultura, costatano che, per gli adolescenti: "la vita è altrove", rispetto a musei, chiese, monumenti. Renato Tomba, professore di lettere, riporta le parole degli studenti sulla percezione della lezione scolastica: "MI ENTRA DI QUA E MI ESCE DI QUA (in maiuscolo nel testo)". Carla Weber, psicologa: "A volte quando [le adolescenti] raccontano e cercano di esprimere cosa significa vivere in un certo contesto, fare una certa esperienza, una trama semantica e perfino sintattica fatica a emergere. (...) Il linguaggio che non c'è non è solo una questione individuale, ma denota una condizione sociale e relazionale in cui la circolazione dei significati e l'emergere di forme di condivisione, risultano poco capaci di supportare il rapporto individuazione/identificazione.".
La vita è altrove. Mi entra di qua e mi esce di qua. Il linguaggio che non c'è. Se la vita è altrove, dov'è? Il confine tra l'aula o il museo e questo "altrove" è valicabile o si erge un muro tra i luoghi di cultura e gli altri luoghi vissuti dai ragazzi? è una coincidenza che gli adolescenti siano "senza parole" per parlare di sé e di sé nel mondo e del mondo e che i musei siano vuoti, le scuole mal sopportate?
Il professor Tomba, docente di lettere nel biennio della Scuola Superiore "Albe Steiner" di Torino ha chiesto ai ragazzi di scrivere un testo narrativo su un evento della loro vita "che valesse la pena raccontare", rivolgendosi a un pubblico di lettori vicini (i compagni di classe) e lontani. La consegna ha molteplici riferimenti culturali e pedagogici e fa riferimento soprattutto alla teoria piscopedagogica del pensiero narrativo di Jerome Bruner: la struttura narrativa del discorso non è solo un'espressione artistica dei narratori di professione ma è una modalità di comprensione di sé e del mondo, delle emozioni, delle relazioni, della memoria, della progettazione del futuro della persona, di ogni essere umano.
Con questa premessa il professore ha proposto ai ragazzi la sperimentazione di un processo culturale: a partire da una volontà, da un'intenzione narrativa (voglio raccontare un evento), i giovani hanno vissuto la fatica di cercare il modo di dare forma al vissuto (come lo racconto? Chi ha raccontato, e come, prima di me? Vediamo un po' questo racconto d'autore...), hanno scritto e letto il testo, lo hanno modificato in base all'ascolto fatto dai compagni e dal docente (ciò che volevo dire è stato compreso e sentito dai miei compagni?), hanno provato il piacere di essere riusciti a far sentire agli altri l'unicità e il valore, il succo, l'essenza di un evento che li aveva toccati.
Tra i risultati del lavoro, segnalerei tre punti di interesse: l'esperienza ha ricreato un contatto tra contesto scolastico e crescita personale; ha permesso di sperimentare il processo di riflessione sulla propria esperienza e di come la riflessione sul sé conduce fuori di sé, a pescare nel "serbatoio" dell'esperienza altrui, delle narrazioni già scritte, per poi trovare la propria voce, il proprio racconto e di come questo andare e venire tra dentro e fuori di sé crei nuovi legami emotivi e simbolici in una comunità, in questo caso quella dei compagni di classe.
Se la cultura, racchiusa in un libro o nelle stanze di un museo, diventa un vivaio di possibilità alle quali attingere per dare senso alla propria vita, per vedere come altri si sono trovati, persi e ritrovati davanti alla vita, alla morte, alla separazione, alla nascita o alla fine di un amore, allo sradicamento, alla malattia, alla paura e quali parole e immagini hanno provato per dirle, allora c'è più probabilità che le parole dell'insegnante di letteratura (o dell'educatore museale) si fermino nell'interiorità dei ragazzi per un tempo sufficiente a creare un legame di senso, di interesse e di curiosità nei confronti dei contenuti dell'esperienza culturale.
Scritto da Marina Gellona , per HoldenArt
I testi di Tandem sono:
-Michele Trimarchi, Pier Luigi Sacco, Il museo invisibile, 2003 Centro Promozione e Servizi di Arezzo all'Osservatorio Impresa e Cultura e dal Sistema Impresa e Cultura
-Renato Tomba, Ci facciamo una storia? Adolescenti si raccontano: un percorso didattico
sull'espressione di sé, 2003 Bollati Boringhieri
-Carla Weber, Inventare se stesse, Adolescenti sulla soglia della civiltà planetaria, 2004 Meltemi
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